5 ottobre 2013 CPF Con voce di sirena

“Con voce di sirena”, Marie-Cristine Laznik

Pisa, 5 ottobre 2013

Centro Psicoanalitico di Firenze

Nell’aula Luca Ghini dell’Orto Botanico dell’Università di Pisa, in uno scenario di naturale bellezza, è stato presentato il libro  di Marie-Christine Laznik, dal titolo “Con voce di sirena Storie di bimbi autistici, di bimbi troppo sensibili e dei loro genitori”, Marie-Christine Laznik, membro dell’Associazione Lacaniana Internazionale, vive e lavora a Parigi dove si è trasferita sfuggendo al regime dittatoriale del Brasile, suo luogo di nascita. Lavora come psicoanalista nel suo studio con bambini e adulti  e presso il Centro Alfred Binet -centro di psichiatria infantile di Parigi con bambini molto piccoli,  con bambini a rischio di autismo e con bambini autistici. Ci sono resoconti appassionanti di questo suo lavoro Ha promosso la ricerca PréAut,  che raccoglie pediatri, psichiatri, psicoanalisti interessati alla prevenzione e alla diagnosi precoce dell’autismo.

 L’esperienza di terapie psicoanalitiche con madri e bebè (iniziata nei primi anni ‘90) e l’incontro con Sandra Maestro e Filippo Muratori (IRCCS Fondazione  Stella Maris), che le hanno consentito di visionare i filmati familiari di bambini che avrebbero sviluppato un disturbo autistico e di bambini di controllo, a sviluppo tipico, sono state esperienze che  hanno profondamente modificato la sua concezione dell’autismo .

La presentazione del suo libro a Pisa è un evento che fa parte del Programma Scientifico del Centro Psicoanalitico di Firenze.

Raffaella Tancredi, che da lungo tempo si cimenta quotidianamente nel lavoro con bambini autistici (IRCCS Fondazione Stella Maris) cercando – come ha scritto e detto in più occasioni- di porre l’attenzione, al di là dei modelli teorici consolidati, “alla persona, a quella persona che ci sta  davanti, con il modo tutto suo di essere autistico” e di  interrogarsi”, di fronte alla realtà di un cervello che funziona diversamente, su come ci si sente ad essere quel cervello”, ne è stata la promotrice.  Ha creato così un’occasione di dialogo tra colleghi (Benedetta Guerrini Degli Innocenti, Marco Mastella, Fabio Apicella) analisti di grande competenza e sensibilità nei confronti del tema dell’autismo, ognuno con la propria personalità ed esperienza clinica e teorica: un dialogo che, veicolato dal libro, ha avuto come interlocutrice la stessa Laznik  in momenti in cui la clinica  si è fatta viva e presente, anche attraverso i filmati,  ed in altri in cui  c’è stato spazio per  la concettualizzazione e la teoria, andando al cuore del problema. Una dimensione di grande profondità, espressa in modo semplice che ha favorito un ascolto partecipe da parte del pubblico.

Perché è stato scelto questo libro?

Raffaella Tancredi ha dato una risposta raccontando di essersi imbattuta, in un quaderno di PréAut, nel  caso di Marina e di aver avvicinato ancor più attraverso il libro tradotto in italiano, (il caso di Marina è descritto in dettaglio nel capitolo 6° del libro) il pensiero di Marie-Christine, cogliendo, nella capacità di ancorare  teoria  psicoanalitica e clinica in un rapporto mutuamente fecondo, “la passione per la psicoanalisi, una  passione conoscitiva per come la mente umana nasce e funziona,   che  si spinge in territori lontani e indicibili, li dove il corpo si fa mente”.

Raffaella Tancredi pensa che “noi psicoanalisti, che spesso siamo tentati dal vedere il mondo come un pallido riflesso delle nostre vicissitudini interne, siamo costretti a confrontarci nell’autismo con situazioni in cui il mondo esterno irrompe senza filtri, senza trasformazioni di senso. Insomma per estremizzare: se una luce al neon dà fastidio a un bambino autistico, noi psicoanalisti saremmo portati a interrogarci su questo e a interpretarlo, ma, sapendo che quel che dà noia è la sua intermittenza da noi non percepibile, la prima cosa da fare a questo proposito (l’unica?) è cambiare la lampadina!”. Questo è quello di cui il bambino autistico ha bisogno.  Cambiare una lampadina equivale a usare gli strumenti psicoanalitici in modo nuovo e il libro di Marie-Christine ne è una testimonianza preziosa.

