Trasformazioni in adolescenza: la ricerca del significato nell’acting out violento

Individual paper presentation

Tranformations in adolescence: the search of meanings in the violent acting out.

L’obiettivo di questo lavoro è mettere in evidenza come la psicoanalisi sia uno strumento chiave per offrire contenimento e rappresentabilità anche quando il trattamento necessita di un setting “speciale”.

La tradizione psicoanalitica nei Servizi penali minorili in Italia ha radici lontane a Roma (Novelletto) e in particolare a Milano (Senise, Giaconia) e si è mantenuta viva, a dispetto delle evoluzioni politiche e sociali, non solo per la presenza di psicoanalisti o psicoterapeuti di formazione analitica, ma anche come parte della cultura dei Servizi per cui, salvo eccezioni, l’integrazione tra i diversi interventi è facilitata. Nel lavoro con adolescenti che commettono reati all’interno del sistema della giustizia minorile, l’analista è chiamato a comprendere il significato mitico-simbolico del comportamento e a offrire, attraverso la reverie, la propria capacità a rappresentare per sostenere lo sviluppo della capacità di percezione e rappresentazione del paziente. Sarà presentata la storia clinica di Layla, 18 anni, nata in Italia da genitori marocchini, in messa alla prova dopo un reato di furto. Sarà messo in evidenza come il reato non rappresenti una modalità di scarica pulsionale ma sia soprattutto l’espressione di un tentativo di dare forma a pensieri non pensabili, tentativo che usa il corpo come mezzo per cercare uno spazio rappresentativo. Con le trasformazioni della pubertà, e la loro spinta prepotente al cambiamento, è modificato drammaticamente, l’equilibrio raggiunto all’interno delle rappresentazioni familiari della soggettività della bambina, dando origine alla crisi. Dal punto di vista psicoanalitico i furti esprimono quindi da una parte, nel rapporto con i pari, il tentativo di acquisire valore e dall’altra, in rapporto alla famiglia sono l’espressione di una rottura provocatoria della rete di desideri in cui il padre l’aveva imprigionata. Il comportamento di Layla ha quindi la funzione di “atto comunicativo” che esprime un contenuto simbolico e relazionale. Attraverso l’immagine di Salomè e della danza dei sette veli che si impone alla sua fantasia, l’analista può iniziare a dare forma alla rappresentazione mitica di una narrativa trans-generazionale, che dà vita alle difficoltà della paziente di diventare soggetto della propria narrazione di sé costringendola a “rifugiarsi” nell’acting out

 

The aim of this paper is to show how psychoanalysis is a key instrument for providing support and change even if treatment needs a “special” setting. To work with antisocial youngsters in juvenile justice services the analyst has to understand the mythical-symbolic meaning of the behaviour, offering his own ability of representation and reverie, that holds and helps the development of the patient’s self perception and representation. I will present a story of Layla, a girl 18 years old, born in Italy of Moroccan parents, who is in a probation period for committing the crime of robbery. The offense in adolescence does not represent a way of working off impulses, but is mainly the expression of a way of thinking that is using the body to search for a space of representation. The pubescent transformation, dominantly pushing for change, is at the origin of the crisis, because it modifies the balance that had been reached so far in the net of family relations. From a psychoanalytic point of view, the robberies express on one hand (when relating to peers) the attempt to acquire value; on the other hand, in her relations with her parents they are progressively assuming the meaning of a provocative rupture, mostly against the wishes of her father. Her behaviour mainly has a function of a “communication in action”, expressing symbolical and relational content. Through the imagine of Salomé and the dance of the seven veils, the analyst can begin to shape the mythical representation of the trans-generational narrative, that gives birth to the patient’s difficulty in becoming a subject. This difficulty is at the origin of her acting out.