Dialoghi sulla tecnica psicoanalitica: “L’interpretazione dei sogni”. Napoli 21 ottobre 2017. Report di Daniela Gallo

Sabato 21 ottobre 2017, nella splendida cornice dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, a Palazzo Serra di Cassano, si è svolto a Napoli l’incontro: Dialoghi sulla tecnica psicoanalitica: “L’interpretazione dei sogni”, organizzato dal Centro Napoletano di Psicoanalisi.

 

Dopo l’introduzione di Gemma Trapanese, Presidente del Centro Napoletano di Psicoanalisi, è intervenuto Roberto Musella, segretario scientifico del CNP, che parlando del ruolo dell’interpretazione del sogno, ha citato una nota aggiunta alla settima edizione della Traumdeutung nel 1925, in cui Freud sostiene che ciò che più conta in un sogno non è la sua interpretazione, ma il lavoro onirico: Traumarbeit, cioè il processo di trasformazione in sogno secondo le regole codificate nel capitolo VI della Traumdeutung; trasformazione che, come dice Bion, si svolge anche durante la veglia. Quindi, dice Musella, il sogno assume di per sé un valore trasformativo, creativo, ponendosi non solo come anelito alla rappresentazione dei processi psichici dell’analizzato, ma anche come prodotto della congiunzione inconscia della coppia analitica al lavoro. La psicoanalisi per essere efficace deve allargare l’area del sogno, quell’area intermedia creativa che si pone tra la realtà normopatica e la fantasticheria. Il sogno elabora e trasforma un fantasma traumatico, di un trauma che porta l’impronta del desiderio. Musella propone dunque il recupero di quell’unica eccezione che Freud trovava alla regola universale del sogno come appagamento di desiderio, i sogni a carattere traumatico, per riportarla all’interno di una regola più generale: il sogno come spinta inconscia, Wunsch, a rappresentare creativamente il fantasma, e ciò principalmente nel campo bipersonale.

Mario Bottone dell’Associazione Lacaniana Italiana, ha presentato la relazione “I circuiti del sogno in analisi”, esponendo la problematica lacaniana del sogno e le nozioni che riguardano alcuni elementi costitutivi della formazione del sogno: la mancanza nell’Altro, la domanda, il fantasma e il desiderio.

Lacan dice che il sogno “accompagna il discorso analitico in modo attivo e determinato, e spesso il sogno viene fatto non semplicemente per l’analisi ma proprio per l’analista, ed è portatore di un messaggio all’interno dell’analisi”. Ma un messaggio destinato all’analista, non vuol dire che parli necessariamente dell’analista. Per Lacan il sogno non si limita a trasporre semplicemente materiali già dati, ma disegna un circuito grazie a cui “sorge qualcosa di nuovo”, e cioè quel “fantasma da sogno” che è in un certo rapporto con il fantasma del soggetto. Bottone conclude la sua esposizione con un interrogativo citando un’espressione di Paul Valéry: e se l’analisi fosse “un risveglio dal risveglio”?

 

