Seminario n.34: “Ripensare Winnicott nella stanza di analisi. Per un nuovo vertice teorico-clinico

Proponenti: Vincenzo Bonaminio, Paolo Fabozzi

Report a cura di Paola Freer

Il seminario proposto si è articolato in una parte teorica e una parte clinica.
La parte teorica era incentrata su una lettura del pensiero di Winnicott che andasse oltre quella tradizionale, che lo vuole soprattutto proteso a sottolineare l’importanza dell’ambiente: i promotori del seminario hanno mostrato come una lettura più approfondita dei testi winnicottiani, in particolare  “Sviluppo emozionale primario” e “Odio nel controtransfert”, riveli una complessità assai maggiore.
Il perspicuo commento su questi due lavori è stato preceduto da alcune osservazioni sul pensiero di Melanie Klein a proposito del controtransfert, espresse in due note inedite che mostrano come la Klein in effetti si discostasse dalla posizione freudiana, che vede nel controtransfert un ostacolo alla cura: qui ella sottolinea invece la collusione inconscia tra paziente e analista e l’importanza dell’identificazione proiettiva nel controtransfert, alimentato dall’inconscio del paziente.
Tali osservazioni fornirono probabilmente, agli psicoanalisti che si muovevano in ambito kleiniano, un terreno fertile per lo sviluppo delle loro teorie sul controtransfert.
In particolare Winnicott, nei due scritti presi in esame, mostra di aver posto l’accento sulla relazione tra soggettività e oggettività che riguarda sia la nascita della mente sia il funzionamento psichico dell’analista. E’ stato sottolineato come l’intera ricerca di Winnicott abbia ruotato intorno a due tematiche cardinali: da una parte la costruzione del rapporto con la realtà ed il senso di essere reali, dall’altra la risposta dell’oggetto indotta dal soggetto. Il principio assolutamente innovativo promosso dalla concezione winnicottiana del funzionamento psichico consiste nell’aver sottolineato come la nascita e lo sviluppo della mente, all’inizio della vita come nella relazione analitica, dipenda, oltre che da processi intrapsichici, da processi inconsci di costruzione interpsichica,che va oltre la freudiana comunicazione tra inconscio e inconscio: l’inconscio del soggetto produce effetti e modifica l’inconscio dell’oggetto, a cui giunge la richiesta di elaborare, e non solo di contenere, le emozioni indotte dal soggetto.
La parte clinica del seminario è stata presentata alla luce del pensiero teorico-clinico di Winnicott, ponendo l’accento sull’interpretazione e il non interpretare e sul modo in cui l’interpretazione viene offerta al paziente e da questi utilizzata.
L’esposizione del materiale si è intrecciata con una partecipata e articolata discussione tra i colleghi presenti.