XIX Colloque Des Arcs-Françoise Brette, 30 gennaio-1 febbraio 2015

Report Arcs 2015

XIX Colloque Des Arcs-Françoise Brette, 30 gennaio-1 febbraio 2015

(a cura di Chiara Rosso)

Questa XIX edizione del ‘Colloquio Des Arcs-Françoise Brette’ Franco-belga-italo-svizzero ha avuto per tema: “ Il corpo, il legame e il transfert narcisistico nella cura” .Il Comitato scientifico è stato, come sempre, presieduto da René Roussillon affiancato dai colleghi Sidney Cohen e André Carel in qualità di discussant. ( Gruppo psicoanalitico di Lione, Rhône-Alpes, GLPRA -SPP). Sei colleghi italiani hanno partecipato attivamente all’evento. Rinviamo al report del 2013, comparso su Spiweb, l’approfondimento degli aspetti logistici ed organizzativi di questo Colloquio biennale che ha luogo in Francia, nel complesso alberghiero della stazione sciistica di Arcs 1800, nel cuore delle alpi savoiarde e a pochi chilometri del paesino di Bourg-Saint-Maurice. E’ necessario iscriversi in anticipo poiché l’incontro si svolge all’hotel du Golf , un’ ampia struttura alberghiera situata sulle piste da sci e dotata di welness ma che tuttavia ha una disponibilità di posti limitata; il numero dei partecipanti al Colloquio oscilla generalmente tra le 60 e le 150 persone.

Si tratta di un incontro “montano-psicoanalitico” nel vero senso della parola perché oltre ad offrire un’occasione di lavoro veramente proficua assieme al gruppo psicoanalitico di Lione e gli ‘habitués’ dei colleghi parigini, belgi e svizzeri come membri dell’organizzazione scientifica in senso lato o come semplici partecipanti, lascia il tempo di godere di un certo relax o di dedicarsi agli sport invernali. Le sessioni di lavoro che comprendono una presentazione clinica di una trentina di minuti ed una discussione e riflessione di gruppo di circa un’ora e mezzo, sono così organizzate: il sabato mattina ci si riunisce dalle 9.15 alle 11.15, il pomeriggio dalle 17.15 alle 19.00 e la domenica mattina dalle 9.15 alle 11.15, ora della chiusura dei lavori. L’organizzazione scientifica fornisce inoltre l’assistenza di maestri di sci per chi lo desideri e l’hotel alberga locali attrezzatissimi di noleggio e di gestione del materiale sciistico.

Per quanto riguarda gli argomenti di questo incontro scientifico, possiamo leggere nella presentazione al Colloquio di Roussillon che: “Se da un lato la dimensione narcisistica ripropone le tracce dei legami primitivi che caratterizzano le origini psichiche del soggetto, dall’altro essa racchiude momenti significativi delle successive evoluzioni e delle riorganizzazioni che improntano l’economia narcisistica dell’individuo adulto” , mentre a proposito del corpo e delle dinamiche di transfert si sottolinea la presenza dello “ sviluppo di una dialettica serrata tra ciò che è di provenienza dell’oggetto e il messaggio senso-motorio di origine corporea. Da questa tensione scaturisce la forza organizzatrice del ‘transfert di base’ che presiede agli aspetti narcisistici della costellazione transfert-controtransfert.”

