29 Novembre 2014 CMP La psicoanalisi nei cambiamenti sociali

omoparentalitàGENITORIALITA’ E FAMIGLIE OMOPARENTALI

Milano, 29 novembre 2014

Facendo seguito alla giornata di studio su “Psicoanalisti e Genitori: come lavorare insieme”, il Centro Milanese di Psicoanalisi ha organizzato una giornata di studio e riflessione sulle nuove famiglie e, nello specifico, su quelle omoparentali interrogandosi sull’adeguatezza degli strumenti teorico-clinici di cui noi analisti disponiamo e sul modello implicito di famiglia cui ci riferiamo quando incontriamo le famiglie che si rivolgono a noi.

L’incontro ha avuto luogo sabato 29 novembre 2014 a Milano presso il Cinema S. Carlo e ha visto la partecipazione di un folto pubblico che ha gremito la sala del teatro seguendo e partecipando con attenzione e vivo interesse. Segno, questo, di quanto gli argomenti trattati nei vari interventi abbiano toccato temi molto attuali nella loro complessità.

L’inizio del convegno è stato preceduto dalla proiezione (ripetuta più volte) di uno spezzone di un film statunitense del 2010 in cui era rappresentato il momento di una coppia di co-mamme che si trova improvvisamente a confrontarsi con l’inaspettato e sconvolgente desiderio dei figli di conoscere il proprio padre naturale. La riproposizione della scena sembrava volere evidenziare, nel suo ripetersi, come la normalità dichiarata della famiglia omoparentale (le mamme sembrano disposte a comprendere e accettare l’incontro segreto con quello che immaginano essere un  possibile amico del figlio ma sono sconvolte dall’apprendere che si tratta del padre biologico, donatore di seme) possa nascondere ansie genetiche non sufficientemente elaborate e interferire con il bisogno di accedere e definire la propria identità da parte dei figli.

Com’è stato più volte sottolineato nel corso dei diversi interventi, il delicato campo in cui la psicoanalisi è ora sempre più spesso chiamata a operare è quello connesso alla costruzione della propria identità in situazioni familiari così diverse da quelle dello scorso secolo.

Come afferma L. Laufer, la psicoanalisi non può sfuggire all’epoca nella quale si pratica e, se non è certo compito della psicoanalisi legiferare, non può però esimersi dall’interessarsi  alle possibili implicazioni cliniche connesse ai cambiamenti sociali in atto che il progredire della ricerca scientifica ha reso possibile (procreazione assistita, maternità surrogata etc.).

La Dott.ssa M.Badoni, coordinatrice della giornata, ha introdotto i lavori del seminario richiamando il dibattito sul tema edito dalla Rivista di Psicoanalisi nel 2014 (anno LX, N.1, pag 131-184).

Evidenziando come la posizione del movimento psicoanalitico rispetto all’omosessualità non sia stata assolutamente omogenea negli anni e abbia oscillato tra estremi opposti,la dott.ssa Badoni ha ricordato come già nel 1920 Freud scrivesse che “la psicoanalisi non è chiamata a risolvere il problema dell’omosessualità” e, rispondendo nel 1935 a una madre che chiedeva consiglio per il figlio omosessuale, Freud sottolineasse come l’omosessualità sia una variante della funzione sessuale e che  “se è sofferente, nevrotico, lacerato dai conflitti, inibito nella vita sociale, allora la psicoanalisi può portargli un’armonia, la pace dello spirito, un’attività piena, sia che rimanga omosessuale sia che cambi”.  

Presentando i contributi dei diversi relatori M.Badoni ha sottolineato come il focus dei lavori della giornata   fosse il “mestiere impossibile”, come già definito da Freud, dell’essere genitori e come la genitorialità, sia etero che omoparentale, sia naturale che assistita o adottiva, sia un’impresa delicata e difficile con tutti i possibili quesiti legati al rispettivo ruolo che i genitori assumono nei confronti dei figli, agli interrogativi che genitori e figli possono porsi, e che tutti i figli si pongono, circa la storia biologica e non  del loro concepimento, alle risposte che i genitori danno o non danno, o non sanno come dare.