Fernando Riolo (Membro Ordinario, AFT, SPI) nel suo lavoro “Le correnti del sogno”, ci ha parlato del ruolo centrale del sogno e della sua interpretazione nel processo psicoanalitico, poiché analisi dei sogni e metodo della psicoanalisi sono la stessa cosa. La teoria del sogno non è una teoria negoziabile, ed è stata quasi del tutto abbandonata dagli analisti, insieme al suo referente, il desiderio inconscio. Ma, ci dice Riolo riportando le parole di Freud, nella formazione del sogno bisogna tenere conto non soltanto della corrente che “dà corpo al desiderio espresso nel sogno”, c’è infatti una seconda corrente, o sistema dice Freud, che esercita sul desiderio una censura. È in questa parte della Traumdeutung che Freud afferma che il contenuto della coscienza origina nell’inconscio, e che “la coscienza ci appare come un organo di senso che percepisce un contenuto che è stato generato altrove”. È questo l’enunciato che Freud definisce il postulato fondamentale della psicoanalisi: Grund-Voraussetzung, postulato di cui, aggiunge, “non possiamo fare a meno”. Il valore di metodo del sogno, il suo costituirsi quale via regia per esplorare l’inconscio, è legato al fatto che rende possibile l’osservazione del processo di formazione dei contenuti inconsci. Il lavoro del sogno, Traumarbeit, assume per noi valore paradigmatico, poiché il lavoro dell’analisi può applicarlo a tutti gli osservabili che, sottratti alla realtà manifesta, consideriamo trasformazioni di processi inconsci. Ecco perché, ci dice Riolo, la teoria del sogno non è negoziabile: perché sta a fondamento dell’edificio della psicoanalisi. La teoria del sogno è ancora ciò a cui facciamo riferimento? Una buona teoria deve poter evolvere e trasformarsi, e non essere assunta come dogma. Ma la trasformazione suppone che ci siano elementi invarianti: il desiderio è la sorgente del sogno, ma quante sono le correnti o sistemi da cui dipende il destino del desiderio? Per Freud sono più di due, da cui la necessità di considerare nuove categorie di sogni non riconducibili alla forma generale di mascheramento di un desiderio inconscio infantile rimosso; categorie in cui il motore rimane sempre il desiderio, ma in cui muta l’agente e il modo dell’appagamento. Più precisamente categorie di sogni in cui si ricorre a processi diversi dalla rimozione ma che non sono eccezioni. Riolo ci porta l’esempio in cui interviene il diniego, Verleugnung, al posto della rimozione, per cui si produce una scissione dell’Io grazie alla quale la rimozione dell’oggetto del desiderio cede il passo al desiderio dell’oggetto, che si impone rinnegando la parte di realtà che ne impedisce l’appagamento. Si realizza una formula del sogno che contiene gli stessi invarianti ad eccezione di uno: diniego al posto di rimozione, da cui discende un risultato diverso: presentazione al posto di rimozione. Sono sogni di natura differente in cui il medium è lo stesso, la rappresentazione, ma piegata a uno scopo onnipotente.

 

Francesco Napolitano (Membro Ordinario, SPI) ha presentato una relazione raffinata e complessa: “Chi sta per chi”. Il titolo rimanda a una branca della logica, la teoria del riferimento, che spiega come le componenti linguistiche dell’enunciato riescano a selezionare il loro referente. Chi sta per chi è una domanda importante anche per l’interpretazione del sogno, cui Freud dedica molta attenzione nel VI capitolo della Traumdeutung, soprattutto nel paragrafo C dedicato alla logica onirica. Napolitano nel fare il raffronto tra logica onirica e logica formale, ci ricorda come si comporta il sogno di fronte alla categoria di contrasto, di contraddizione, di negazione; e ancora nei riguardi dell’alternativa ‘o-o’, che –dice Freud- non può essere espressa in alcun modo nel sogno, che di solito ne accoglie i termini in un nesso. Uno dei maggiori punti di divergenza tra logica formale e logica onirica è proprio quello del nesso causale. La questione posta dal chi sta per chi nel sogno, è introdotta da un sogno tipico, quello in cui l’analista compare in prima persona nel sogno del paziente. Il problema dell’analista privo di maschera, noto come The undisguised analyst problem, è contraddistinto, dice Napolitano, da due condizioni: una penuria di lavori che lo affrontino e lo spieghino e il fatto che nessuno abbia mai considerato l’eventualità che la figura dell’analista manifesto possa stare per altri, come se godesse di un privilegio di immunità al censore onirico.

Un esempio illuminante che l’autore ci fornisce è su Edipo, che affrontò un lungo viaggio per uccidere il padre reale e sposare la madre reale, con i quali non aveva mai avuto rapporti, pur avendo a disposizione figure genitoriali -quelle che ne avevano accudito la pulsionalità infantile- più idonee ai fini di omicidio e incesto. Per Edipo la madre è la madre, non chi ne fa le veci, dunque una filosofia rudimentale la cui eco riaffiora negli analisti che si sono occupati dell’undisguised, sotto forma della regola: l’analista sta per l’analista. Questo assetto, dice Napolitano, va però interrogato all’interno di una filosofia più sofisticata di quella di Edipo, all’interno cioè della teoria del riferimento, visto che il problema è proprio il riferimento dei personaggi manifesti a quelli latenti.

