27/28 Aprile 2013 MADRID Colloquio Italo Spagnolo

 
madrid
 
 
INTRODUZIONE. Si è svolto a Madrid il secondo Colloquio Italo-Spagnolo dal titolo: Convergenze e divergenze nella teoria e nella tecnica psicoanalitica /Convergencias y Divergencias entre Teoría y Técnicas Psicoanalíticas.
L’interesse che hanno suscitato le relazioni presentate e il piacere di lavorare, pensare e condividere momenti conviviali in un gruppo composito e sinergico, sono ben descritti nei due resoconti di Cono Aldo Barnà e di Raffaella Morelli che pubblichiamo di seguito. 
 

Cono Aldo Barnà

Si è svolto nei giorni 26, 27 e 28 Aprile 2013, a Madrid, il II° Incontro Italo-Spagnolo dal titolo: “Convergenze e divergenze nella teoria e nella tecnica psicoanalitica”.
Esso faceva seguito al I° incontro, svoltosi a Venezia nel marzo del 2011.
Vi hanno preso parte un centinaio di colleghi delle due società, anche se la presenza dei colleghi spagnoli è stata naturalmente superiore.
Le varie sessioni dell’incontro si sono svolte presso la sede dell’Associaziòn Psicoanalitica de Madrid e il prestigioso Ilustre Colegio Oficial de Médicos, in un’aula adiacente al laboratorio di ricerca di Santiago Ramon y Cajal.
L’incontro è stato preceduto, nel pomeriggio del 26, da un elegante ricevimento di benvenuto negli splendidi locali dell’Ambasciata d’Italia nella calle Lagasca di Madrid, alla presenza dell’Ambasciatore Pietro Sebastiani che ha sottolineato il suo compiacimento per l’occasione d’incontro bilaterale tra studiosi dei due paesi.
Tutto quanto l’incontro, a partire da questo riconoscimento iniziale, si è svolto in un clima di grande cordialità, suggerito dai solidi vincoli di conoscenza e di amicizia tra molti dei partecipanti e introdotto dall’accoglienza vivace e affettuosa dei colleghi spagnoli.
Le relazioni ufficiali, molto apprezzate, sono state presentate da Maria Ponsi e da Francisco Munoz Martin e abilmente commentate da Josè Maria Erroteta e da Anna Maria Nicolò.
Nel pomeriggio sei workshop contemporanei hanno consentito l’elaborazione e l’approfondimento dei temi proposti da più vertici d’interpretazione. Il lavoro dei gruppi è stato riferito in dettaglio nell’assemblea plenaria di domenica 28 che ha concluso il convegno.
Durante tale assemblea è stato ipotizzato un nuovo incontro da tenere in Italia entro un paio d’anni.
Ritengo soddisfacente il livello scientifico dell’Incontro, per la messa a punto collettiva della questione proposta, per il confronto modellistico cui ha dato luogo e per la ricerca operata di una significativa prossimità dei linguaggi degli interlocutori.
Al gruppo degli italiani intervenuti è stata riconosciuta una particolare sintonia, frutto di una consolidata abitudine alla convivenza e al confronto con modelli di diversa provenienza, così riccamente presenti nella nostra storia societaria.
Ai colleghi spagnoli il merito della vivacità, del rigore e del sincero desiderio di confrontarsi in amicizia con i colleghi di altre società.
Per ultimo, chiudendo l’Incontro, assieme ai ringraziamenti doverosi, ho formulato il desiderio di una presenza dei colleghi spagnoli al nostro prossimo congresso nazionale invitandoli formalmente. 

