Livio Boni: Prima risposta

Risposta alla relazione di Scotto di Fasano

Grazie a Daniela, perché credo che il suo intervento sia stato utile anche come ricapitolazione di cose dette forse in maniera troppo densa. Ci sono tanti spunti, provo a raccoglierne tre, uno per stratificazione. Per quanto riguarda Freud, la questione della sua percezione della ‘cosa indiana’ è a mio parere sovradeterminata dall’attitudine del Romanticismo a vedere nell’India la figura dell’originario, di cui Freud diffida. Inoltre, credo si ponga qui la questione del corpo, la cultura indiana (generalizzando enormemente) è ossessionata dalla questione del corpo, e secondo me quando Freud parla di prosaicità giudaica vuole significare anche questo: cos’è questo eccesso di corpo che c’è nella cultura indiana. Abbiamo d’altra parte visto in Ghandi come sia centrale la questione del corpo… La riflessione in questi termini è come la persona Freud, le sue scelte, vada a determinare e caratterizzare la psicoanalisi stessa. Nei tre o quattromila pezzi arcaici collezionati da Freud, non c’è niente che abbia relazione con l’induismo; ci sono delle teste di Budda, dalla Birmania. Sul Gandhismo: Daniela chiedeva cosa di atavico, di ‘lungo corso’, lo caratterizzi. Io credo che il Gandhismo sia una creazione, una invenzione, moderna, per quanto a partire da materiali molto compositi, in parte provenienti dalla tradizione ascetica, la Brahmacharya, per esempio, altri di tutt’altra origine, ad esempio le letture che Gandhi farà tra il soggiorno in Gran Bretagna e quello in Africa del Sud, letture di Thoreau, di Tolstoj, e poi da un certo tipo di spiritualismo cristiano fondamentale nella costruzione di questo fenomeno ibrido e universale che sarà poi il Gandhismo. Oggi sto lavorando sul fatto che il discorso coloniale identifica sempre il colonizzato in tre figure: il bambino, la donna, l’omosessuale. Il colonizzato o è il bambino che ha bisogno del paternalismo europeo o è la donna da penetrare, ridotta a condizioni di passività, oppure è l’effeminato o perverso che possiede una forma di godimento pericoloso, che va inquadrato. E’ importante capire che ruolo giochi la psicoanalisi in certe culture, in che misura venga, suo malgrado, a legittimare o a sostenere certe ideologie ‘traducendole’, magari per inquadrarle.

Nel caso della psicoanalisi indiana questa divisione è, probabilmente, particolarmente patente, per ragioni congiunturali, perché per esempio la divisione è abbastanza netta tra gli analisti Angloindiani che non hanno accesso al sanscrito e alle lingue indiane e analisti indiani europeizzati.