La domanda chi sta per chi deve porsi sempre, anche quando verte su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: l’analista. Poiché l’uso referenziale è un designatore rigido, che seleziona lo stesso individuo in tutti i mondi possibili e in tutti i sogni possibili, Napolitano ci avverte: quando l’analista è referenziale, ne deriva come strana conseguenza che le sue proprietà diventano irrilevanti, esattamente come lo erano quelle genitoriali per Edipo. L’irruzione dell’analista nel sogno manifesto del paziente non dovrebbe indurci in tentazioni ingenuamente realiste. Concludendo l’autore ci ha ricordato quanto poco incline fosse Freud a cadere nella trappola narcisista dell’undisguised: “[…] quando il mio Io compare nel sogno, la situazione nella quale si trova mi insegna che dietro l’Io si cela per identificazione un’altra persona”. (Freud 1900)

 

“L’interpretazione dei sogni: tra rigore della tecnica e soggettività del controtransfert” è il titolo del lavoro di Francesco Conrotto (Membro Ordinario, AFT, SPI), nel quale si afferma che nel pensiero di Freud la Traumdeutung, pur essendo letteralmente interpretazione, Deutung, è da intendere più come una Erklarung, una spiegazione, in cui la soggettività dell’analista non dovrebbe essere coinvolta più di tanto. Secondo Conrotto, la situazione analitica è una situazione relazionale in cui lo psichismo dell’analista è altrettanto centrale di quello del paziente. Riprendendo l’affermazione di Freud secondo cui la formazione di un sogno è “un’interpretazione spontanea” di uno stimolo sensoriale, Conrotto precisa che ancor più adeguata è la definizione “trasformazione spontanea”, e ritiene che si possa dunque dire, nonostante Freud lo neghi, che il sogno è un atto creativo e che in maniera complementare colui che interpreta, l’analista, è animato da un desiderio voyeuristico nei confronti dello psichismo inconscio del paziente. Da tutto ciò deriva che il modello epistemologico più adatto a descrivere la situazione analitica, non è quello delle scienze naturali classiche, ma quello del caos deterministico. In questa prospettiva, va superata la differenza tra realismo ontologico e metafora. Pertanto, l’“osservazione”, intesa come operazione neutrale e oggettiva, non appartiene alla pratica psicoanalitica, perché ciò che questa produce sono solo “congetture” che nascono dall’incontro tra la psiche del paziente e quella dell’analista.

Per Conrotto dunque la psicoanalisi non è una scienza naturale classica, ma è un “sapere metascientifico”.

 

Il lavoro di Riolo sulle differenti categorie di sogni, viene ripreso ed sviluppato da Paola Camassa (Membro Ordinario, AFT, SPI) nel suo lavoro: “Una quarta Categoria di sogni”. Camassa ci ricorda che Freud nella Traumdeutung distingue due scale qualitative dei sogni e per ciascuna tre categorie. Ma è possibile delimitare una quarta categoria di sogni? Quei sogni che l’analista giudica vividi intellegibili e coerenti, ma che non possono essere collocati nella categoria dell’appagamento del desiderio rimosso? Sono piuttosto rappresentazioni del pieno appagamento del desiderio, ma non suscitano angoscia e vengono raccontati dai pazienti con soddisfazione, secondo la loro teoria che il sogno sia verità e la realtà finzione. La proposta di Camassa è quella di estendere i confini della psicologia del sogno, in cui il sogno rivelazione -quarta categoria-, richiede una teoria allargata del desiderio e della rimozione, che includa il desiderio onnipotente come quel desiderio che revoca la rimozione. La sua relazione è corredata di esempi clinici illuminanti, in cui ci fa vedere come in questi sogni vi sia l’incremento della condizione dell’autosservazione e di come rivelino il desiderio anziché mascherarlo, costituendo la clinica della formula proposta da Riolo, in cui a rimozione si sostituisce rinnegamento della realtà. In questi sogni l’uso del simbolo è un abuso e il simbolo viene declassato e sottomesso al servizio del desiderio onnipotente, assistiamo a un antagonismo tra rimozione e rinnegamento e a un antagonismo tra sogni e lavoro dell’analisi. Sono sogni che meritano un’osservazione diversa e attenta.

 

Antonio Vitolo dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica, ha portato la relazione: “C.G. Jung: l’immagine onirica, la prospettiva ermeneutica.” Illustrando la tematica del sogno nel pensiero junghiano, ha citato innanzi tutto le fonti principali a cui attingere: L’applicabilità pratica dell’analisi dei sogni del 1931 e L’essenza dei sogni del 1948. Vitolo ha precisato che Jung relativizza la differenza fra contenuto manifesto e contenuto latente del sogno, e ritiene che il sogno sia propriamente ciò che appare. Tuttavia aggiunge: se il sogno appare oscuro o stratificato, ciò risale alla nostra incapacità di comprenderlo.

