Only one encounter

Un solo incontro

Zanin L.
Società Psicoanalitica Italiana

L’argomento di questo lavoro è esaminare il setting particolare di un primo colloquio quando sin dall’inizio paziente ed analista sono a conoscenza del fatto che ci sarà questo unico incontro ed, alla fine, l’invio ad un altro analista per un eventuale trattamento.

Questa situazione è tipica nei servizi psicoanalitici istituzionali di consultazione dove, di solito, l’analista consultante non prende in carico, ma invia il paziente ad un collega. Ma può anche avvenire nella pratica clinica privata, per mancanza di tempo dell’analista o in altre situazioni particolari che descriverò. L’analista, in questo contesto, può sentirsi, persino più libero di intervenire rispetto ad un primo colloquio tradizionale. Facendo riferimento al concetto bioniano di visione bioculare può infatti attivare una visione più integrata e/o può prestare I suoi occhi al paziente, per offrirgli un altro punto di vista rispetto a se stesso.

In Italia i servizi di consultazione psicoanalitica hanno prodotto molti contributi e convegni scientifici (Landoni, Jaffè et altri, 2004; Spiombi, Verdicchio et altri, 2005) su questo “lavoro di frontiera”(Racalbuto, 2004). Le approfondite discussioni cliniche con i colleghi del servizio di consultazione hanno permesso di trasformare il mio approccio e di affinare il mio atteggiamento per offrire un “ascolto rispettoso” (Nissim, 2001), e di calibrarlo, anche nelle mia pratica privata. L’illustrerò attraverso due casi clinici.

Il mio scopo è dimostrare come una buona consultazione psicoanalitica, possa aprire un nuovo spazio potenziale e lasciare un segno, producendo un punto di svolta, un’ ”evoluzione” (Bion,1967) mettendo insieme aspetti dissociati e permettendone una nuova lettura.

 

Only one encounter

The issue of this paper is the examination of the particular setting of a first interview, when both patient and analyst know from the beginning that there will be only this encounter and at the end, eventually, a referral to another analyst for the treatment. This situation is typical of the interview in a psychoanalytical consultation service, where usually the consultant psychoanalyst does not take on a therapy, but refers the patient to a colleague. But it can also happen in a private practice because of lack of time of the analyst or because of other particular situations that I’ll describe. The analyst can feel even freer to intervene than in a usual first session and, according to Bion’s concept of binocular vision (1951), can activate a more integrate vision and/or can lend his eyes to the patient, to give him another point of view about himself.

The Italian psychoanalytical consultation services have produced many congresses and scientific contributions (Landoni, Jaffè et oth.2004, Candela, Salvadori, Spiombi et oth. 2007, etc. etc.) have been published about this “land of exploration” ( Giosuè, 1998) and “work on the frontiers” (Racalbuto, 2004). The thorough discussions of consultation service cases with my colleagues have permitted me to transform my approach and to sharpen my attitude to offer a “respectful listening” (Nissim, 2001) also in my private consultations, especially to calibrate it. I wish to illustrate this through two clinical cases. My aim is to demonstrate how a good psychoanalytical consultation, which opens a potential space to see in a different way, can leave a sign and produce a turning point, an “evolution” (Bion, 1967), as it can put together dissociated aspects, giving a new more integrate reading.