Olfatto nella relazione analitica

(report a cura di Cinzia Carnevali)

Il Seminario sull’olfatto e relazione analitica è stato presentato al Congresso a Seminari Multipli, maggio 2015, a Bologna da Walter Bruno, Alberto Spadoni, Giovanni Zamboni con il contributo di casi clinici di Cinzia Carnevali, Ilaria Binotto e Paola Sacchetti, e ha visto la partecipazione attiva di Alberto Shön, Vlasta Polojaz, Carmen Riemer, Fabio Benini e Mario Vittorangeli.

I partecipanti hanno cercato di interrogarsi sulle origini neurobiologiche e relazionali dell’esperienza umana nella speranza di contribuire all’allargamento della conoscenza delle complesse relazioni tra corpo e mente.

L’olfatto ha un’importanza basilare nell’attività percettiva e nella vita di relazione e può essere pensata come uno degli elementi di base dell’empatia nel rapporto madre-bambino e paziente-analista.

Gli odori, gradevoli e\o respingenti che in certi momenti si producono in seduta, possono veicolare un significato emotivo profondo al quale occorre prestare la dovuta attenzione.

Oltre che come comunicazioni non-verbali hanno importanza per il loro legame con i ricordi.

Ha iniziato il Seminario Walter Bruno, a partire dalle prime osservazioni di Freud sull’olfatto, sull’odore di dolce bruciato (caso Miss Lucy 1982) e, dopo un breve excursus della letteratura, ha rivolto l’attenzione al legame tra olfatto, ripetizione e ricordi.

Si è soffermato sull’importanza del clima sensoriale ed emotivo dei luoghi e degli odori, in quanto vi è un rapporto tra forme sensoriali protosimboliche e forme di pensiero.

Le esperienze tattili uditive, termiche e olfattive sono collegate ad aspetti clinici, rifugi narcisistici, angosce paranoidi ecc. Nel mondo moderno, si sono persi alcuni odori (per es. l’odore del pane), sostituiti da altri odori che ben si conformano al sistema capitalistico: markers olfattivi promuovono modalità di influenzare le vendite (l’odore del mogano spruzzato sull’abbigliamento invita a comprare, la violetta stimola le scommesse, l’ossitocina viene spruzzata per favorire l’armonia nelle riunioni, per favorire il clima collaborativo).

Insomma c’è uno stretto rapporto tra gli odori le emozioni ed i comportamenti.

Le puzze e gli odori sono legati al vero, non solo alle fantasie e ci aiutano a comprendere l’importanza della relazione con gli altri. Anche i sogni e le fantasie spesso “profumano” e proviamo una profonda nostalgia quando percepiamo e seguiamo le tracce della nostra infanzia.

Alberto Spadoni ha portato alcune interessanti esperienze cliniche, tratte dalla sua lunga e meditata esperienza, in cui gli odori rappresentano il modo in cui emozioni profonde, elementari ma difficili da esprimere, fanno la loro comparsa (2007). Gli odori consentono di fare un’esperienza trasformativa che ci fa sperimentare un percorso dall’indistinto alla distinzione. Il bambino costruisce il proprio Io-corporeo usando in larga misura gli odori personali, sia interni (saliva, urina, feci, peti, lacrime, rutti, catarro) sia quelli esterni (odore della pelle, delle desquamazioni fra le dita dei piedini, della sudorazione dell’inguine e dei genitali). La pulizia è importante, ma occorre lasciare che il bambino possa staccarsi gradualmente dai prodotti corporei che costituiscono la sua identità corporea.

Ci guadagnerà il senso di sé, la diversità, la consistenza e la capacità di separarsi.

Alberto Schön ricorda un bambino angosciato davanti alla lavatrice che lavava la sua copertina. Un altro bimbo con il ditino alzato, esclama contento per il suo potere: “il culo puzza …” e dopo averlo lavato “puzza ancora!”

Gli odori forniscono una funzione di orientamento nei primi tre anni di vita. La costanza della presenza e il rito delle abitudini (ogni rito ha il suo odore) aiuta il bambino a non smarrirsi, ad attendere senza allarmarsi, e a tollerare meglio i momenti di solitudine.

Nella costruzione dell’oggetto transizionale tutto lo spazio transizionale è significativo con i suoi specifici odori “una beata mescolanza di quello della coppia primaria con quello del terzo prezioso incomodo( bambino), del lettone e del lettino, del dentro e del fuori”(Spadoni 2015).

Walter Bruno e Spadoni incoraggiano la memoria olfattiva per recuperare vissuti e  ricordi altrimenti inaccessibili e conservare il patrimonio identitario.

Anche la distinzione tra odori buoni e odori cattivi bisogna che sia comprensiva dei vari movimenti e momenti del procedere della cura analitica. Lasciamo che i nostri pazienti ci sentano, ci annusino, senza infastidirli con cattivi odori. Il bambino, come l’adulto, che si porta addosso  alcuni odori, a volte intensi e sgradevoli, (ma anche  piacevoli in quanto ricordano un Eden più anale che genitale), comunica un bisogno d’attenzione e di aiuto, ha bisogno di integrare parti di sé poco o male accudite.  In alcuni casi le comunicazioni maleodoranti preverbali hanno bisogno di accoglimento e simbolicamente possono esprimere l’interrogativo: “ Puzzo? Mi senti? Ohè, scusa se esisto!”