In Inibizione sintomo e angoscia (1925)Freud distingue l’angoscia-segnale dall’angoscia di morte. Roussillon mette in luce come, proprio attraverso il corpo, considerato il parente povero della psicoanalisi, si esprima una funzione di comunicazione dell’angoscia; il corpo diventa allora il ‘messaggero’ della dimensione psichica emotiva. Se dunque per Freud si può ipotizzare il contenimento di una angoscia debordante o la reintegrazione nell’Io di un affetto, sul piano strettamente corporeo invece, tenendo conto della nuova linea metapsicologica tracciata da Winnicott relativa alla funzione e all’uso dell’oggetto, il riappropriarsi di un affetto è possibile solo come esito di un avvenuto rispecchiamento interno. “ Tra l’Io e il sé vi è di mezzo l’oggetto” precisa Roussillon e ciò tocca la questione della funzione speculare del rispecchiamento che dovremmo piuttosto intendere come transmodale.( La percezione transmodale è descritta, a proposito dei neonati, nel 1987 da Stern. Questo termine mette in luce come una modalità sensoriale, per esempio quella sensorio uditiva del bambino, venga riprodotta nel registro sensoriale motorio della madre, NdR.). La funzione di rispecchiamento dell’oggetto da parte della madre non va allora considerata come una restituzione precisa del vissuto del bambino; lo specchio dovrà essere ‘intelligente’ e non riflettere esattamente l’oggetto (o l’Altro-soggetto secondo l’accezione di Roussillon) ma è proprio attraverso lo scarto (cioè attraverso lo spazio tra il ‘trovato’ e il ‘creato’ secondo la teoria dell’oggetto ‘trovato-creato’esplicitata da Winnicott e ripresa da Roussillon) che si innesca la capacità di simbolizzazione con la scoperta della realtà esterna e si avvia il processo di soggettivazione dell’individuo .

Riflettendo sul transfert narcisistico, Roussillon puntualizza inoltre come il 65 per cento delle interazioni precoci tra madre e bambino costituiscano un esercizio di ‘messa a fuoco’ e di adattamento, o di atunement del legame in costruzione. All’interno della coppia madre-bambino questa comunicazione potrà però fallire quando il messaggio inviato non susciti una risposta soddisfacente oppure cada nel vuoto senza nessuna eco di riflesso. A questo punto un messaggio senza risposta potrà spingere il bambino a ritirarsi dalla comunicazione. Viene meno così il potenziale simbolizzante del messaggio proprio di un collegamento riuscito.

Il non-avvenuto riemergerà nella clinica rendendo difficile la possibilità di ritrovare qualcosa che di fatto non si è mai perduto perché mai- accaduto, benché come sappiamo- aggiunge chi scrive alla luce dei lavori di Roussillon sulle patologie narcisistiche identitarie- le tracce di questo fallimento persistano e tendano a riemergere attraverso la coazione a ripetere. Rinviamo ad altra sede ( e- perché no-all’imminente Convegno bolognese del 14-15 febbraio 2015 a cui partecipa Roussillon) l’approfondimento relativo ad alcuni aspetti della relazione analitica coinvolgenti l’inconscio non rimosso nonché le caratteristiche dei ‘fueros’ ovverossia delle “ sopravvivenze del passato” descritte da Freud e riprese da vari autori tra cui Roussillon che li collega a diversi livelli di simbolizzazione.

Il primo caso clinico viene esposto da Bernard Sage (Lione) nel corso della mattinata di sabato. Si tratta di una analisi complessa in una situazione traumatica e con aspetti incestuali. Il discussant Carel, rileva il ruolo difensivo della sessualità sia nel contesto famigliare stretto del paziente che nella dimensione transgenerazionale. D’altra parte Roussillon nota come talvolta la sessualizzazione delle relazioni costituisca una spinta al legame senza peraltro rappresentare una modalità di simbolizzazione. Egli sottolinea anche, in merito all’evocazione del concetto di ‘transfert transgenerazionale,’ che tale transfert, nella misura in cui ‘viene da dietro’, abbia caratteristiche invasive, pervasive , di inibizione e di sabotaggio. Viene messo in luce l’intreccio tra la traumaticità dell ’’attuale’ e la temporalità bloccata e la necessità di riattivare una temporalità ‘storica’ attraverso la messa a fuoco della giusta distanza tra il paziente e l’analista, aspetto che nel caso in oggetto si esprime anche col sapiente crescendo del numero delle sedute. Nel corso della presentazione di Sage infatti tale processo appare brillantemente descritto dal relatore ed efficacemente condiviso con i partecipanti.

