Lorena Preta: Risposta a Francesco Saverio Trincia

Il dialogo con il professor Trincia è antico, per cui c’è un linguaggio comune; io penso che i due poli che il professor Trincia individuava costituiscono la questione fondamentale della psicoanalisi, non solo in questo momento, ma fin dall’origine, ciò su cui è basata la psicoanalisi. Se posso permettermi un riferimento autobiografico, dopo essermi laureata in filosofia, avendo l’esigenza di trovare un contatto più empirico e diretto con le questioni del mondo, quelle umane in particolare, ho pensato che la psicoanalisi fosse una disciplina che poteva contemplare – non certo risolvere – esattamente questo dilemma: la problematica è quella che si muove tra la psicoanalisi come teoria e il metodo psicoanalitico, da un lato, e l’esperienza clinica, dall’altro. Prima con il professor Petrella riflettevamo su alcune nuove organizzazioni sessuali: i transgender, i transessuali, le operazioni sul corpo. Questo è un momento in cui va individuata e ridefinita una visione universale dell’uomo e della natura umana (sebbene Freud dicesse che la psicoanalisi non dev’essere una Weltanshaung,) cercando nel contempo di capire in che modo una cosa concreta come il corpo si impone come centrale in questo momento storico, come metteva in evidenza poco fa Dana nella sua relazione e come mostrava il professor Francesconi nella sua introduzione, basata sull’esperienza del corpo: lo sguardo, il bambino…Oggi il corpo è prepotentemente sulla scena come è facile vedere nell’arte, non solo la body art degli anni ‘60. Pensavo anche a un’altra mia esperienza: ho fatto a dicembre il mio primo viaggio in India e sono andata a visitare le grotte di Ellora. Una città impressionante, interamente costruita di corpi, sculture che vengono fuori direttamente dalla roccia. Si ha una sconvolgente, perturbante percezione del corpo. E’ la roccia stessa che parla il linguaggio del corpo, solo l’arte indiana l’ha potuto fare a quei tempi, l’arte moderna lo fa adesso, in altri modi ma in maniera altrettanto impressionante e perturbante… Per questo penso che la psicoanalisi può, attraverso contatti con altre culture che hanno altre soluzioni linguistiche, mitologiche, artistiche, ritrovare un’esperienza diretta del corpo, quale l’esperienza clinica, che è un’esperienza corporea, per quanto nella stanza d’analisi ci siano due persone che non si guardano, non si toccano, si parlano e basta, mentre sperimentano però una percezione fisica dell’altro assoluta, fondamentale. Per questo colgo l’invito che il professor Trincia fa come filosofo ad adoperare in maniera più consapevole e  orgogliosa, il metodo della psicoanalisi, un metodo che presuppone in sé una conoscenza del corpo, sul corpo, che avviene attraverso il corpo e che poi si formalizza, ovviamente, in una teoria e in un linguaggio.