Cinzia Carnevali parla di Alex un suo paziente adolescente spaventato dalle critiche dei compagni e di chiunque gli si avvicina, in quanto teme di emanare cattivo odore dall’ano. Egli chiede direttamente all’analista se sente il suo cattivo odore , “la sua puzza”. Come se desiderasse chiedere: “Mi senti? Esisto per te, sarò accolto teneramente o rifiutato?” Si sta costruendo cautamente una relazione e torna la paura di un’oggetto-seno mamma che emana un acuto odore acido e pungente. Ricorderà che la mamma depressa lo lasciava come un pacchettino un po’ dai nonni un po’ all’asilo nido, trascurato e confuso.

Polojaz si chiede cosa pensa l’analista quando gli viene posta direttamente la questione sull’odore nella stanza d’analisi. L’odore o la puzza collega l’analista al suo paziente come la madre al suo bambino. Il bambino è attratto al seno dall’odore della madre e così la madre sente l’odore del suo bambino, l’odore diviene base della relazione interpersonale.

Il gruppo concorda dell’importanza del timing. L’interpretazione dell’analista occorre sia delicata e al momento giusto. Quando i pazienti restano in silenzio, occorre tollerare il silenzio (che diviene ascolto), ma quando una paziente è gravemente ammalata Poloiaz pensa che l’analista debba accogliere esplicitamente in seduta anche il suo bimbo piccolo, (il Sé piccolo). Per quanto riguarda i pazienti gravi, occorre tenere presente la realta’ concreta, tener conto degli odori come nei primi tempi della vita. In casi gravi per evitare uno scompenso psicotico si e’ accolto anche il cane del paziente in seduta.

Il paziente con un’immagine di se’ di persona rifiutata, se l’analista rimanesse troppo in silenzio, si sentirebbe di nuovo “un rifiuto “ e si ripeterebbe il dolore provato nel sentirsi rifiutato dalla famiglia.

Un altro odore è quello delle borse e degli indumenti che rappresentano “l’armamentario dei pazienti”. Qualcosa che è fuori e può dar fastidio, occorre portarlo dentro. Come nel caso di Alex, se non si accogliesse la sua puzza, la sua aggressività  verrebbe lasciata fuori.

Si pensa all’olfatto come una funzione psichica transizionale, come il pupazzetto che odora della saliva e dell’urina del bambino e costituisce un modo di mantenere un contatto con il suo sé e con l’oggetto. Segnala brancolamenti di avvicinamento del bambino all’adulto, “ quel magma confuso di odio e amore per il padre e per la madre”.

Giovanni Zamboni, professore di fisiologia alla facoltà di Medicina di Bologna, ha proseguito il seminario con una relazione dal titolo: “L’olfatto come fondamento neurobiologico delle relazioni interpersonali”(2015), illustrando il modo in cui il corpo, nella fattispecie l’olfatto, funziona come modalità di relazione. La recezione olfattiva passa attraverso il talamo arrivando direttamente alla corteccia cerebrale, al sistema limbico e alle zone che riguardano le emozioni.  Una “telerecezione” di stimoli che provengono da lontano.

“In questo modo, l’olfatto opererebbe nell’interazione sociale più ristretta (tocco-mi lascio toccare verso odoro-mi lascio odorare). In relazione a ciò, si può notare come la posizione dei neuroni olfattivi sia tale da costituire una sorta di “sentinella” posta a difesa delle superfici corporee in contatto con l’ambiente esterno. L’esistenza di un controllo dell’accesso alle superfici corporee presuppone l’esistenza di una consapevolezza sia del limite spaziale di se stessi, sia della disponibilità di porre tali superfici in contatto con altri. Poiché l’emissione involontaria degli odori corporei può dipendere dalle emozioni, si può ragionevolmente pensare che nella diade odoro-mi lascio odorare si possano manifestare aspetti inconsapevoli dell’uso relazionale delle superfici corporee, che contribuiscono a tradurre alcuni aspetti dei sentimenti profondi dell’individuo  in termini odorosi”.

Benchè siano rari i resoconti onirici che riportano contenuti olfattivi tuttavia ci sono rilievi scientifici che dimostrano che la sensibilità olfattiva in certi casi raggiunge livelli elevati.

Collegato a questo è interessante il caso della paziente D. portato da Irene Binotto. In questo caso d’analisi il percepire con l’olfatto un “profumo maschile”  è ciò che ha permesso di raggiungere un territorio nuovo nella conoscenza psichica della paziente: una fantasia omosessuale verso la sua terapeuta che amplierà così lo scenario transferale. Il “profumo maschile” è legato a un sogno, portato nella seduta precedente, in cui la paziente bacia un bimbetto con un caschetto di capelli biondi alla Piccolo Lord. Il taglio di capelli descritto è come quello della sua terapeuta, quindi lei, come il Piccolo Lord, userebbe un profumo maschile. Tale pensiero risulta per la paziente più avvicinabile che quello di provare un’attrazione omosessuale nei riguardi della sua analista. La comunicazione non cosciente, elaborata dal sogno e percepita con l’olfatto, è stata la chiave d’accesso a ciò che era proibito: l’odore dei sentimenti in cui se la sessualità entra nella coppia analitica non è più solo “roba da cassonetto”, come nel ricordo del film “ Profumo”, ma un modo per sentire e sentirsi tenuta nella mente”.