La Dott.ssa P. Ferri, nel suo lavoro “In merito alla genitorialità”, ha ricordato come la psicoanalisi infantile e l’attenzione alla genitorialità, partendo dal punto di vista del bambino, sia relativamente recente e trova un’esplicitazione compiuta con autrici come Anna Freud e Melanie Klein. Ma che è con D.W.Winnicott che l’ambiente, nel reciproco contributo materno e paterno di accoglimento e sostegno/tutela, ha assunto un ruolo centrale nella trattazione del disagio infantile sancendo l’importanza del contesto ambientale nella crescita dell’individuo e di chi e come cresce l’individuo.

La dott.ssa Ferri ha descritto come i rapidi e recenti cambiamenti sociali, dal ruolo della donna nella società e nella famiglia, abbiano portato a un coinvolgimento più attivo del padre nella crescita del bambino e alla condivisione delle funzioni “materne” di accudimento aprendo interrogativi rispetto alla funzione “paterna” di terzo/legge. Le funzioni parentali, e non più la specificità biologica, sarebbero quindi determinanti per la crescita e invece di parlare di identificazioni con il padre o la madre per la formazione del carattere dell’individuo, si dovrebbe parlare di pluriidentificazioni fin dai primi anni di vita.   

E’ la fiducia riposta in chi si prende cura del bambino il motore per uno sviluppo soddisfacente, favorita dall’esistenza di una base neurobiologica alla tendenza innata a ingaggiare relazioni e a stare con gli altri.

Pensare che l’ambiente sia determinante per la crescita e la serenità del bambino più della continuità genetica non significa banalizzare il difficile compito del genitore adottivo o di bambini nati con tecniche di fecondazione assistita o sottovalutare le angosce che il bambino deve fronteggiare. Per questo P. Ferri sottolinea l’importanza di un costante monitoraggio e aiuto elaborativo al bambino e alla famiglia, come nell’”Home Visiting”: un modo per non lasciare i padri e le madri soli nel loro difficile compito.

Paola Vizziello in “Le diverse vie del nascere” ha affrontato il tema della PMA, Procreazione Medicalmente Assistita e, nello specifico, della Fecondazione Eterologa esaminandone criticamente e in modo dettagliato la storia, le tecniche, la legislazione italiana e le linee guida in essere evidenziando i problemi etici, sociali, personali connessi e l’importanza della psicoanalisi non solo come cura ma come mezzo di conoscenza.

Ha inizialmente ricordato come la PMA, tecnica finalizzata al concepimento in cui vi è manipolazione di gameti maschili e/o femminili, e di cui si tende a parlare in modo pragmatico, sia una procedura traumatica che espone a possibili rischi anche fisici sia la donna che i nascituri (sindrome da iperstimolazione ovarica, gravidanze plurime, nascite pretermine…) e necessiti quindi di un’indagine di studio complessa che comprenda :”psiche, corpo, valori personali e sociali, etica, presente, futuro, multiprofessionalità”.

Ha quindi ricordato le principali tappe della PMA e il conflitto nature/nurture che la PMA apre sollevando interrogativi su profondi cambiamenti di cui si conosce ancora poco; in particolare rispetto al “limite”, con il passaggio da un mondo culturale basato sulle differenze di genere e di ruolo a un mondo flessibile e liquido, dinamicamente fluttuante tra generi, ruoli, posizioni, funzioni. Si aprono interrogativi, solo per citarne alcuni: sulla sessualità, sulla funzione della gravidanza, sulle relazioni diadiche, triadiche, plurime (con il ruolo attivo terzo della tecnica che arriva a far dire “E’ il figlio del dr.  X”), sulle fantasie rispetto ai donatori, su come affrontare o meno la questione del segreto o del disvelamento. Interrogativi che richiedono maggiore attenzione ed elaborazione. Ricordando che fattibile non sempre coincide con possibile/accettabile, P.Vizziello, sulla base della propria esperienza professionale, ha affermato come gravidanze eterologhe possano svelare poi difficoltà di accettazione tali da portare, in casi estremi, a una IVG (interruzione volontaria di gravidanza) o al rifiuto del bambino dopo il parto.

Il Dr. F. Rocca, ne “L’incontro con il terzo”, ha esplorato all’interno del pensiero psicoanalitico il problema del terzo e del suo ruolo nella costruzione identitaria partendo dalla concezione freudiana del valore fondante della fantasmatizzazione della scena primaria, e della costellazione edipica, e interrogandosi sulle possibili conseguenze identitarie e di genere di un bambino  cresciuto da due padri o due madri.