E’ il coniugarsi di una ricca esperienza clinica con una continua riflessione teorica che Benedetta Guerrini Degli Innocenti coglie come essenza di questo libro, un libro che non “parla soltanto di qualcosa”, ma “racconta a qualcuno” e racconta delle storie, storie di bambini e dei loro genitori. Racconta molto e riflette molto. La capacità della funzione analitica della mente di Marie-Christine Laznik si rivela nel sostare  nei territori più sperduti , sconosciutiti e impervi della psiche umana ,nel sostare senza sapere, talvolta senza capire. Quei territori ,dove  il volto della madre non funziona come specchio, la percezione può prendere il posto della appercezione e della rappresentazione e la sensorialità può diventare l’unica esperienza del mondo: una  sensorialità  “incarnata”, che forse aspetta, senza saperlo, un oggetto capace di trasformare la percezione in rappresentazione, la rappresentazione di cosa in rappresentazione di parola. L’autismo è un enigma e gli psicoanalisti  possono  ancora  dare il loro contributo, e, mantenendo la mente aperta e la teoria permeabile, portare senso laddove il senso sembra smarrito, continua Benedetta, richiamando il lavoro solitario e tenace di Einstein e di Freud  come esempio di faticoso travaglio e fonte di speranza

Sandra Maestro riprende e sviluppa questo pensiero, convinta che la psicoanalisi non debba rinunciare a mettere a disposizione i propri strumenti per la comprensione e lo sviluppo della mente di un bambino con autismo e che lo psicoanalista possa occuparsi del modo con cui il disturbo autistico interferisce nell’interfaccia tra cervello e mente e declinare la sua tecnica,“allineando” il proprio punto di vista  con quello di logopedisti, educatori e soprattutto con i genitori nella ricerca di una visione integrata del funzionamento del bambino. 

Anche Marco  Mastella, che si occupa di autismo fin dagli anni 70, condivide questo punto di vista, ritenendo terreno fertile l’alleanza e il lavoro in profondità con i genitori, la madre in particolare, e le altre figure di riferimento tra cui i nonni, gli educatori, i pediatri.

Uno dei punti di forte richiamo è stato il capitolo 6° del libro, il resoconto del caso di Marina, che è stato introdotto da  Raffaella Tancredi. Si tratta della “ricaduta” autistica di una bambina di quindici mesi, già trattata da Marie-Christine nel primo anno di vita perché considerata a rischio di autismo. Marie-Christine racconta come, avendo sospeso la terapia madre-bambina a seguito dei cambiamenti ottenuti e avendo preso in psicoterapia psicoanalitica la madre, ha dovuto, allarmata da quanto riferito dai genitori, rivedere la bambina, ritrovandosi così davanti ad una evidente ricaduta. In questo resoconto clinico Laznik racconta con grande finezza i suoi tentativi di agganciare lo sguardo e il sorriso della bambina fino a quando, forte di quello che sa sull’effetto “voce di sirena” che una prosodia ricca di luce e stupore  può avere sui  bambini autistici, riesce a creare dentro di sé  un’immagine ricca di  tale prosodia.  Ci racconta quindi come si forma l’immagine evocata dal profumo di vaniglia di uno yogurt.

