Report Preconference Psicoanalisi Infantile FEP Londra 2010

All’interno della Conferenza FEP che si è svolta Londra il Forum Europeo per la Psicoanalisi Infantile ha organizzato alcune iniziative relative alla psicoanalisi dei bambini di cui può essere utile restituIre un breve feed back ai colleghi .

La prima iniziativa è stata le pre-conference, già pubblicizzata sul nostro sito, dedicata alla discussione di materiale clinico in piccoli gruppi, utilizzando il metodo dell’weaving thoughts. Quest’anno hanno partecipato 66 persone, (inclusi presentatori e moderatori), divisi in 4 gruppi, 3 di lingua inglese ed uno di lingua francese. Sono state discusse le sedute cliniche di 6 bambini, di un adolescente e di un adulto. Nella seduta plenaria finale in cui è stato richiesto ai partecipanti di riportare le loro impressioni relativamente all’esperienza si è potuta apprezzare una generale soddisfazione, anche in chi era la prima volta che partecipava. P.e. una collega ha riferito che si è sentita più libera nella scelta delle sedute da presentare al gruppo, non dovendo riportare tutta la storia del paziente. Un’altra collega ha sentito che la discussione nel gruppo le aveva consentito di "rimodellare"  la storia del paziente, offrendole un’altra prospettiva di lettura dell’hic et nunc. Un punto di discussione si è aperto attorno all’opportunità di presentare materiale clinico relativo a pazienti adulti, trattandosi di una pre-conference sulla psicoanalisi dei bambini. Alcuni partecipanti sostenevano la priorità di lasciare questo spazio interamente all’analisi infantile, essendo così rare le occasioni scientifiche in questo settore; altri ritenevano invece che offrendo anche agli analisti degli adulti la possibilità di presentare del materiale clinico si creavano le condizioni di una contaminazione feconda evitando il rischio di un eccessiva "ghettizzazione" per gli analisti dei bambini; altri infine hanno sostenuto che la possibilità di confrontare la psicoanalisi dei bambini con quella degli adulti, coincide con un bisogno di integrazione intrinseco a chi lavora con entrambe le fasce di età. Il confronto con analisti che lavorano esclusivamente con adulti potrebbe allora rivelarsi molto creativo per individuare differenze, analogie, specificità, adattamenti della tecnica etc etc.

La seconda inziativa è stata l’infant-parent workshop. Marie Christine Laznick, un’analista lacaniana di origini brasiliane e che lavora in Francia a Parigi, ci ha presentato il suo lavoro con le madri e i bebè a rischio di evoluzione autistica. Riprendendo la rielaborazione lacaniana del circuito delle pulsioni di Freud, l’autrice sostiene che ai bebè a rischio di autismo manca il terzo tempo della pulsione, quello cioè in cui il bebè si fa oggetto della pulsione orale della madre, evidenziabile in quelle interazioni in cui il bambino si "offre" a lei , inarcando il pancino, o porgendole un piedino per "farsi mangiare"… Il trattamento precoce si basa pertanto su una rivitalizzazione del circuito pulsionale tra la madre e il bebè attraverso un’azione di sostegno e di enfatizzazione delle emozioni che circolano, da parte del terapeuta  La discussione nel panel, ricca e appassionata, si è svolta attorno ad un video che mostrava le sequenze del trattamento madre-bambino di un bebè che a 4 mesi presentava dei chiari segni di rischio autistico e che ha poi mostrato una graduale ripresa della traiettoria evolutiva verso la piena normalità.

Nell’work shop dedicato alla psicoanalisi infantile, il terzo evento della conferenza, K.Zeuthen a J. Gammelgaard hanno presentato un lavoro teorico sulla mancata integrazione tra la teoria freudiana relativa alla sessualità infantile e altre teorie che si sono maggiormente focalizzate sullo sviluppo del bambino. Tracciando un filo conduttore tra i concetti di alcuni psicoanalisti (Balint, Bowlby, Laplanche) le autrici approdano ad una teoria della sessualità infantile che combina la teoria delle pulsioni con quella dell’intersoggettività. L’idea era quella di completare l’esposizione con un commento di alcune vignette cliniche adottando le diverse prospettive teoriche illustrate;  purtroppo il lavoro è risultato sbilanciato nella parte teorica e la scarsità di partecipanti al workshop non ha favorito la vivacità della discussione. La discussione è stata invece molto animata nel panel parallelo che si è svolta il sabato pomeriggio attorno alla presentazione dei tre lavori relativi al tema dell’amore e della sessualità nei bambini, negli adolescenti e negli adulti. Le tre relatrici, S.Maestro, E. Laufer, E. Schmid-Kitsikis hanno presentato tre lavori teorici e clinici attorno a cui si attivata una intensa discussione relativa ad aspetti di tecnica (praticabilità della psicoanalisi in contesti di estrema gravità), di teoria della tecnica (condivisione e separatezza degli spazi terapeutici tra bambino/adolescente e famiglia), sui modelli teorici che possono risultare di volta in volta più esplicativi per la clinica.

Sandra Maestro