Il break down in adolescenza: come sopravvivere

Lo scatenarsi del breakdown, anche  se trova nel corpo uno dei suoi principali punti di fallimento, è il momento di coagulo di numerose altre vicissitudini, come l’impossibilità di stabilire flessibili frontiere del sé e costruire la propria individuazione, le dinamiche transgenerazionali, le identificazioni alienanti, il fallimento dello schermo protettivo, l’impossibilità ad effettuare il lutto degli oggetti parentali, insomma tutti gli ostacoli alla soggettivazione (Cahn, 1991, p. 103.), Parafrasando Cahn quando parla degli esordi psicotici, potremmo dire che in questi casi si genera una collusione psicotizzante tra una difficoltà attuale di cui la tempesta sensoriale e sensuale è uno degli eventi più importanti, e una fragilità narcisistica primaria.

Vi sono alcune soluzioni che l’adolescente stesso mette in atto per suo conto o organizza nel corso dello stesso trattamento nel tentativo di sopravvivere nella sua lotta per la soggettivazione.

Winnicott ad esempio mostra come “congelare la situazione di fallimento” permette all’individuo di difendersi e attendere perciò un’altra occasione per una nuova esperienza quando l’ambiente offra un “adattamento adeguato” (Winnicott, 1954, p. 336). Anche la condizione di ritiro, cioè “una condizione nella quale la persona interessata – bambino o adulto – contiene una parte regredita di sé e se ne occupa a spese delle relazioni esterne” (Winnicott, 1988, p. 161) potrebbe essere considerata un’altra delle difese attivate da queste organizzazioni per difendersi dallo scompenso. E naturalmente quel tipo di falso sé che Winnicott definisce “l’intelligenza scissa” dove il pensare – il capire troppo – diventa il sostituto delle cure materne (Winnicott, 1989, p. 177). Alcune di queste soluzioni sono ampiamente discusse dagli analisti che si occupano di questi stati della mente, come ad esempio l’incapsulazione, l’incistamento . Esse sono usate come difesa dall’angoscia di annichilimento, come ci suggeriscono, Tustin, o Bion che nel 1957 osservava che angosce psicotiche possono essere incapsulate dentro parti del corpo.

Vi sono tuttavia altre soluzioni , alcune delle quali pesano sulla costruzione stessa dell’identità dell’adolescente,e di esse si discuterà nel lavoro.

Due casi clinici esemplificheranno queste tematiche .