Se nella tradizione psicoanalitica è centrale l’incontro con il terzo, il padre, elemento che permette l’uscita dalla fusionalità con la madre e permette separatezza e riconoscimento del limite, Rocca descrive come la costruzione di uno spazio per il terzo non coincida con la comparsa del terzo edipico ma parta da situazioni triangolari precoci che inducono il bambino a confrontarsi con la terzità  come ad esempio le situazioni di attenzione congiunta madre-bambino o l’esperienza del seno assente o l’ascolto di parole rivolte non al bambino ma ad altri, spazio in cui in seguito si costruiranno le funzioni paterne. D’altra parte lo sviluppo libidico non è mai stabile ma soggetto a continue rielaborazioni, così come complesse e polivalenti possono essere le costellazioni identificatorie e in questa prospettiva lo scenario edipico potrebbe essere inteso come un modello  evolutivo sottoposto alle leggi della temporalità e di cui si possono riconoscere una infinità di varianti storiche e geografiche.  Attraversando l’Edipo il bambino trova, nel passaggio dal rapporto a due a quello a tre, la propria collocazione dentro lo scenario familiare e arriva ad individuare le grandi differenze della vita: quella tra grandi e piccoli, e quella tra maschi e femmine diventando consapevole dei propri limiti, di non potere essere o avere tutto. E’ la capacità del genitore, anche quando il terzo è materialmente assente, di conservarne nella propria mente uno spazio simbolico che permette al bambino il superamento di questa tappa cruciale, nelle famiglie monogenitoriali così come in quelle omoparentali, proteggendolo dal claustrum mortifero di un rapporto senza sbocchi evolutivi.

Partendo da riferimenti letterari come “Grandi speranze” di C.Dickens o “I miserabili” di V.Hugo, Rocca ricorda come tutti abbiamo cercato il materno e il paterno non solo nei nostri genitori biologici ma negli incontri che la fortuna ci ha permesso di fare, così come in analisi l’analista, indipendentemente dalla propria identità di genere, cerca di fornire al proprio paziente una funzione sia materna che paterna: piuttosto che di padri e madri necessariamente connotati sul piano biologico occorre parlare di funzioni materne e paterne.

Per il figlio la possibilità di raggiungere una buona identificazione e una identità di genere dipende essenzialmente da  come i genitori hanno strutturato la propria identità e la coppia, dal loro modo di accordarsi reciprocamente una funzione materna e paterna, e da quanto il desiderio di un figlio sia autentico, e siano disponibili a sostenerne l’alterità ricordando che  il terzo è soprattutto il mondo dove il bambino, una volta cresciuto, si incamminerà.

Ultimo relatore della giornata, il Prof. V. Lingiardi, “Le famiglie inconcepibili”, ha ripreso la storia della omosessualità e il mutamento della visione psicoanalitica dell’omosessualità nel tempo (con riferimenti a F. Fornari,  L. Nissim,  Roughton).

Partendo dalla depatologizzazione dell’omosessualità per arrivare alle ricerche sull’omofobia (sociale, interiorizzata, del terapeuta) e sul minority stress (del singolo, della coppia e della famiglia) si è soffermato sugli esiti delle ricerche riguardanti lo sviluppo dei figli in famiglie con genitori gay e lesbiche  commentando una ricca serie di articoli in merito che hanno indagato soprattutto tre aree:

–     capacità educative e comportamento, personalità e livello di adattamento dei genitori

–    sviluppo emotivo e sociale dei bambini

–    identità di genere e orientamento sessuale dei bambini

La quasi totalità degli articoli citati (con l’unica eccezione dell’articolo di Regnerus peraltro criticato per errori metodologici insiti nella ricerca) riporta una capacità genitoriale nei campioni esaminati (ad es. meta analisi di Biblarz & Stacey del 2010) superiore nel gruppo monoparentale, rispetto al gruppo eteroparentale, riguardo alla consapevolezza, preoccupazione, problem solving, disponibilità, rispetto per l’autonomia dei figli, qualità dell’interazione genitori-bambini con  un benessere sociale e psicologico,  e un benessere sociale e psicologico nei bambini superiore nei figli di coppie monoparentali rispetto a quello dei figli di coppie eterosessuali. Di qui l’affermazione (Lamb, 2012) che “il benessere psicologico dei bambini non dipende da dimensioni strutturali della famiglia….ma, al contrario, è influenzato dalla qualità della genitorialità e dalle relazioni tra genitori e bambini, dalle relazioni tra i genitori e dalla disponibilità di risorse economiche e sociali disponibili”. 

