6° Colloquio tra la British Psychoanalytical Society e la Società Psicoanalitica Italiana

"Spazio onirico e spazio virtuale nel processo analitico".

Luigi Solano

Il Colloquio si è svolto a Londra il 5-6 Febbraio 2011. Il livello di cordialità, e allo stesso tempo di autenticità, è stato forse maggiore di qualunque occasione precedente, testimoniando l’ottimo livello di collaborazione raggiunto dal gruppo. La discussione si è svolta in genere sulla concretezza delle problematiche cliniche, lasciando sullo sfondo teorie e modelli, sempre comunque utilizzati come strumenti per comprendere l’esperienza e non per testimoniare appartenenze. Non a caso in apertura della giornata il Presidente della Società Britannica, David Bell, ci ha ricordato che c’è molta più omogeneità tra noi quando parliamo di clinica di quanto parliamo di teoria.
Il lavoro di Pina Antinucci, "Transfert agito sullo schermo virtuale, transfert sognato nella seduta" ha aperto i lavori affrontando il problema di come aspetti del transfert possano essere portati nella Rete, con due diversi esiti possibili: che si possa costituire per la prima volta una modalità di espressione di aspetti di sé, che poi potranno rientrare nell’analisi; che invece l’operazione sia al servizio di una scissione, dissociazione o rigetto più o meno stabili. Il lavoro si apre in termini più generali ai significati possibili della dimensione virtuale, da quello di manipolazione e falsificazione onnipotente della realtà, a quello di spazio transizionale di trasformazione creativa. Le diverse possibilità vengono esemplificate in due vignette cliniche: Sandro, che usa la Rete per realizzare una dimensione di brutale concretezza manipolatoria, in cui agisce le spinte pulsionali – anche espresse nel transfert – obliterando qualunque spazio di pensiero; Marina, che riesce invece ad utilizzare lo spazio virtuale della stanza d’analisi, in direzione della costruzione di uno spazio psichico, che si arricchisce di contenuti attraverso i sogni, anch’essi realtà virtuale. Compito dell’analista è trasformare lo schermo del virtuale da creazione onnipotente in spazio potenziale.
Marcus Johns nella discussione di Antinucci paragona il problema dell’utilizzo del virtuale a quello della possibile nocività o al contrario utilità della visione di film a contenuto violento: da una parte il rischio di una "normalizzazione" della violenza; dall’altra la possibilità che venga data espressione in forma non pericolosa a impulsi dell’individuo, che possono così essere esaminati ed elaborati. Paragona quindi l’entrata nello spazio virtuale all’impiego dell’identificazione proiettiva, nelle sue varie forme e gradazioni. Sandro appare come l’estremo più patologico, paragonabile al Fabian di Melanie Klein, nel suo svuotarsi della propria personalità nel momento che entra in altri personaggi. In termini winnicottiani, Sandro può d’altra parte essere visto come non in grado di usare l’oggetto, cioè di collocarlo al di fuori dell’area dei fenomeni soggettivi. Si pone quindi il problema dell’origine di diverse forme di identificazione proiettiva, origine che Johns cerca di cogliere anche nel dispiegarsi della dinamica transfert/controtransfert. Così la fuga di Sandro nel mondo virtuale viene ipoteticamente attribuita al tentativo di sfuggire ad una madre penetrante e intrusiva, mentre Marina si costruisce uno spazio virtuale per tenersi insieme a fronte di una madre depressa.
Il lavoro di Alessandra Lemma (una collega di origine italiana che vive in Gran Bretagna da decine di anni) "Un ordine di pura decisione: crescere in un mondo virtuale e l’esperienza di essere- nel-corpo per l’adolescente" inserisce il discorso nella tendenza contemporanea a trascendere il corpo, in un "ordine di pura decisione" piuttosto che accettarlo come elemento della realtà. Un modo di trascendere il corpo, specie in adolescenza, è rifugiarsi nel cyberspazio. Questo permette di sospendere la storia del soggetto, che è anche registrata nel corpo, di adottare identità multiple; di negare ogni differenza indesiderata e allo stesso tempo di sentirsi coincidenti (ben più che simili) con qualunque ideale. Nello spazio virtuale si può essere chiunque desideriamo. Non c’è la fatica di tenere distinte realtà interna ed esterna, si può vivere nella modalità descritta da Fonagy e Target come "equivalenza psichica". Si può fuggire dal pensiero, come anche dall’emozione. Viene presentato il caso di un’adolescente, Sharon, che utilizza lo spazio virtuale, sopratutto in forma di giochi dove si identifica completamente nei personaggi che costruisce, come rifugio rispetto ad un corpo sentito come una prigione, indesiderabile agli occhi degli altri, e anche come modo per realizzare una fusione con una madre altrimenti poco accessibile.
Vincenzo Bonaminio, discussant del lavoro, esprime il suo apprezzamento per la modalità al contempo sintetica e dettagliata, e per il delineare chiaramente le proprie posizioni. Fornisce a sua volta un esempio emblematico di discussione, nel suo attenersi al testo da discutere, spesso citato verbatim. Un aspetto del suo contributo è la creazione di ponti con altri autori: così il trascendere il corpo nel cyberspazio viene connesso i concetti winnicottiani di distacco della psiche dal soma; con il fantasticare (contrapposto al sognare), che sottrae sostanza alla vita interna ed esterna; con il collassso dello spazio transizionale. Anche alcuni passi dell’ultimo Freud ("la psiche è estesa; di ciò non sa nulla") vengono visti come descrizione di una condizione di indifferenziazione. Il lavoro sottolinea inoltre due aspetti che verranno ampiamente ripresi in tutto l’incontro: a) il rifugio nel cyberspazio è tanto più patologico quanto meno è possibile una integrazione successiva dell’esperienza nell’insieme della personalità; b) dobbiamo ricordare che anche nei casi che consideriamo patologici questo tipo di rifugio costituisce un’alternativa ad altre forme di evasione dall’esperienza del proprio corpo, spesso più nocive, quali interventi estetici, autolesionismo, tossicodipendenza, utilizzi congiunti di sostanze e musica (rave party); è comunque spesso qualcosa che garantisce la sopravvivenza a fronte di angosce non sostenibili.

I diversi temi sono stati dibattuti in piccoli gruppi che hanno permesso a tutti i partecipanti di esprimere ancora più serenamente il proprio pensiero su tanta ricchezza di proposte. Tra i punti ulteriori emersi ricordo: il rischio che il rifugio nello spazio virtuale possa apparire per molto tempo "normale" all’interessato e al suo ambiente rispetto ad altre soluzioni difensive; la specificità comunque delle nuove tecnologie, che finiscono per modificare anche il nostro funzionamento mentale.