Seminario n. 30: “La comunicazione inconscia”

Proponente: Andrea Baldassarro

Report a cura di Sara Capillo e Eleonora Cutaia

 

Un gruppo di sei partecipanti ha risposto alla proposta seminariale del Dr. Baldassarro che, ponendo l’interrogativo sulla natura e sulla pensabilità della comunicazione inconscia, ha ripercorso elementi della teoria psicoanalitica: dagli scritti freudiani, quali la “Nota sul notes magico” ed i saggi sulla telepatia, fino alle più recenti teorizzazioni dei Botella e di Kaës, passando per Derrida, Fachinelli, Laplanche. Una preliminare considerazione è sorta nel gruppo dall’osservare come lo stesso fosse composto esclusivamente da donne oltre che dal conduttore, ravvisando tale prevalenza come probabile indicatore di una particolare risonanza del tema nell’elemento femminile. Dopo una breve introduzione sul tema della comunicazione o, meglio, della trasmissione inconscia, come il Dr. Baldassarro ha precisato, sottolineando la precedenza della trascrizione sulla intenzionalità comunicativa, la riflessione ha preso avvio in gruppo articolandosi nell’accostare e  differenziare  alcune specifiche situazioni: il ‘silenzio ’ in analisi, la questione del “sentimento oceanico”, l’innamoramento e le esperienze dei mistici dell’occidente, isolando, in quest’ultimo caso, due diverse declinazioni dell’estasi, la prima  espressa negli scritti di Santa Teresa d’Avila, con l’aspirazione ad un “visionario tutto pieno” (espansione del soggetto)e  l’altra rappresentata da  Giovanni della Croce che, al contrario, ricerca il divino nel “negativo assoluto” (cancellazione del soggetto).

La Dott.ssa Pierri, dialogando con una suggestione clinica offerta dal conduttore, ha ripercorso, attraverso perspicue note biografiche, la posizione di Freud rispetto alla possibilità della trasmissione inconscia, posizione tesa tra esigenza di salvaguardare il rigore del metodo psicoanalitico e curiosità verso ‘l’inesplicabile ’; il gruppo si è soffermato pertanto sul rapporto tra Freud e Jung, interrogandosi se nell’atteggiamento cauto del primo rispetto alla telepatia e reticenza del secondo riguardo la sessualità, non si possa ipotizzare una diversa e speculare reazione ad elementi perturbanti. Nella seconda parte della mattina, e nel pomeriggio, il gruppo ha risposto agli stimoli ricevuti tentando un’articolazione fra concetti metapsicologici (iscrizione psichica, inconscio non rimosso, inconscio “enclavé” di Laplanche, “negativo del trauma” secondo Green e i Botella ) e la teoria della clinica (identificazione proiettiva, dispositivo transfert-controtransfert, modello del campo e teoria delle trasformazioni di Bion) e quindi presentando alcune esemplificazioni tratte dall’esperienza in seduta. Sono state proposte situazioni cliniche particolarmente impegnative, nelle quali si è evidenziato come la possibilità di dare significato agli eventi in seduta sia scaturita dall’esperienza perturbante dell’unisono e della ‘coincidenza ’, intesa nel senso etimologico del termine, in altre parole come ‘essere nello stesso punto ’.  Nella fase conclusiva del lavoro seminariale si è proposto dunque di pensare la comunicazione inconscia come ‘esperienza di coincidenza ’: qualcosa di inscritto che non ha avuto parola trova nell’altro quella adeguata risonanza, che permetta di esperire ‘qualcosa di identico che sia un po’ diverso ’, promuovendo il lavoro trasformativo. La comunicazione inconscia è pensabile allora non come un’esperienza di ricongiungimento fusionale, ma come emissione – ricezione di un segnale, primo tentativo rappresentazionale di un elemento  non ancora elaborato.