E’ stato peraltro sottolineato come la mancanza di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, con tutte le conseguenze derivanti, danneggi di fatto non solo le coppie  ma anche i figli così come sono dannose le esperienze traumatiche derivanti dall’omofobia sociale.

Proprio la volontà o la necessità di reagire alla pressione sociale, come è stato evidenziato nel dibattito successivo, potrebbe essere una spinta verso un maggiore adeguamento sociale (ad es minori problemi esternalizzanti rilevati rispetto al gruppo controllo) così come a proporsi come campione delle indagini (rischio di coppie selezionate).

Specifico dei figli delle coppie omosessuali, e dei loro genitori così come dei genitori adottivi, è l’inevitabile confronto con tutte le fantasie che riguardano gli “altri genitori”, il padre che dona il seme o le madri che donano l’ovulo e/o la gestazione sospesi tra realtà dell’appartenenza e fantasia della provenienza. Importante è che il bambino possa condividere con i genitori le fantasie sulle sue origini e che i genitori possano condividere tra loro (o in un eventuale setting clinico) le fantasie sul donatore o la portatrice.

Per Lingiardi,“nell’allontanarci dall’idea tradizionale di famiglia eterosessuale con cui siamo cresciuti, ci avviciniamo al vero problema, che è quello dell’accettazione delle molteplici costruzioni familiari (adottive, omogenitoriali, monoparentali, ricombinate, allargate, ricomposte) e delle loro possibili, quanto necessarie, possibilità di elaborazione. La famiglia non è mai solo un prodotto “naturale” ma è anche, e soprattutto, una costruzione sociale e culturale”. Lingiardi ha ricordato come A. Ferro (2013) abbia scritto che “accadrà che il mentale sposterà sempre più sullo sfondo il biologico svincolando l’esercizio delle funzioni genitoriali da una coerenza biologica.”

Nei successivi interventi nella tavola rotonda si è toccato fra gli altri:

–        il problema delle fantasie genitoriali in tema di PMA : “riflettiamo molto sui bambini ma occorre riflettere anche sui vissuti dei genitori” (G. Beglia)

–        il vissuto specifico adolescenziale: la ricerca di sé attraverso la ricerca , più o meno consapevole, delle proprie origini, cercandole nella storia dei genitori (con un rimando al filmato iniziale) (S. Bonfiglio)

–        il problema dello sganciamento fra sessualità e procreazione e il ruolo della libido (L.Ambrosiano)

–        l’importanza della “corporeità” nella crescita (L. Rappezzi)

–        il tema della vergogna e del lutto

–        il tema della “protesizzazione” (riferimento ad un articolo di M. Badoni) con la possibilità di vivere una vita pseudonormale ma confrontandosi/interrogandosi con la mancanza.

–       la carta della salute dei bambini  con riferimento alla salute mentale(articolo 10).

Ottobre 2015

Scarica la locandina:

Vedi anche

In Eventi:

Il lavoro analitico con genitori e figli, Centro Veneto di Psicoanalisi

in SpiPedia:

Genitorialità, a cura di Marta Badoni

Genitorialità (nuove), a cura di Carla Busato Barbaglio

in Punti di vista: Risponde Anna Niccolò

in Freschi di stampa:

Un futuro a ciascuno, di Angela Giosuè, ed. Mimesis, 2015

in Report/Materiali:

Psicoanalisi e società: Le nuove genitorialità, a cura di Adriana d’Arezzo

in Recensioni/Libri psicoanalitici:

From Pregnancy to Motherhood, a cura di Gina Mori, Recensione di C.Busato Barbaglio

in Dossier: Per una nuova ecologia, a cura di Silvia Vessella:

Un percorso a ostacoli. Donna e procreazione assistita, a cura di G.Giustino e R.Vaccaro

A proposito delle variazioni climatiche: Note su una cultura dell’indifferenza, a cura di Cristina Saottini

Maternità, paternità, omoparentalità, a cura di Roberto Goisis

Rivista di Psicoanalisi: 2014, 1