REPORT BRUXELLES 2 APRILE CHILD PSYCHOANALISYS PRECONFERENCE

articolo a cura di Maria Naccari

Da qualche anno  partecipo
alla conferenza annuale della European Psychoanalitical Federation 
immergendomi progressivamente nell’atmosfera di confronto di approcci
psicoanalitici diversi, che rappresenta la specificità e la ricchezza
di questo convegno.

Quest’anno a Brussels (22th
Annual Conference, Using different forms of unconscious communication)
ho contribuito alle presentazioni cliniche della Child Psychoanalisis
Preconference portando due sedute consecutive di analisi di un bambino.

Secondo il Weaving Thought
Method le associazioni e i pensieri dei partecipanti al piccolo gruppo 
nella discussione, che consegue alla lettura del materiale clinico di
ciascuna seduta, “senza memoria e senza desiderio” (senza cioè
alcuna introduzione relativa alla storia del paziente ad eccezione del
sesso, dell’età, della frequenza e della data d’inizio della terapia),
costituiscono una rete di interventi fra loro collegati in una fitta
trama, che si organizza con il progressivo ampliarsi del pensiero del
gruppo sulla seduta.

Cosa succede, invece, nella
mente del presentatore che in silenzio ascolta il dibattito e si riascolta
come facente parte della coppia analitica al lavoro?

Per quanto mi riguarda ho vissuto
un’esperienza sorprendente, diversa e più toccante rispetto ad altre
volte in cui avevo presentato del materiale clinico a gruppi di colleghi.

Il silenzio, infatti, in cui
la metodica mi ha collocato dopo la lettura delle sedute non mi ha costretto
ma  ha lasciato spazio per lasciare emergere dentro di me le letture
degli altri e affinare la mia capacità ricettiva. Mi sono resa conto
che alcuni aspetti delle sedute e della relazione terapeutica per me 
evidenti non lo erano allo stesso modo per tutti e, viceversa, le associazioni
degli altri mi hanno aiutato a trasformare i miei strumenti e a migliorare
il mio approccio.

Come nell’Infant Observation 
si osserva la coppia mamma/bambino in silenzio, in quest’occasione
ho avuto modo di ascoltare ed osservare in silenzio un’altra coppia,  
me stessa e il mio paziente,  mentre il gruppo,  una complessa
officina delle menti, con funzione terza nei nostri confronti, elaborava,
decifrava e decodificava il nostro lavoro.

Il mio silenzio nella discussione
mi ha consentito di cogliere gli interventi e le coloriture emotive
differenti, che scaturiscono anche dai diversi approcci teorici, 
tecnici ed anche dalle differenti nazionalità dei colleghi, che costituisce
nel complesso una ricchezza estrema di contenuti e modelli.

Non solo, quindi, “l’ascolto
dell’ascolto” mio nei confronti del paziente e delle sue risposte
ma “l’ascolto dell’ascolto” del gruppo nei nostri riguardi,
affinando, quindi l’ordito di una trama condivisa di significati e
confronti.    

Alla fine, quando è concesso
dalla metodologia scelta dare al Gruppo di discussione qualche breve
informazione sul caso e sulla storia  del paziente, mi sono sentita
con la mente più sgombra, non solo dai pregiudizi e dai giudizi altrui
sul mio modo di lavorare, che  in una presentazione ovviamente
è fisiologico che emergano, ma anche per l’impatto trasformativo
sul mio controtransfert nei confronti del paziente, che questa esperienza
ricca di pensieri, sentimenti, emozioni e differenti forme di comunicazioni
inconscie, proprio come il tema della Conference suggeriva, ha in qualche
modo attivato.

Perciò ho cambiato in progress
per certi aspetti  le note conclusive e ho raccontato la stessa
storia con una ottica lievemente differente.  

Tutta la Conference poi è
stato stimolante, come sempre sia nelle plenarie che per la sua modalità
organizzativa che offre, come è noto,  confronti sul materiale
clinico nell’esperienza con i suoi differenti Working Party.