“Così – continua la Laznik,  mostrando anche il video della seduta registrata, molto interessante, “in un tempo infinitamente minore a quello che mi occorre per raccontarlo io mi sento proiettata in un mondo magico di sorpresa e piacere. Mi sento dire a Marina, mentre le offro il cucchiaio di yogurt da annusare: “Guarda l’odore!”. La mia frase non manca di entusiasmo e i picchi prosodici della mia voce (i risultati dell’analisi spettrografica a cui è stata sottoposta la registrazione della sua voce in questa seduta  lo segnalano),  devono essere giusti perché la piccola mi guarda sorridendo…non è di yogurt che può nutrirsi la sua voglia di vedere e di ascoltare, è di una particolare prosodia nelle voci, portatrice di picchi alterni di sorpresa e di piacere. Le produzioni vocali in grado di attirare l’attenzione della bambina sono quelle sostenute da autentico stato di piacere e sorpresa e presentano il profilo sonoro tipico del motherese, cioè della lingua che tutti i genitori parlano con i loro bebè, che è alimentata e sostenuta dalle  risposte sonore, gestuali e mimiche del bebè stesso. Il bebè, che risponde con una grande avidità orale alla prosodia materna, lega ad essa il viso che corrisponde a questa voce particolare. La cercherà attivamente e cercherà anche di farsi oggetto dello sguardo della madre, dove leggerà l’investimento di cui è oggetto: l’Altro primordiale che lo vede già soggetto.

Nel bambino autistico il piacere dell’Altro primordiale non c’è, i momenti di autoerotismo sono privi di piacere e i bambini si trovano nello stato di autismo privi di motivazione a diventare esperti in voce e volti umani. Marie-Christine raggiunge Marina con un’immagine che si forma dentro di lei e che dà forza alla voce e Marina  le risponde guardandola e sorridendole.

Le ricerche psicolinguistiche confermano – e qui si evidenzia il dialogare di M.C. Laznik da psicoanalista con altre discipline – che “nella voce dell’Altro c’è un elemento incantatorio il quale, come nel caso delle sirene, non può essere percepito senza suscitare un’irresistibile attrazione in chi lo ascolta”.

In che senso possiamo considerare specificatamente psicoanalitico l’intervento di Marie Christine quando, offrendo alla piccola Marina un cucchiaino di yogurt dice: “Guarda l’odore!” si chiede, e chiede, Raffaella Tancredi.

Sandra Maestro sottolinea  che, mentre Laznick ci mostra come utilizza la sua rêverie, mette in luce quanto l’attività immaginifica dell’analista sia un potente strumento di lavoro e un’anticamera del contro-transfert, influenzata da elementi inconsci dell’analista e del  paziente. Suggerisce come campo da esplorare una ricerca su che cosa ostacoli le madri nell’accedere al proprio immaginario interno quando si relazionano ai loro bebè.

Precisa e approfondita è l’analisi che Mastella fa a questo proposito della elaborazione del controtransfert, come si evince dalla descrizione di Laznik, fino al guizzo di associazione creativa che l’ha indotta a invitare la bambina a guardare un cespuglio  profumato di vaniglia.

Questo passaggio richiama alla mente di  Mastella  un momento particolare nella terapia con bambini autistici, o gravemente depressi, che descrive come “ rivivere dentro di sé la caduta nel vuoto, lo smembramento o smantellamento, la sensazione protratta di non arrivare mai a toccare il fondo, la sopravvivenza durante questi stati, fino al momento cruciale in cui il fondo viene toccato e vengono ritrovate le tracce delle sensazioni primarie impresse nella mente, probabilmente già a livello intrauterino, tracce  ritrovate dentro di sé (sé del terapeuta) che risuona sia con il sé della madre, sia con il sé del bambino. Marco Mastella allarga il punto di vista parlando della necessità per il terapeuta di occuparsi delle fantasie e delle angosce dei genitori durante la gravidanza, nel periodo perinatale e successivo, delle condizioni di depressione. Facendo riferimento al video, il volto e la voce della madre di Marina gli appaiono come “un rumore’ bianco, un fondo /viso da cui stentano a emergere tratti del volto vivi. Accanto al comportamento autistico della bambina, che causa la frustrazione profonda o l’eventuale depressione della madre, Mastella indica un nucleo depressivo materno di gran lunga precedente alla nascita della figlia  che sembra sostenere e mantenere lo schema rigido di azione della madre verso Marina, e che sembra esprimere la mancanza  di una rappresentazione interna di qualcosa di sufficientemente buono e vivo che viene da dentro di sé, da offrire a una bambina viva, che ha qualcosa di sufficientemente buono e vivo dentro di sé tanto che ad un certo punto Marie-Christine prende  l’iniziativa per ravvivare la scena.