 

Il Gruppo di studio del CNP, composto da M.L Califano, A. Catanzaro, G. Cocchiarella, R. Musella, F. Petrì e L. Rinaldi, ha presentato un contributo dal titolo “La rappresentabilità onirica regressiva nella coppia analitica al lavoro”, frutto del lavoro del gruppo che da circa quattro anni si riunisce per studiare i modelli d’interpretazione dei sogni e i sogni di controtransfert.

Il contributo si sviluppa appunto a partire da un sogno di controtransfert, fatto da un membro del gruppo nel terzo anno di un’analisi. Il sogno ha segnato importanti cambiamenti di setting e sviluppi nell’assetto psichico del paziente, e insieme al resto del materiale clinico presentato, ha condotto a riflessioni ed ipotesi così sintetizzate:

Il lavoro del sogno di controtransfert evidenzia in analisi le emozioni che più urgentemente hanno bisogno di essere elaborate e consente anche la condivisione di questa esperienza profonda col paziente fornendo alla sua comunicazione inconscia un supporto rappresentativo e simbolico.

Nel caso presentato ciò ha consentito il passaggio dal vis à vis al lettino, momento che ha delineato l’accoglimento del desiderio del paziente per l’oggetto-madre-analista e l’abbandono della posizione di rispecchiamento narcisistico fino a quel momento mantenuta. Nel nuovo contesto del setting classico, hanno potuto fare la loro comparsa emozioni violente e distruttive ma anche di tenerezza che non avevano forse mai trovato nessuno in grado di accoglierle. In questa prospettiva il lavoro onirico potrebbe essere non soltanto il tentativo di appagamento di un desiderio quanto, l’elaborazione di “traumi astorici” non rappresentati, attraverso la creazione di nessi che permettano al trauma di essere integrato nella rete rappresentazionale.

Ai lavori è seguita, sia nella sessione mattutina che pomeridiana, una discussione molto interessante; uno dei punti salienti è stato la considerazione di Riolo che, riprendendo un riferimento fatto da Claudia Bruno, del CPP, a “Deutung interpretazione verso Bedeutung significato”, ci ha ricordato che la domanda che si pone una scienza è: che significa? Non c’è quindi contrapposizione con la spiegazione, perché la ricerca è un principio di spiegazione. Il problema piuttosto è se il significato ci sia o, come ha detto Conrotto, sia creato dalla coppia dell’analista e del paziente. In altri termini il significato è fondato sul referente esterno, come pensava Freud, oppure non c’è alcun referente esterno? Perché se non c’è, l’unica alternativa possibile non è un sistema complesso, ma un sistema senza regole, un sistema di soggettivismo radicale in cui non c’è la possibilità di controllo dell’interpretazione, della spiegazione, del referente.

Nel saggio Costruzioni in analisi, la metafora dell’archeologo nel testo non ha lungo seguito, poiché subito dopo Freud dice che noi ci troviamo in realtà in una condizione completamente diversa da quella dell’archeologo: i nostri resti non sono oggetti distrutti, ma oggetti disponibili o che si ripresentano nel transfert, dunque la teoria della costruzione si basa sulla teoria della ripetizione. Il problema allora è: questo referente, per quanto sia complesso e caotico il sistema a più variabili, esiste o non esiste? Da un canto è vero che la coppia analitica lavora insieme e costruisce, ma da un altro ciò rischia di generare confusione, un conto è dire che la coppia analitica immette nel tessuto della comunicazione analitica il sogno, che quindi diventa un oggetto dell’analisi, altro è dire che il sogno sia il prodotto dell’analisi. Quando Freud dice che il sogno non è creativo, fa un riferimento al paradigma realista. La sua frase è: “il sogno non crea veramente nulla di nuovo, ma si serve di immagini mnestiche che sono precedenti esperienze di soddisfacimento, il referente preesiste, non è creato dalla coppia analitica: questo è il realismo di Freud. Riolo ci ricorda che i sistemi complessi cui si è fatto riferimento, non sono senza regole, ma sistemi che richiedono più regole. Se vogliamo quindi descrivere il funzionamento di un sistema a due corpi e a due menti, dobbiamo tratteggiarne le leggi e non lo svincolamento da qualsiasi legge. Il tentativo di Freud nell’introdurre il concetto di transfert e di controtransfert, era quello di inserire degli invarianti che controllassero la libera espansione del soggetto, che la comprendessero senza lasciarla a una assoluta libertà e senza rassegnare a questa funzione la produzione dell’analisi, mentre questo è proprio il salto che è stato fatto dal soggettivismo.

