Livio Boni: Intervento

Livio Boni a Trincia: Vorrei dire qualcosa a proposito delle osservazioni del professor Trincia sulle questioni di metodo. Un punto di fondamentale importanza riguarda la resistenza necessaria al ricorso a qualunque approccio comparativista, che giustappone tra loro materiali pregiudicando ogni possibilità di trasformazione.

Inoltre, malgrado il fatto che Lacan dicesse che l’ermeneutica è un’oscenità universitaria, per cui in Francia l’ambiente analitico è diffidente nei confronti dell’ermeneutica, io credo che l’incontro tra un approccio ermeneutico e un approccio psicoanalitico possa essere utile, come per esempio ho cercato di mostrare lavorando sull’incontro di Freud con l’India, con un oggetto “India” sovradeterminato da tutta una serie di fattori, quelli della filosofia tedesca, della letteratura tedesca… Su tale questione la psicoanalisi può solo andare ad aggiungere qualche cosa, lavorando sulle componenti fantasmatiche, ambigue, e così via. Ritengo l’incontro tra l’orizzonte dell’interpretazione ermeneutica e l’interpretazione psicoanalitica tanto più necessario in un campo come quello del seminario odierno, delle teorie in viaggio, delle idee in viaggio, delle trasformazioni.

Vorrei poi dire ancora qualcosa sul fatto che il modello gandhiano possa rappresentare l’opposto di quello tratteggiato da Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io, configurandosi come funzione dell’anti-capo. Tale questione va osservata in rapporto al primo sciopero della fame, avvenuto a Ahmedabad, nel 1918, quindi subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre, quando cioè appare evidente che il modello gandhiano si configura come una messa in discussione del Leninismo,   come tentativo di trovare una soluzione alternativa al modello proposto da Lenin. In tal senso possiamo leggere la proposta politica del Gandhismo non solo come un’influenza su Gandhi, come si è molto detto, dello spiritualismo, di Tolstoj, di Thoureau, ecc,  ma anche come una risposta al Leninismo.