Marco Mastella pone l’accento, inoltre, a proposito di Marina, su un elemento rilevante di cui tener conto, rappresentato dal distacco da casa per il nido e dalla  perdita degli educatori di riferimento.

Il caso di Marina e i casi clinici descritti nel libro e commentati dai relatori hanno evidenziato l’operare psicoanaliticamente di una  terapeuta che  trova in sé la possibilità di credere che il bambino comprenda molto  di più di quanto l’adulto possa immaginare e che riesce a  raggiungerlo  in contatto  con una comprensione profonda degli stati che ha  attraversato e che sta attraversando.

Dal materiale clinico si è andata sviluppando una riflessione teorica di cui il pubblico ha potuto fruire. Si è rivisitato il pensiero di Freud nel confronto con il pensiero di Lacan, che aggiunge voce e sguardo agli oggetti pulsionali freudiani. Sandra Maestro, richiamando il caso di Ludivin e citando il pensiero di Laznik secondo la quale l’analista deve avere  fede nel determinismo psichico e fiducia che ogni azione del bambino, anche la più reiterata e impoverita, può avere una sua motivazione nella “rete di rappresentazioni  prodotta nel rapporto con l’Altro, ha aggiunto  la necessità  che l’analista sia sostenuta dalla passione, ovvero dalla possibilità  di trasformare al suo interno gli affetti depressivi circolanti nel transfert e nel contro-transfert, per  reinvestire  di desiderio e di pulsionalità la relazione terapeutica, oltre che di fiducia, speranza, pazienza.

Ipotizzando che nel gioco del bambino autistico“ la rappresentazione non pesca nella pulsione”, Sandra Maestro si chiede se la rêverie non possa essere definita un incontro tra viso-percettivo e pulsione.

Un altro concetto discusso è quello di rappresentazione della pulsione, che ha a che fare, sottolinea Mastella, con la possibilità per il soggetto di anticipare mentalmente il piacere legato  al soddisfacimento della pulsione, distinguendosi i due livelli, quello più istintuale biologico e quello più rappresentativo mentale. E ancora si parla del terzo tempo del circuito pulsionale, del momento cioè in cui ci si fa oggetto di un nuovo soggetto, che il bambino autistico non conosce. E’ perché non lo suscita? E’ la madre incapace di rispondergli? Comunque sia il risultato è lo stesso e il circuito pulsionale non si chiude.

Una nota di apprezzamento merita la presentazione di Fabio Apicella, psicologo, che ha illustrato con apprezzata chiarezza i risultati sulle ricerche condotte, da molti anni presso l’IRCCS Stella Maris, sull’ autismo nei primi due anni di vita. Apicella ha utilizzato gli home video, i filmati del bambino ripresi dai genitori prima della diagnosi.

Lo studio della reciprocità madre-bambino con i mezzi della psicologia sperimentale permette di evidenziare come i bambini che svilupperanno un disturbo autistico, mostrino, nei primi mesi di vita,  ridotta capacità di coinvolgere , rispondere e mantenere il caregiver nell’interazione e come  vadano modificandosi, nel tempo, le iniziative e gli stili interattivi dei genitori  nel  tentativo di ottenere risposte dal bambino.

La presentazione si è avvalsa della proiezione di micro sequenze di filmati, sapientemente scelte per mostrare in modo puntuale e affettivamente coinvolgente quanto poteva essere inferito dai numeri dai grafici proiettati.

Il grande interesse suscitato dagli interventi dei relatori è stato  espresso  dalla discussione  da parte del pubblico, che è stata via via  alimentata dagli interventi della Laznik,  sempre più appassionata nell’arricchire il suo pensiero di nuovi elementi. Curiosità e vivacità mentale sono state le qualità che hanno caratterizzato la discussione che è terminata solo per i limiti di tempo, ma sicuramente ha lasciato pensieri in divenire nella mente di ciascuno di noi.

7 dicembre 2013

Con voce di sirena. Marie-Christine Laznik Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2012

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