È molto importante, ha detto infine Riolo, il fatto che Freud usi Unerkannt e non Unbekannt; Unerkannt è il non riconosciuto, che è diverso da sconosciuto. Freud non sta lanciando con la psicoanalisi una sfida verso l’ignoto. Il non riconosciuto è qualcosa che deve essere riconosciuta, se non è riconosciuta c’è, o c’è stata, il punto fondamentale del lavoro dell’analisi è riconoscere ciò che non è riconosciuto.

Nel suo interessante intervento sul lavoro di Paola Camassa, Giovanni De Renzis del CNP chiede cosa direbbe l’analista a proposito delle parole pronunciate da Giuseppe, nella Tetralogia di Thomas Mann, sull’interpretazione: “[…] potrebbe darsi che il sognare formi un tutto unico, in sé conchiuso, in cui sogno e interpretazione vanno di pari passo, e sognatore e interprete solo apparentemente sono due persone disgiunte, in realtà si possono scambiare, forse sono addirittura una sola e identica persona[…] Chi sogna interpreta anche il sogno, e chi vuole interpretare deve aver sognato[…] In fondo ciascuno è interprete per natura dei propri sogni e solo per motivi di eleganza si serve dell’interpretazione altrui. Voglio svelarvi il segreto dei sogni: l’interpretazione precede il sogno, e noi sogniamo a partire dall’interpretazione. Come altrimenti sarebbe possibile che l’uomo sappia benissimo quando l’interprete gli fornisce un’interpretazione sbagliata?”

La risposta dell’analista probabilmente sarebbe che forse è vero che la conoscenza indicata dall’interpretazione già apparteneva al sognatore. Secondo la formula freudiana classica, il sogno è la realizzazione di un desiderio e l’interpretazione è il riconoscimento di quel desiderio che al sogno ha dato vita; ma nel desiderio, che non si realizzerebbe davvero se il sogno restasse del tutto incomprensibile per il sognatore, l’interpretazione che lo svela non è forse già presente? In tedesco i termini interpretazione, Deutung, e significato, Bedeutung, sono legati, ma è Deutung il termine primitivo, Bedeutung ne deriva per apposizione del prefisso, perciò l’interpretazione etimologicamente precede il significato. Potremmo concludere, dice De Renzis, che l’interpretazione precede anche il sogno, mentre al sogno spetta il compito di interpretare il significato del nostro desiderio inconscio, cosicché il sogno di cui attendiamo l’interpretazione, è già esso l’interprete del desiderio. L’analista interpreta un sogno, in quanto Deutung, di un sognatore il cui sogno ha interpretato il proprio desiderio; la stessa deformazione onirica potrebbe allora essere considerata non soltanto un’operazione della censura, ma, a volte, un modo per sfuggirle. Potremmo immaginare che il sogno possa essere, in alcuni casi, mascherato da un accorto sognatore esattamente per sfuggire alla censura? Freud propone due diverse spiegazioni dell’apparente enigmaticità del sogno manifesto: la prima fondata sulle ipotesi relative al modo stesso di funzionare della psiche nel sogno, che opera un lavoro di trasformazione senza intenzionalità in cui la deformazione che ne consegue sarebbe una sorta di epifenomeno. In altri passaggi Freud sembra invece assegnare a questa procedura trasformativa una funzione, (come nel lavoro di Paola Camassa), di coerentizzazione non a finalità deformativa quanto informativa: “Nelle più svariate condizioni, sono frequenti i sogni che possono essere intesi come appagamento di desiderio e mostrano apertamente il loro contenuto, sono sogni brevi e semplici che differiscono piacevolmente dalle confuse e sovraccariche composizioni oniriche che hanno maggiormente attirato l’attenzione degli studiosi”.(Freud 1900)