A. Sessarego – 27-29 marzo 2015 Stoccolma 28° Congresso FEP

BREVI NOTE SUL CONGRESSO EUROPEO

a cura di Antonella Sessarego

Si è svolta anche quest’anno in primavera la Conferenza Annuale della Federazione Europea di Psicoanalisi, nella piacevolissima cornice della città di Stoccolma. Il tema della conferenza “Too Much-Not Enough” ha ribadito la scelta,   in linea con   gli ultimi incontri europei di Basilea nel 2013 e di Torino nel 2014,  di trattare un tema non strettamente legato a concetti psicoanalitici, ed usare piuttosto  un approccio trasversale,  considerando il lavoro della psicoanalisi profondamente integrato con la realtà del nostro tempo.

Non c’è dubbio che il troppo ma non abbastanza richiami alla presenza simultanea di due aspetti contrastanti, due facce di una stessa medaglia presenti nella stanza d’analisi, dove le situazioni ben temperate sono una rarità e dove invece  spesso è presente una costante oscillazione tra eccesso e deficit della vita psichica. La scelta di questo tema è anche un richiamo ai molti aspetti contrastanti della nostra attualità e quotidianità. Basti pensare che metà del mondo è colpito da patologie legate alla sovralimentazione e l’altra metà soffre di patologie da insufficiente nutrizione.

La possibilità di declinare all’interno del congresso questo tema nelle sue tante sfaccettature ha reso l’attività congressuale particolarmente ricca. La partecipazione è stata ampia, 789 soci iscritti da tutta Europa (comprendente anche Israele e Libano), con 33 ospiti provenienti dalle Americhe Nord e Sud.  La rappresentanza italiana è stata numerosa e qualificata, 64 soci  che hanno partecipato attivamente   portando  il loro contributo come chair, discussant e soprattutto  con la presentazione di Individual Paper. Gli Individual Paper sono lavori originali che rappresentano, insieme ai gruppi precongressuali, un punto centrale di questi incontri internazionali.  Importanti occasioni per lavorare insieme, dove ci si può confrontare direttamente con realtà diverse attraverso uno scambio aperto con i colleghi.

Anche quest’anno i gruppi che si svolgono nei tre giorni precedenti l’inizio del Congresso sono stati numerosi. Molti sono gruppi clinici, che confrontano diversi modi di discutere del materiale clinico, ci sono stati poi Forum sull’infanzia, sull’adolescenza, sul linguaggio, sull’etica psicoanalitica, su psicoanalisi e web, su psicoanalisi e università, i gruppi WPSPTT sulla specificità attuale del trattamento psicoanalitico.

Personalmente quest’anno ho partecipato al Gruppo sui Traumi Collettivi, il cui lavoro estremamente interessante, è focalizzato sul trattamento psichico a sopravvissuti e discendenti di eccidi di massa. All’interno delle drammatiche esperienze storiche specialmente nell’ultimo secolo, si lega la necessità di riflettere su cosa possa essere oggi una teoria del trauma psichico, e su come traumi di questo genere si trasmettano all’interno delle generazioni.

Ho poi partecipato a un gruppo clinico secondo il metodo del ”Free Groups”: un piccolo gruppo che lavora attorno a del materiale clinico la cui presentazione finisce prima che sia avvenuto il primo intervento o la prima interpretazione dell’analista, invitando il gruppo a sviluppare sue interpretazioni attraverso libere associazioni.

Molti dei  lavori presentati al Congresso sono sul sito della FEP (www.epf-fep.eu).

In particolare vi segnalo i lavori di Evelyne Sechaud e di Maureen Murphy nel Panel: “Different attitudes to “silence”.  I lavori di Arne Jemstedt e di Itamar Levy su “The intelligence of unconscious”: forme diverse di ascolto psicoanalitico, lavori che hanno suscitato un certo dibattito.

Il lavoro interessante e originale di Haidè Faimberg su un nuovo concetto da lei studiato la “as yet situation”, sviluppato da un suo lavoro pubblicato su Psychoanalytic Quarterly nell’Ottobre 2013.

Il bel lavoro sempre vivace di Antonino Ferro che ha chiuso il Congresso.

Alcuni lavori dei colleghi italiani si possono trovare tradotti su Spiweb.

Interessante è stato anche il soggiorno nella città di Stoccolma, brillante, vivace, con negozi affollatissimi a ogni ora del giorno, con lunghissime pause caffè da consumare comodamente seduti negli accoglienti locali della città, uno su tutti lo storico Vette, mangiando un enorme canelboulle (grande panino alla cannella).

Pranzi e cene a base di ottime aringhe cucinate ovunque e in molti modi diversi secondo la tradizione.

Stoccolma è una città moderna e ricca con una vivace vita  notturna, dove il contrasto si coglie nella presenza, non invasiva o disturbante, ma costante di mendicanti e senza tetto, nota inaspettata di questa ordinata città. Questa realtà  ha   anche  un volto poetico, è il volto di Tod la Volpe, personaggio della scrittrice inglese di fiabe per bambini Beatrix Potter, autrice di personaggi giocosi come Tommy il Tasso o appunto Tod la Volpe che  nelle favole vivono in boschi verdi e casette di legno.

La scultrice gallese Laura Ford trasferisce questi personaggi in situazioni urbane moderne, ai margini delle strade, senza casa, mendicanti e affamati, a ricordare la doppia realtà presente anche nelle più moderne e indaffarate metropoli che come Stoccolma sembrano così lontane dalla povertà. La storia curiosa in questo caso è che sembra siano stati i cittadini stessi, attraverso una votazione, a voler posizionare Tod la Volpe lungo un canale centrale che porta al Parlamento,  così che la statua in gesso e stoffa attiri l’attenzione di tutti.

In questo momento in Svezia è in atto una campagna per la salvaguardia della volpe artica (Save the Artic Fox), un animale in via di estinzione che vive oltre il limite degli alberi nella Scandinavia Settentrionale.  La volpe artica può andare in letargo a temperature di -40°C, e si rifugia in tane che hanno più di 100 anni, ma ancora una volta l’altra faccia della medaglia è il “troppo” della presenza umana, mai “sufficientemente” rispettosa.

Giugno 2015

Vedi anche:

28° Congresso della Federazione Europea di Psicoanalisi , STOCCOLMA , Introduzione al tema del Convegno

Federazione Europea Psicoanalisi (FEP)