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CdPR – Report Giornata con Florence Guignard Roma 26 febbraio 2011

28/06/11
Report  Giornata con Florence Guignard

Report Giornata con Florence Guignard

Convegno tenuto a Roma al Centro di Psicoanalisi Romano il 26 febbraio 2011

La Giornata con Florence Guignard si inserisce in una serie di iniziative che il Centro di Psicoanalisi Romano intende proporre sulla psicoanalisi del Bambino e dell’Adolescente al fine di favorire un’ampia riflessione fra i colleghi che operano in contesti diversi. Le tematiche proposte riguardano il lavoro clinico e la teoria,  temi attuali di grande interesse o storici, come l’interpretazione, strettamente collegati alla clinica che nel corso del tempo sono stati al centro di ampi dibattiti  anche per l’allargamento del campo di intervento della psicoanalisi.

La Giornata aperta, promossa e organizzata dal Referente per l’aggiornamento nella psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti e dal Segretario Scientifico del Centro, ha visto una numerosa partecipazione di psicoanalisti, psicoterapeuti e colleghi che lavorano nei Servizi, con i quali abbiamo avviato un dibattito ricco ed interessante. L’argomento scelto, l’Interpretazione e l’Interpretare, trasversale alle fasce di età, ha interessato molti colleghi che lavorano prevalentemente o esclusivamente con adulti stimolando un incontro e un dibattito fertile. Quello che segue è una sintesi di alcuni dei punti principali degli interventi della Giornata.

 

Giorgio Campoli introduce la Giornata con il lavoro di Wallerstain (1988) dal titolo “One Psychoanalysis  or many”  in cui l’autore si interrogava, schierandosi a favore della matrice unitaria, sui fondamenti comuni propri dei diversi modelli della psicoanalisi post classica. Pone la domanda se il riferirsi della Guignard alle età della vita alluda solo all’età della vita dell’analizzando oppure si possa riferire anche alle interpretazioni nelle diverse età della vita dello psicoanalista, una vita professionale che inizia nell’età adulta, continua nella terza età, ma pesca nell’infantile e nell’adolescenziale di ciascuno. Nell’interessante excursus sulle definizioni di interpretazione partendo da quella classica di Strachey (1934), di Laplanche e Pontalis (1967) e molti altri autori … Campoli  sottolinea come sia mutato il panorama teorico-clinico  della psicoanalisi, e l’interpretazione così come ogni altro aspetto teorico, metodologico e tecnico, è stata sottoposta a
significative revisioni. Vi è stata una profonda riflessione sugli stili interpretativi, il cosa, il come, il perché, il quando interpretare, che ha portato ad un cambiamento dovuto soprattutto all’allargamento del campo di. intervento della psicoanalisi. Fra gli psicoanalisti citati sulle mutazioni del concetto di interpretazione vorrei ricordare A. H. Modell (1992), il quale sostiene che le interpretazioni si fondano sul linguaggio, ma anche su processi di attualizzazione simbolica mediate dall’azione. Mutamenti nel concetto di interpretazione sono dovuti anche all’importanza che viene data alla condivisione del vissuto e allo sviluppo del contenitore (Bion 1992, Ferro
2003).

Di fronte ad un dibattito che rischia di abolire ogni gerarchia fra i fattori terapeutici e di considerarli tutti aspecifici Campoli  sottolinea la centralità e la specificità dell’interpretazione.

Carla Busato Barbaglio rispetto al tema dell’unicità dell’interpretazione nel doppio senso dell’unicità dell’analista e della sua funzione, introdotto dalla Guignard, si chiede se non sia necessario riconoscere che una terza unicità, quella relativa alla costruzione dell’esperienza condivisa nel qui e ora di ogni seduta e di ogni analisi, imponga modalità differenti e uniche se si è in relazione con un bambino piuttosto che con un adulto. Si interroga su una inversione di tendenza
tra un sapere analitico che interpreta sogni, significati, disegni, comportamenti e un modo di lavorare che accoglie e tenta di comprendere ed elaborare insieme.

Viene ripreso il tema delle competenze per la psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti e delle conoscenze che derivano dagli apporti dell’infant research e delle neuroscienze. Se la mente arriva a maturazione attorno ai 25 anni passando attraverso trasformazioni che ne connotano gli stadi di crescita in modi peculiari, altrettanto peculiari devono essere le competenze richieste per
essere e stare nella relazione nel tempo della crescita.

Anna Maria Nicolò riprende in modo originale vari punti del testo della Guignard fra cui la distinzione fra funzione e attività interpretativa, dove la funzione interpretativa esiste potenzialmente nei due protagonisti della scena analitica. Sottolinea l’uso che il paziente fa dell’analista come persona intera e non solo per le interpretazioni che l’analista gli fornisce; nota come a volte il paziente sia raggiunto più che dalle interpretazioni, dal cambiamento dell’analista nella relazione analitica “dalle trasformazioni indotte in noi dalla relazione analitica e da quanto noi comprendiamo nella coppia con lui”.

Riprende il tema della “interpretazione sognata” come un funzionamento della nostra mente aperto all’ascolto e alle libere associazioni, animato dalla curiosità e aperto all’imprevedibile, un funzionamento che riguarda anche la coppia analitica. Fa riferimento a Bollas C. (1996) e De Toffoli C. (2007) per  parlare di un sognare condiviso in un’area intermedia.

