l problemi dell’organizzazione istituzionale in tempo di crisi – Risponde il Tesoriere, Giorgio Campoli

Tre domande per il Congresso SPI

l problemi dell’organizzazione istituzionale in tempo di crisi

Intervista a cura di Stefania Nicasi
Risponde il Tesoriere, Giorgio Campoli

Che cosa rappresenta per la SPI un congresso nazionale in generale e questo in particolare? 

Direi che un congresso nazionale rappresenta per la SPI innanzi tutto un momento di incontro e di scambio scientifico e personale tra i soci particolarmente significativo. Rappresenta inoltre un’occasione in cui possiamo in qualche modo ‘fare il punto’ di quanto sia vivo il dialogo della psicoanalisi con le altre aree della scienza e della cultura. Penso al ‘Premio Musatti’, che la nostra Società dedica a personalità che – dal di fuori della psicoanalisi – abbiano svolto un ruolo importante in questo dialogo e che quest’anno andrà a Vittorio Gallese; penso alla scelta delle proposte artistiche o culturali all’interno del congresso stesso.

Nei vari temi proposti negli anni, e fin nei decenni via via fino ad oggi, credo si possa rintracciare lo sviluppo della ricerca e del pensiero psicoanalitici, oltre che le trasformazioni del ‘soggetto SPI’.

Questo congresso, in particolare, affronta un tema centrale per la psicoanalisi oltre che per la ricerca contemporanea anche di altri ambiti scientifici.

Ci si occupa delle ‘origini’: superando lo studio dei meccanismi del funzionamento psichico, si va alla ricerca appunto delle origini del costituirsi stesso della vita psichica. Questo ci rimanda alla nostra stanza di analisi, all’essere chiamati a confrontarci sempre più con situazioni nelle quali questa costituzione è messa in scacco.

Le origini sono uno dei temi sui quali, con l’aggravarsi delle patologie sofferte dai pazienti e l’esigenza di affinare ulteriormente il metodo psicoanalitico, maggiormente si stanno interrogando i colleghi stranieri ed italiani. E proprio al congresso, grazie alla nostra apertura internazionale, potremo ascoltare i contributi di due importanti colleghi stranieri.

Penso alla letteratura sull’inconscio non rimosso, la regolazione – e la dis-regolazione – affettiva, il rispecchiamento, l’immaginazione, il sognare insieme, le forme della de-simbolizzazione,.

Si tratta del costituirsi del soggetto all’interno di una matrice relazionale e della trasformazione continua alla quale la soggettività viene sottoposta lungo l’intero arco vitale. Una soggettività ed una relazionalità che si collocano e che trovano le loro origini nella unità mentecorpo.

 

Come organizzare al meglio i lavori congressuali promuovendo la partecipazione attiva dei soci e candidati e contenendo le spese?

La partecipazione attiva dei soci, un obiettivo raggiunto anche nei precedenti congressi, sarà incrementata.

Innanzi tutto l’interesse suscitato dal tema che la Commissione scientifica ha proposto per il prossimo congresso di maggio, ha sollecitato molti colleghi a proporre un loro contributo. Grazie all’alto numero di lavori ricevuti si sono organizzati panels pomeridiani in numero superiore rispetto al passato. Questa è più che una promessa di partecipazione attiva poiché, con il concorso di tutti, si lavorerà alla creazione di numerose situazioni di lavoro in gruppo.

Come per gli altri congressi sono ovviamente predisposti anche spazi ampi alla discussione con la sala. Ed anche qui al fine di facilitare la partecipazione corale degli intervenuti sarà necessario prendersi cura del rispetto dei tempi previsti, una cura, mi auguro, pari a quella che ciascuno di noi dedica nella stanza d’analisi alla predisposizione ed alla tenuta del setting.

Anche per quanto riguarda la partecipazione dei candidati si è prevista in alcune sezioni la loro presenza attiva, che va oltre lo spazio IPSO pur presente e a loro tradizionalmente riservato.

E veniamo alla riduzione delle spese che ci interessa particolarmente in questi anni.

Abbiamo adottato una linea di sobrietà che ha comportato la rinuncia alla cena sociale, che avrebbe inciso in qualche misura sui costi, e l’organizzazione di un cocktail di benvenuto e di coffee-break essenziali.

La stessa scelta di una sede universitaria pubblica, oltre alla valenza più importante, di sottolineare la presenza della SPI nella massima istituzione deputata alla formazione delle nuove generazioni, risponde ad esigenze di limitazione dei costi.

Questo ci ha permesso di diminuire sensibilmente le quote d’iscrizione per soci e candidati rispetto agli ultimi due congressi, un risultato ancor più apprezzabile se si tiene conto dell’incidenza dell’inflazione e del doppio aumento IVA intervenuti negli ultimi due anni.

In questo tempo di crisi economica con meno soldi e più disagio per gli italiani cosa fa la SPI per le fasce svantaggiate della popolazione?

Mi sembra che la domanda sia rivolta alla SPI nelle sue rappresentanze istituzionali, in particolare all’Esecutivo nazionale nel quale ho il ruolo di tesoriere. Faccio questa precisazione perché personalmente per ‘SPI’ ho sempre inteso primariamente l’insieme di tutti i soci. Ma è vero che chi ha ricevuto per un certo periodo la fiducia dei colleghi, deve assumere la responsabilità di rendere conto della politica SPI.

In questo senso sono orgoglioso di poter affermare che il nostro gruppo lavora tenendo sempre in primo piano alcuni obiettivi, tra i quali l’apertura della Società all’esterno ed il contatto con la realtà sociale: un necessario dialogo e scambio interno/esterno, al quale dovremmo essere attenti non solo nella stanza di analisi.

Fronteggiare la crisi economica che colpisce gli italiani (tra questi peraltro, vedo dal mio ‘osservatorio’, anche non pochi psicoanalisti) comporta offrire opportunità di contatto con la psicoanalisi a quante più persone percepiscano in qualche maniera una sofferenza o il bisogno di un ascolto. Significa, anche, che la psicoanalisi sia sempre meno qualcosa di misterioso e distante, che la figura dello psicoanalista non abbia aloni di aristocratica imperscrutabilità. In quest’ottica abbiamo intrapreso e proseguito alcune iniziative concrete. Il nostro vicepresidente Barnà ha parlato della ‘politica’ delle convenzioni, che personalmente sta curando, con alcune aziende a partecipazione statale; con il Ministero della Salute (grazie all’impegno dei colleghi Giannini e Castriota) abbiamo definito il percorso avviato dal precedente Esecutivo, ed è ora in essere il lavoro con i medici di base e l’Ordine dei Medici di Roma; vorremmo poter replicare in altre province. I Centri di Consultazione sono attivi nelle nostre sedi, alcuni offrono possibilità di tariffe agevolate; ritengo che queste realtà vadano sostenute ed incrementate, anche attraverso forme di collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale.

16 marzo 2014

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