Fausto Petrella: Commento

Fausto Petrella: Colpisce molto in queste relazioni l’importanza evidente della narrazione mitica per comprendere qualcosa del funzionamento delle società, importanza accentuata, per quelle società che si nutrono della loro mitologia fondativa per via delle distorsioni che possono esserci state alle origini, e che finiranno per ricadere successivamente su tutto il dispositivo sociale e culturale che ne scaturisce. Fondazione mitica, dunque, e una specie di sua distorsione quasi patologica, che traspare in certi decorsi. Questo è un po’ l’assunto del discorso che mette in stretto parallelismo la fisionomia di una società con lo strato mitico del suo funzionamento. E da noi come è? E’ anche così? Quanto è così? Quanto è stato così? Quanto è ancora così? Noi che abbiamo il nostro mese mariano, che sappiamo, per chi ci crede, che ci sono state gravidanze mistiche, che lo Spirito Santo, Dio, è intervenuto nella genesi del figlio dell’uomo….

Forse non è il caso di avviare un discorso comparativista, ma credo che dovremmo pensare a queste cose, fondamentali rispetto al confronto con altri fondamenti mitici, poiché ci siamo abituati a considerare le pieghe etiche del nostro fare indipendentemente dalle loro strutture mitiche.

Nel lavoro clinico, credo siano molto importanti le narrazioni che ci caratterizzano, il nostro mito personale e la nostra personale storia, che ci interessano molto per capire qualche cosa del nostro essere e della nostra psicopatologia personale; lo stesso vale per la collettività.

Anche la collettività può essere interrogata nello stesso modo, solo che modificare i miti collettivi è difficilissimo, nel senso che sono i miti collettivi a modificarci, ma è molto difficile che noi riusciamo a modificarli.

Qui però si aprono scenari davvero interessanti, perché, in fondo, per quanto l’Islam mi interessi, mi interessa soprattutto casa mia, dove per la verità non si è riflettuto mai abbastanza sulla connessione tra noi, la società e la nostra psicopatologia.

Nel confronto con altre culture è insomma del tutto rilevante che attraverso il discorso dello straniero si faccia avanti la nostra stessa immagine, che poi è quella che soprattutto ci interessa per capire noi stessi.