Parole dell’Io. Roma, 26 ottobre 2017. Report di Tito Baldini

Report de  “Parole dell’Io”

A Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università, il 26 ottobre ha preso il via l’iniziativa “Parole dell’Io”, che vede coinvolta la SPI in una collaborazione con lo storico Ateneo romano, nello specifico il Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche. La collaborazione formalizzata con tale Dipartimento iniziò con un Freud’s Bar, organizzato a inizio ‘17 dai due Centri SPI romani sotto la regia di Claudia Spadazzi, sul tema de “La scrittura come cura”, inserito nel percorso accademico degli studenti di Lettere, presenti molti di loro ma anche docenti incuriositi; un evento riuscito, che ha favorito rilanci. A seguito, uno di noi fu chiamato a tenere una lezione su “Italo Calvino e la Psicoanalisi” (una esposizione a partire dalle opere dell’autore e dai volumi di psicoanalisi presenti negli scaffali della sua biblioteca domestica): tanti giovani e Prof., vicinanza, empatia tra professioni e generazioni, sotto l’egida dell’incontro tra saperi. Dato il risultato, l’evento fu riproposto al “Circolo dei lettori” di Torino, ove la SPI fu rappresentata dal patrocinio del Centro Torinese di Psicoanalisi e del Centro Psicoanalitico Di Roma; oltre ai nostri, i patrocini di Regione Piemonte, Città di Torino, Biblioteche civiche torinesi, Sapienza Università e Fondo Calvino tradotto.  “Parole dell’Io” consta di dieci incontri (ottobre ‘17 – gennaio ‘18), in ciascuno un’opera di narrativa italiana, da Dante a Calvino, una parola evocatrice, due relatrici o relatori: italianista e  psicoanalista. Entriamo nel primo evento, II e V Canto Inferno, Dante; parola prescelta, amore: “Aula I” che fu di Ungaretti e Sapegno ed è di Asor Rosa, un emiciclo ad anfiteatro greco con 400 posti a sedere, empita fin sugli ampi spazi di scalinate e piano terra, giovani accomodati al suolo, persone di tutte le età sulle sedie, qualche nome di spicco fra psicoanalisti, accademici di Lettere e artisti. Il gruppo di collaboratori volontari che accompagna l’intero ciclo – dieci ragazzi d’oro che accolgono, conducono gli anziani ai posti riservati, le scolaresche in alto, ne spicca una: la docente e una ventina di adolescenti liceali – registrano al bancone circa 500 iscritti. Dopo i saluti d’accoglienza del Presidente di Facoltà Asperti e del Vicedirettore del Dipartimento Inglese in vece del Direttore Solimine, inni alla positività dell’esperienza d’intreccio tra le due discipline vicine e sinergiche, parla, in rappresentanza della SPI, il Vicepresidente Castriota. Una presentazione a braccio, sentita, calda, un’oratoria sobria, colta e al tempo stesso per tutti comprensibile, di chi sa parlare di psicoanalisi a un pubblico non specialistico: ha presentato la Società, gli scopi, la storia, le molte aperture nel mondo interno ma anche in quello esterno, le Realtà locali, per poi venire allo specifico della iniziativa e dell’incontro, il tutto senza invadere, senza togliere ai relatori, in un sapiente equilibrio. I coordinatori e ideatori dell’iniziativa – per loro strategia condivisa col Comitato scientifico per noi presenziato da Castriota – rimangono sullo sfondo e come maggiordomi amministrano. Prende la parola Inglese, dantista di fama planetaria e autore di testi insigni sul tema, il quale, per ciascuno dei due Canti, presenta il passaggio a suo avviso clou sul tema amore. Per il primo, il “gli occhi lucenti” di una Beatrice pudicamente commossa alla fine dell’incontro con Virgilio; per il secondo, l’episodio di Francesca e del suo amante Paolo. Alta sia l’emozione della sala, silenziosissima alla lettura dei versi centrali, sia la curiosità suscitata dal commento erudito dello studioso. E’ la volta per la psicoanalisi del già presidente Chianese, anch’egli a braccio, una moltitudine di foglietti e libri, anche quelli d’Inglese; da subito entra in contatto col pubblico, lo fa interessare, commuovere, incuriosire, vola tra gli svenimenti di Freud e quelli del protagonista dantesco, gli amori dell’uno e dell’altro, tra il concetto di transfert e la “fiamma” dell’altissimo poeta che al meglio lo rappresenta, tra la sessualità per Lacan e quella di Francesca e Paolo, e ancora tra questi ultimi e Jung e Sabina Spielrein, e ancora Freud e Marta con foto di anziani e lettera di gioventù, e ancora Freud e Jung e Ferenczi, e ancora volare tra tutti costoro, Beatrice e Dante compresi e il concetto di amore: una meraviglia. Applaudito a lungo, forse anche per salutare un evento che ha trascinato gli animi molto oltre l’orario di fine; persone che anche dopo hanno voluto condividere coi relatori, nell’aula, poi nell’ampio corridoio d’Ateneo, infine presso la scalinata resa ai molti nota dalle foto delle occupazioni del 1977. “Una festa della cultura”, ha definito il pomeriggio di studio un entusiasta Chianese scendendo quei gradini, mentre nel sottostante piazzale della Minerva se ne sentiva, da voci giovani, ancora parlare.

Tito Baldini