Il sabato pomeriggio è la volta di Françoise Debenedetti (Parigi) che presenta una situazione analitica la quale decolla all’ombra di un contesto terapeutico appartenente al passato, dall’alone misterioso ed indefinito. Questo caso offre l’interessante possibilità di riflettere in modo corale sulle conseguenze cliniche di un contratto terapeutico in qualche modo ‘estorto’ dal paziente nei confronti dell’analista. Sembra infatti che l’analista “non abbia potuto dire di no” all’ imperativa richiesta di analisi ; del resto questa impronta iniziale non manca di riflettere, come emergerà nel corso dei lavori, la storia sofferta e a tratti perversa del paziente per il quale, le dinamiche di invischiamento nella relazione con l’altro sembrano attualizzare la ripetizione di un vissuto traumatico. I molteplici interventi innescati dai brevi ed incisivi commenti dei due discussant, si dipanano in più direzioni: dal tema della vergogna, all’evidenziazione degli aspetti tecnici a cui ricorre l’analista, come ad esempio il transfert di rovesciamento (esplicitato da Roussillon nei suoi lavori sulle patologie narcisistiche identitarie) ed infine all’emergere di una ‘paradossalità distruttiva’ che tenta in modo ricorrente, fortunatamente senza pieno successo, di mettere in scacco l’analista e dunque l’analisi impedendo l’installarsi di un cambiamento. Alla fine della presentazione e in accordo con la Debenedetti i partecipanti al Colloquio si augurano di poter ridiscutere questo caso in una delle prossime edizioni scientifiche, onde seguirne gli sviluppi che si delineano promettenti.

Nel corso della mattinata conclusiva di domenica, Jean-Pierre Matot (Belgio) presenta il caso di un adolescente molto problematico. In questa situazione clinica veniamo particolarmente colpiti dalla disconnessione tra pensiero, corpo ed affetti che domina la sintomatologia del ragazzo. Attraverso lo stile narrativo, sottolineiamo la capacità del collega Matot, di mettere per così dire ‘in scena’ i vissuti del paziente, offrendo ai partecipanti una sorta di ricostruzione ‘tridimensionale’ delle tematiche affrontate. In effetti Matot , prima ancora di procedere alla lettura di questo difficile caso punteggiato da vuoti affettivi, ha modo di riscaldare la platea con sue associazioni controtransferali; egli ci racconta le sensazioni personali ed alcuni stralci onirici emersi durante la notte, alla vigilia della presentazione. E’ come se Matot avesse saputo controbilanciare l’inquietante freddezza nonché la disperazione che poi trasparirà dalle righe del testo attirando la nostra attenzione e predisponendoci all’ascolto. Il commento del discussant Cohen è ricco di stimolanti riferimenti teorici e restituisce una centralità al pensiero stimolando una attività metacomunicativa. Assieme agli interventi della platea si completa così la tridimensionalità dell’architettura narrativa nel suo complesso , riconnettendosi in qualche modo il corpo, l’affetto e i pensieri.

Come sottolineato nel precedente report, la singolarità di questo evento scientifico che ricalca nel suo funzionamento alcuni aspetti presenti nei piccoli gruppi FEP (Congresso europeo di psicoanalisi) risiede nella realizzazione di una comunicazione serrata tra i partecipanti, da cui emerge un pensiero gruppale al lavoro. L’elemento di novità è rappresentato dal fatto che questo processo avvenga all’interno di un gruppo piuttosto numeroso, un aspetto non scontato. Grazie dunque ad una brillante regia e ad un’ ottima connessione tra comitato scientifico ed organizzazione, quest’ultima ad opera di Julien Ben Simon e di Dominique Reydellet, il passaggio dal pensiero psicoanalitico alla pratica sciistica (o al relax) avviene in modo naturale e piacevole.

Dulcis in fundo: la serata del sabato, dopo lauta cena savoiarda a base di ‘raclette’ vede la maggioranza dei partecipanti (anche i notoriamente non ballerini come la sottoscritta) invadere la pista da ballo con Ben Simon e Roussillon particolarmente scatenati. Dobbiamo ringraziare l’atmosfera disinibente dovuta all’altitudine montana o il tasso alcolico non ben quantificabile? Un mistero da sciogliere oppure no…

PS. Per correggere l’eccessivo entusiasmo che rischia di trasparire da questo report vorrei segnalare un paio di aspetti negativi. Il primo: le piste da sci non sono battute. Il secondo: si rischia di rimanere nell’hotel oltre al limitato periodo congressuale visto le frequenti bufere di neve che ‘sequestrano’ più o meno piacevolmente i coraggiosi partecipanti impedendone talvolta, il pronto ritorno a casa.