The Unconscious Body (true psyche) and Dreams from the Viewpoint of Simultaneity and Double-Language

L’inconscio Corpo (vero Psichico), il Sogno, nella prospettiva della Simultaneità e del Bilinguismo.

Peregrini C.
Con: Bernetti M.G. , Cassardo C. , Marino R. , Ramella M. , Vizziello G.P.
Società Psicoanalitica Italiana

 

L’ultimo Freud, nel Compendio, suggerisce di riconoscere nei processi somatici ‘il vero e proprio psichico’, e di cercare ‘per i processi coscienti, un altro tipo di caratterizzazione’… E aggiunge che lo psichico, in questa prospettiva, ‘è in sè inconscio’. L’inconscio, nel pensiero psicoanalitico tradizionale, è ciò che il lavoro del sogno disvela; o ciò che viene generato e arricchito dal sognare/ funzione alfa; oppure un costrutto metaforico che cambia secondo il contesto in cui viene usato… In questo lavoro si riprende invece l’idea di Freud che l’inconscio ‘è’ l’insieme dei processi somatobiologici, proponendo un inconscio che ‘è’ il corpo, inteso sia come DNA–realtà materiale, figlia della relazione, sia come Confine Ultimo, che allude a un corpo il quale, proprio in quanto inconscio, è il reale, e il prezzo di questa definizione è che vi sia mistero.

Il problema allora diventa questo ‘è’, tutto da indagare: la sua chiarezza ingannevole richiede concetti nuovi per diventare pensabile. Si potrebbe immaginare che l’inconscio sia ‘e’ lo psichico, ‘e’ la materia, nel movimento che li disegna. Non due “realtà” staccate, o antitetiche, cioè, ma due livelli (momenti) descrittivo-percettivi differenti di una stessa realtà, vista come su una scala mobile. L’inconscio Corpo (vero psichico), non rappresentato né rappresentabile, inconoscibile per sempre, intrasformabile, è il fuoco inestinguibile che alimenta all’infinito ogni fatto mentale (compreso il ribollente calderone delle rappresentazioni oniriche) e ogni fatto biologico.

Si propone, con questo intento, una riflessione sul tema mente-corpo usando la prospettiva della simultaneità e del bilinguismo. Si immaginano i fenomeni corporei e mentali (la patologia) come uno stesso avvenimento, di cui si ha traccia solo in parte visibile. Una clinica ricca di sogni (…….) mostra come, rinunciando al classico approccio in termini di antitesi e di causalità e introducendo una prospettiva complessa di insieme, i movimenti e il linguaggio in seduta cambino. Perché l’analista si pone con un assetto mentale orientato a guardare la persona come un totale, provando a non scivolare nella consuetudine di scinderla in una mente e un corpo, (anche se tutti crediamo di essere convinti monisti!), o almeno provando a vedere i fenomeni che tradizionalmente corrispondono a queste parole, come accadimenti simultanei, non correlati da un legame causa effetto, ma viventi in un perpetuo accadere congiunto. L’uso del bilinguismo, ossia dei due linguaggi psicoanalitico e medico, mentre si pensa, e poi mentre si parla al paziente per descrivere, commentare, interpretare ciò che sta accadendo alla coppia al lavoro, è uno degli aspetti fondamentali di questo assetto mentale.

Non la psiche a spiegare la malattia organica o l’organico a spiegare la malattia psichica, dunque, ma una sola unità vivente, un “oggetto combinato” che il linguaggio, divorzista, strutturato per raccontare due esperienze separate, non sa, per ora, esprimere.

 

The Unconscious Body (true psyche) and Dreams from the Viewpoint of Simultaneity and Double-Language

Freud, in his Outline, suggests that in somatic processes we recognize ‹‹the real true psyche››, and that we search for ‹‹another type of characterization›› for ‹‹the conscious processes››. He adds that the psyche, in this perspective, ‹‹is in itself unconscious››. In traditional psychoanalytical thinking, the unconscious is what dream analysis reveals or what is generated and enriched by dreaming (alpha-function) or else it is a metaphor structure changing according to the context in which it is used. Instead, in this paper, we go back to Freud’s idea that the unconscious “is” i.e. corresponds to the bundle of somato-biological process. We precisely propose an unconscious which “is” the body, taken as both DNA-material reality and Last Frontier (referring to a body that, precisely because it is unconscious, is reality) — and the price of this definition is that there must be mystery.

Thus the problem becomes this “is”, whose every aspect needs enquiry and definition. Its deceptive simplicity requires new concepts to become thinkable. One could imagine that the unconscious both psychic and material is in the movement that shapes them. This is to say that there are two different levels (moments) that are descriptive-perceptive (of the same reality), seen as on a moving stair. The unconscious Body (true psyche), non represented or representable, forever unknowable and untransformable, is the unquenchable fire that forever creates every mental event (including the boiling cauldron of dream scenes) and every biological fact.

We propose a reflection on the mind-body theme from the viewpoint of Simultaneity and Double-Language. A clinical analysis rich in dreams (..) shows how, giving up the classical approach in terms of antithesis and causality and introducing a complex combined perspective, both movement and language in the sitting are changed.

Since the analyst presents himself with a mental attitude directed to considering the patient as a whole and tries not to slip back into the habit of spitting the patient into mind and body (even though we all believe we are convinced monists!). Or else the analyst at least tries to see the phenomena that traditionally correspond to mind and body as simultaneous happenings not linked by cause and effect but existing as a perpetual joined event.

The use of Double-Language (i.e. the two languages, one for psychoanalysis and one for medicine, while the analyst is thinking and then speaking in these terms to the patient to describe, comment and interpret what is happening to the analyst-patient couple) is one of the fundamental aspects of this mental approach. It is not the psyche that explains an organic disease or the organic that explains a psychic sickness. It is a language for a unique living unit, a “joint object” language and approach — whereas our usual language, divorcing mind and body, structured to recount two separate experiences, is, at the moment, incapable of expressing total unity.