L’altro tema ripreso e discusso riguarda l’affermazione della Guignard che la psicoanalisi sia una e indivisibile, la Nicolò sottolinea la specificità dell’analisi del bambino e dell’adolescente dovuta alle peculiarità del loro funzionamento mentale. Ma il fatto che ci siano delle specificità, che vanno conosciute e rispettate e che possono comportare delle variazioni della tecnica, non significa uscire dal campo della psicoanalisi. All’interno di un dibattito su questo tema la Nicolò è a favore della specificità nell’unità della psicoanalisi.

Mario Priori ha portato il lavoro con  un bambino di 6 anni e mezzo, un materiale clinico molto delicato che permette di entrare nel vivo delle difficoltà specifiche che comporta l’analisi con un bambino; è evidente la qualità artigianale e creativa del lavoro in cui il transfert è immediato ma il rapporto con il paziente si stabilisce a poco a poco. L’analista fa esperienza della qualità della sofferenza del bambino e attraversa con lui un ancestrale accumulo di memorie traumatiche. Priori ci mostra come per fare interpretazioni sia necessario che ci sia una mente sufficientemente strutturata da poterle accogliere.

Il tenere nella mente e contenere dell’analista viene paragonato ad un vero e proprio esercizio Zen…ed è il bambino a diventare capace di creare nessi, collegamenti, rappresentazioni.

Basilio Bonfiglio descrive le trasformazioni nella concezione e nell’uso dell’interpretazione che si sono succedute dagli anni ’70 e come sia stato riconosciuto il contributo personale dell’analista alla costruzione e allo sviluppo del processo analitico. L’assunto generale che l’analista eserciti un’influenza significativa sugli eventi che si svolgono nella stanza di analisi  ha creato le condizioni per il il passaggio ulteriore al concetto di “campo analitico”. Ripercorre il contributo teorico della SPI attraverso i convegni che si sono succeduti  e valorizza in particolare il contributo di elaborazione del nostro Centro. Propone alcune “linee guida” che si è dato nell’uso oggi delle interpretazioni. Esprime una perplessità verso la tendenza a settorializzare sia nel senso di distinguere per sindromi, che nel separare nettamente tra analisi di bambini, adolescenti e adulti.

Roberta Di Lascio propone una riflessione sulle forme dell’interpretare nell’analisi infantile.
Viene messo in evidenza come la disposizione all’ascolto sia la stessa di quella dell’analisi con gli adulti, ma che, per interpretare a un bambino, sia necessario costruire, attraverso gli strumenti più vicini, propri della mente infantile, un legame con la parola; l’analista si trova ad usare modalità diverse di interpretazione oscillando tra quelle simboliche in senso stretto, ad altre, come il gioco , in cui è coinvolto anche il corpo. Viene inoltre sottolineato come, nel momento in cui un bambino si rivolge all’analista è al bambino “tra loro”, frutto dell’incontro degli aspetti infantili di entrambi che l’analista parla, con un linguaggio che attinge all’esperienza sensoriale, corporea e affettiva di entrambi.

Tonia Cancrini tratta il tema dell’interpretazione considerando fondamentale la funzione della mente della madre prima e dell’analista poi perché si passi da -k a k.  Riprende il concetto di Winnicott di holding e quello di Bion di contenitore-contenuto e di reverie. Sottolinea come la possibilità espressiva dell’inconscio attraverso l’agire, venga prima per il bambino di ogni comunicazione conscia. Quando è attiva la modalità dell’acting è necessario che l’analista riesca a contenere e capire attraverso la sua reverie e questo permette di riprendere il contatto con quella zona oscura che così pesa nel vissuto del bambino. L’analista costruisce un ponte con la sua mente e l’interpretazione che mette a contatto aspetti diversi del bambino promuovendone la crescita.

Da tutto  questo si evince l’interesse che ha suscitato nel panorama romano questa Giornata che ha visto l’affluenza di numerosi colleghi e un ricco e vivace  dibattito.

A cura di Gabriella De Intinis, referente B/A del CdPR.

 

Breve  presentazione di Florence Guignard:

E’ dal 1970  Psicoanalista a Parigi di bambini adolescenti e adulti;

Dal 1982 è membro formatore e supervisore della Società Psicoanalitica di Parigi di cui è stata per due volte vice Presidente;

Membro del Comitato per l’Infanzia e l’Adolescenza dell’IPA nel 1984 ha fondato assieme ad A. Anzieu la Società di Psicoanalisi Infantile;

Nel 1994 ha fondato la Società Europea di Psicoanalisi dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SEPEA) di cui è attualmente Presidente, al terzo mandato;

E’ Responsabile della Ricerca del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica;

E’ redattrice dell’Année Pschoanalytique Internationale.;

Ha pubblicato più di 200 articoli in riviste specializzate;

Ha pubblicato due libri: “Nel vivo dell’infantile”(1999), ed. Borla  e “Pulsioni e vicissitudine dell’oggetto” (2000), ed, Borla;

Articoli pubblicati in Italia:

Arnoux D. Guignard F. (2003) “Significato dell’identità di genere nel setting analitico”, Riv. di Psicoanalisi;

Guignard F. (2006) “Persone e oggetti nel legame analitico”, Riv. di Psicoanalisi;

Guignard F. (2010) “Lo psicoanalista e il bambino nella società occidentale di oggi”, Riv. di Psicoanalisi.

 

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