Raffaella Morelli

Il 27 Aprile una delegazione di analisti italiani è stata calorosamente accolta da L. Martìn Cabrè Presidente della Società Psicoanalitica di Madrid e con un gruppo di colleghi spagnoli, si è riunita per discutere il tema “Convergenze e divergenze nella teoria e nella tecnica psicoanalitica”.
Il ristretto numero di partecipanti, se paragonato all’affluenza dei congressi internazionali, i limiti di tempo, un giorno e mezzo per le esposizioni, il dibattito e la traduzione simultanea che rischiava di ridurre ulteriormente lo spazio per un confronto diretto tra i partecipanti, sono stati elementi che, invece di ostacolare la riuscita dell’incontro, hanno in realtà giocato a vantaggio di questo, impegnando tutti in uno sforzo di sintesi nelle comunicazioni che ha consentito a molti tra noi di esprimere il proprio punto di vista su un tema così ampio e complesso che ben si presta a divagazioni.
Mi è sembrato che per la maggior parte di noi fosse importante cercare di confrontarci e intenderci su un argomento di cui spesso è difficile dialogare anche quando si parla la stessa lingua.
La mattina di sabato è stata dedicata alla lettura dei lavori in programma, nel pomeriggio abbiamo discusso sul materiale esposto in sei piccoli gruppi e la mezza giornata di domenica è stata dedicata a un resoconto delle riflessioni emerse.
Riporto autori e titoli dei testi presentati, tralasciando un riassunto dettagliato dei contenuti facilmente reperibili per coloro che saranno interessati a leggerli (cosa che peraltro consiglio vivamente) per lasciare spazio a qualche considerazione personale.
Maria Ponsi “Convergenze e convivenze fra le molte psicoanalisi”
Discussant  Josè Erroteta
Francisco Munoz Martin “Eppur…si muove. Ma…doveva?. L’avvenire di un ideale”
Discussant Anna Maria Nicolò
Tutti i relatori, pur sviluppando linee argomentative diverse, concordano nella descrizione delle differenti reazioni che il pluralismo teorico ha suscitato negli Stati Uniti e in Europa.
Da una parte la psicologia nord americana tende a evidenziare le convergenze e, di fronte al proliferare delle teorie, individua nella pratica clinica l’ambito in cui è possibile il più alto grado di condivisione.
Secondo Wallerstein i sistemi di validazione scientifica rappresentano il ponte tra teoria e tecnica. Kernberg, Gabbard, Sandler, White, per citare solo alcuni nomi, si muovono verso l’individuazione di un common ground e di una traiettoria comune che metta insieme il vecchio e il nuovo al fine di evitare scissioni radicali.
Una modalità di procedere, quella degli americani, definita da alcuni come troppo ottimistica e apertamente criticata dai francesi come tentativo di eludere un confronto serio su differenze che non possono essere superate: “con il gesto di buona volontà di un padre che cerca di ridurre le diatribe fra i suoi litigiosi figli” (Green 2005 p. 627) Sia Maria Ponsi che Francisco Munoz Martin hanno citato le parole di Green che nei suoi lavori ha molto sottolineato come non si sia ancora realizzato un reale e costruttivo confronto.
Josè Erroteta, nelle sue cinque folgoranti e incisive pagine di intervento, dopo aver dichiarato il suo accordo con quanto esposto da Maria Ponsi, ha aggiunto che non solo esistono distanze inconciliabili nelle diverse teorie, ma anche nella clinica le differenze sono assai importanti.
In definitiva sembra che di fronte alla molteplicità delle teorie e delle tecniche siano da evitare sia l’irrigidirsi su posizioni radicali e ideologiche sia lo spingersi verso un troppo alto grado di accettazione delle diversità, che potrebbe alimentare una sorta di “ecumenismo in cui ognuno procede sulla propria strada” per citare e parole di Maria Ponsi, a discapito del mantenimento di una positiva tensione dialettica tra le diverse scuole di pensiero.
R. Bernardi, altro autore citato da tutti, sostiene che il “pluralismo è di sicuro un passo avanti rispetto alle posizioni dogmatiche ma la coesistenza pacifica fra i vari approcci assume spesso la caratteristica di una ‘coesistenza politica’ piuttosto che scientifica”.
Per ovviare a questi possibili rischi le reazioni delle comunità analitiche vanno nella direzione di appianare le divergenze e valorizzare le convergenze o nell’osservare che non esiste una vera e propria comunicazione tra i diversi movimenti analitici. 

Mi sembra siamo ad un bivio: da una parte la pluralità potrebbe trasformarsi in un’irreparabile frammentazione del sapere psicoanalitico e le teorie trasformarsi in prigioni che diventano religioni della nostra mente oppure divenire l’occasione di una “cross fertilization”, elemento vitale della nostra disciplina (A. M. Nicolò)
Non abbiamo ancora trovato una risposta né più chiara né tantomeno definitiva, su come affrontare un confronto costruttivo. Considero importante motivo di riflessione il fatto che l’evitamento del conflitto da una parte e l’impossibilità di parlare e ascoltarsi dall’altra, siano gli elementi che rendono difficile il confronto tra le diverse metapsicologie e che, allo stesso tempo, proprio conflitti interni e ascolto siano concetti e strumenti che tutti noi abbiamo ben presenti quotidianamente nel lavoro con i pazienti.
In alcuni contesti siamo abili e capaci di utilizzarli al fine di facilitare trasformazioni positive, in altri evitiamo sistematicamente di servircene.
Tuttavia esiste nella storia del movimento psicoanalitico un’eccezione (come ricordato in più passaggi dai relatori) rappresentata dalle famose Discussioni Controverse (testo mai tradotto in italiano!) esempio di “coesistenza” (Erroteta) e di “convivenza” (Ponsi).
In quella specifica quanto unica circostanza, il confronto tra le diverse teorie rappresentate da Melanie Klein e Anna Freud, è avvenuto con il risultato di una “disciplinata” suddivisione in tre gruppi  (Ponsi in riferimento a D. Tuckett 2008).
Le trascrizioni di quegli incontri mettono in evidenza che si è trattato di un conflitto aperto, affatto diplomatico e che ha spesso avuto toni aspri, polemici a tratti violenti tra i partecipanti.
Maria Ponsi in una nota a piè pagina cita Gabbard e Scarfone: “nella Società Britannica negli anni successivi alla morte di Freud… si è attivata una capacità da parte dell’istituzione di evitare la scissione e di governare i contrasti consolidando le divergenze in una disciplinata suddivisione in tre gruppi.”
Come e che cosa consente di rendere il conflitto costruttivo?
Una possibile risposta la propone Giovanni Foresti quasi al termine dei lavori: le teorie non rappresentano il contenitore ma il contenuto sul quale pensare. Questo è possibile se creiamo il contenitore istituzionale all’interno del quale il confronto tra teorie indisciplinate possa avvenire in modo disciplinato. 