Paola Sacchetti che si occupa di Disturbi del Comportamento Alimentare, pensa che in tali psicopatologie le radici eziopatogenetiche affondano nella preistoria del paziente, arrivando agli strati più profondi delle prime esperienze sensoriali del bambino, essendo l’olfatto forse il senso più primitivo, più ancestrale.   Essa riporta qui alcuni pensieri che vengono sostanzialmente condivisi :

1 nell’incontro tra due persone (come tra due animali) il primo problema è: “sei amico o non amico?” Cioè animali che non si conoscono si “studiano” subito ed è l’odore che determina la possibilità della amichevolezza, quindi del successivo avvicinamento fiducioso. Lo studio dell’Altro comincia sulla lunga distanza attraverso la vista, per poi proseguire sulla media distanza con l’udito, ma è sulla breve distanza, cioè ad appannaggio dell’olfatto, che si dice l’ultima sulla possibilità di contatto, di relazione.

2 attraverso le cellule sensoriali dell’olfatto e la successiva elaborazione delle informazioni è possibile (soprattutto negli animali) costruire una topografia spaziale che consente di individuare la posizione dell’Altro, preda o predatore che sia, a patto che si muova nello spazio; nella immobilità del soggetto questa possibilità di essere “individuato” si riduce.

3 gli studi in corso sul cosiddetto sonno REM ci mostrano che nelle varie fasi del sonno si verifica uno sospensione del sistema di termoregolazione oltre che di quello motorio. Perché? “Non lo sappiamo” risponde il dott. Zamboni “ però sembra che il sonno REM abbia un legame con il metabolismo”. L’ipotesi è che la sospensione dei sistemi motori (quindi l’ipotonia muscolare) e della termoregolazione liberino una certa quantità di energia (in tal senso “risparmiata” rispetto allo stato di veglia) che viene utilizzata per qualcos’altro. Sembrerebbe cioè che tale quota venga utilizzata dal SN “per sé stesso”, in una sorta di “auto manutenzione”, di cui farebbero parte anche i sogni.

Sacchetti si chiede se la relazione tra il sottopeso anoressico, ricercato come una questione di vita o di morte dalle pazienti,  e l’ipotermia che si viene a generare, possa avere a che fare col non sudare e quindi col non emettere odore. Anche la completa assenza di odore (seduta dopo seduta) potrebbe essere una comunicazione? Potrebbe rispondere ad un tentativo dell’anoressica di “non essere rin-traccia-bile”  secondo l’ipotesi di non essere “fiutabile” dal radar del predatore. Allora il non avere odore (diverse pazienti dichiarano di farsi la doccia prima della seduta) potrebbe far pensare ad una manovra arcaica, al confine con la biologia, del rendersi non de-predabile, anche nel senso di non saccheggiabile, svuotabile, di non appetibile in quanto “scomparsa”, immobile, in  apnea; in una sorta di rianimazione sospesa, dove tutte le energie vitali sono risparmiate per salvaguardare il potenziale del pensiero soggettivo. Fino a che l’analista, dopo tanto tempo, intuisce che forse c’è un messaggio criptico da svelare, un odore da trovare, l’odore della paura, congelato in una ibernazione sintomatologica dotata di senso.

Vi è dunque un collegamento tra traumi precoci e  difese primitive in cui il corpo è molto implicato. L’odore segnala l’impostazione inconscia della comunicazione e porta al riconoscimento delle emozioni. Un fatto corporeo, elemento beta-persecutorio può essere trasformato e alfabetizzato grazie al lavoro analitico e alla capacità di rêverie di analista  e  paziente insieme.

Bibliografia

Bruno W.1997 “La ferita di Filottete. Riflessioni sulla comunicazione olfattiva” Rivista di Psicoanalisi Anno XLIII n.1 gennaio-marzo !1997

Calvino I. 1986 “Sotto il sole giaguaro” Garzanti,

Freud S.1982-85 “ Caso di Lucy” Studi sull’Isteria 1985 Opere di S.Freud vol.1 Bollati Boringhieri

Spadoni A. 2007 “Il Teatrino analitico” in L’analisi va…Guaraldi Rimini

Spadoni A.2015 “L’Olfatto in Psicoanalisi” Presentato Seminari Multipli maggio 2015 Bologna

Zamboni G. 2015 “L’olfatto come fondamento neurobiologico delle relazioni interpersonali”.  Seminari Multipli maggio 2015 Bologna

Luglio 2015

Vedi anche:

Il report I Dialogo internazionale del CPB “La relazione analitica”

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