Il pluralismo si chiede Maria Ponsi “è il segno di una ricchezza e un’occasione di sviluppo” o “il segno di una crisi”?
Il senso d’inquietudine e mancanza di punti di riferimento non è aria che si respira solo all’interno dell’aula dove si svolge il congresso. In Italia sono impegnati nella difficile formazione del governo, guarda caso alla ricerca di convergenze tra partiti sovente in preda a divergenze inconciliabili e a Madrid gruppi di persone manifestano per strada sventolando bandiere con cifre inquietanti sulla disoccupazione che affligge il paese.
Anna Maria Nicolò in un paragrafo del suo lavoro intitolato “Cultura e modelli” amplia la riflessione delle trasformazioni in atto includendo, oltre l’ambito delle teorie psicoanalitiche, anche i contesti sociali e culturali.
Pensiamo, lavoriamo e viviamo in un clima d’incertezza, in transito verso trasformazioni che incrementano un senso d’instabilità piuttosto che di stabilità dei contenitori istituzionali.
Mi chiedo se il conseguente disorientamento sia da imputare a un meccanismo di ricaduta della crisi dei diversi contesti sociali e istituzionali sulla psicoanalisi, oppure viviamo incertezze simultanee che amplificano il disorientamento e il disagio generale.
Mi pare che, in tutti i lavori presentati e negli interventi che ho ascoltato, il tema della divergenza e differenza non sia limitato solo a una riflessione riguardo le teorie psicoanalitiche ma che metta in gioco la psicoanalisi come metodo in confronto in rapporto sia con le altre discipline sia con i cambiamenti sociali che ci coinvolgono e travolgono.
Si sono toccati argomenti come lo statuto epistemologico della psicoanalisi, si è parlato dei modelli di training, della valutazione delle nostre competenze cliniche, della mai risolta questione della scientificità del metodo analitico.
Su questo terreno si ha la sensazione di essere ben oltre i confini dell’argomento a cui il titolo del nostro incontro fa riferimento.
La ricerca delle convergenze e divergenze non riguarda più solo i diversi orientamenti teorici ma il confronto è tra la psicoanalisi e le scienze forti, la crisi delle istituzioni politiche e non solo psicoanalitiche, le trasformazioni che stanno attraversando il mondo del lavoro e la società moderna.
Josè Erroteta suggerisce che si rende necessario cercare di “ascoltare il diverso da una sana posizione recettiva, accettando di essere penetrati dallo sconosciuto, fino a riuscire forse ad ottenere una gravidanza da un frutto nuovo… perché il vero frutto è possibile solo se accettiamo una copula fertile del maschile e del femminile, di penetrazione e recettività”.
Dove stiamo andando? Forse verso “un campo disciplinare animato da controversie, che spesso somiglia più a un arcipelago di isole non comunicanti che ai rami di un albero nutriti da un medesimo tronco” come si chiede Maria Ponsi?
Ritengo che chiarire cosa sia la psicoanalisi oggi, a chi sia rivolta, se si tratti di una scienza, una scienza a statuto speciale (Bolognini) o semplicemente ma non troppo, un metodo di cura “che pur si muove” (Martìn), evitando l’ideologia ma interrogandoci sui cambiamenti dai quali non siamo esenti, sia la premessa necessaria per poter cominciare a riflettere sulle diverse teorie che hanno ampliato il campo delle ipotesi e non delle certezze. 

Per concludere vorrei aggiungere un ulteriore elemento, oltre quello emerso nel dibattito, riguardo l’istituzione come garante di un confronto possibile e costruttivo tra teorie, che, dal mio punto di vista, consiste in un atteggiamento mentale ed una disponibilità d’animo di fronte la realtà che stiamo vivendo.
In un seminario, durante il training, ricordo che Stefania Manfredi Turillazzi, aveva citato un breve scambio con Luciana Nissim Momigliano, la quale, alla domanda circa i pensieri che l’avevano accompagnata durante i difficili giorni di detenzione nel campo di concentramento dove era stata deportata, aveva risposto: “affrontavo le giornate con la curiosità di vedere come sarebbe andata a finire”.
Siamo in una pericolosa quanto preziosa fase di transitorietà dove è importante attendere gli sviluppi, tollerare il dubbio e l’incertezza non solo con memoria e desiderio, ma anche con comprensione e preconcetto sospesi, secondo le raccomandazioni di W. Bion, intendendo per comprensione “la ricerca della sicurezza di ‘sapere’ per evitare di rimanere sorpresi” (Grotstein 2011). Cerchiamo verità definitive ma è necessario “saper vivere nella precarietà delle verità in transito, che sono verità piccole, appena qualcosa in più di un balbettio sostenitore di un desiderio” (Erroteta).