Marco Francesconi: Apertura lavori, Presentazione Relatori, Lettera di Stefano Bolognini

Apertura dei lavori

Marco Francesconi

Docente di Psicologia Dinamica, Corso di Laurea in Psicologia, Università degli Studi di Pavia, membro ordinario ASP Milano 

Mi pare di poter dire che, con l’occasione di incontro di oggi, la Psicoanalisi stia prendendo sempre più la via del largo, almeno nel senso dell’estensione geografica e interculturale che abbiamo cercato di raccogliere attorno al tema delle Geografie della Psicoanalisi, nell’intento sia di proseguire nel lavoro di esplorazione interculturale che da molti anni abbiamo avviato a Pavia utilizzando il metodo dell’Infant Observation, sia perché condividiamo l’interesse di Lorena Preta per l’avvio di un approfondimento del confronto tra i saperi, le culture e le ‘molte psicoanalisi’ operanti oggi nel mondo.

Infatti, il Seminario odierno vorrebbe rappresentare il primo di una serie di incontri volti ad approfondire tali tematiche tramite l’attività di un gruppo allargato internazionale di psicoanalisti ed esperti di altre discipline, proponendosi come piattaforma di un lavoro futuro.

Geografie della Psicoanalisi è il titolo di un numero particolarmente felice – ma è difficile scegliere! – della rivista Psiche sotto la direzione di Lorena Preta negli anni 2001-2009, numero tradotto e presentato al Congresso dell’International Psychoanalytical Association di Pechino (I.P.A.-Asia, 23/25 ottobre 2010), a testimonianza dell’interesse che il tema trattato riveste.

Grazie alle consuete generose disponibilità del Collegio Ghislieri, al sostegno dell’onlus Barbara Fanny Facchera e al patrocinio del Centro Psicoanalitico di Pavia, abbiamo pertanto deciso di proseguire nel confronto con esperienze e problematiche di culture diverse avviato da Psiche nel 2008, privilegiando l’uso dello strumento di lavoro e di studio che ci accomuna: la psicoanalisi.

Dicevo che anche Pavia, nell’area del mio insegnamento di Psicologia Dinamica, non  è nuova a tali esperienze di confronto.

Dal 2000, infatti, è attivo presso il nostro Dipartimento il Seminario di Infant Observation condotto da psicoanalisti diversi – Daniela Scotto di Fasano, Roberto Basile, Anna Tabanelli, Marisa Puglielli -, nel quale si sono esplorate negli anni le vicissitudini della nascita e del primissimo sviluppo in diversi contesti di vita: la nascita biologica e lo sviluppo nella famiglia naturale, quello in famiglie africane immigrate, il concepimento mediante fecondazione assistita, l’adozione, la crescita in istituto.

Il metodo dell’Infant Observation, messo a punto da Esther Bick nel 1948, fa parte della didattica del biennio formativo della Tavistock Clinic di Londra, dove è aperto a operatori di vari campi, con la finalità  di apprendere il più possibile dall’esperienza e di familiarizzarsi con l’attitudine mentale che dovrebbe caratterizzare la metodologia specifica dello psicoanalista. La si definisce, con Keats e Bion, “capacità negativa”, cioè l’attitudine a reggere i dubbi e a convivere con l’incertezza, esercitandosi nella capacità di mettere tra parentesi le teorie predilette per favorire un incremento di recettività.

L’area del Seminario di Infant volto a osservare famiglie africane immigrate a Pavia, esplorata, dal 2004 a oggi, da Anna Tabanelli e dal gruppo da lei condotto, è stata stimolata da ciò che aveva potuto notare in una breve permanenza in Mali, in un piccolo villaggio Dogon, Walia, in relazione al modo in cui in loco ci si prende cura dei bambini. In tale contesto, A.T. rimase colpita dalla mancanza di sguardi tra madre e neonato, e dal fatto di notare che, ciò nonostante, i bambini erano capaci di osservare, con attenzione, altre persone. Inoltre, verificò che nei primi mesi di vita mancavano comunicazioni e scambi verbali, fatti ritenuti in Occidente possibile casa di disturbo dello sviluppo, mentre nei bambini osservati in Africa ciò non pareva comportare conseguenze negative. Anche Maiello (2002), riferendosi ad una sua osservazione in una famiglia in Sudafrica, evidenzia il contrasto tra l’ininterrotto contatto tattile e sonoro che l’ambiente di vita offre (registrato anche nelle osservazioni condotte a Pavia) e la scarsità dell’interazione visiva. Maiello  ipotizza che lo scambio visivo sia escluso dato che esso presuppone la percezione della distanza e della separatezza, e fa riferimento al prolungamento della vita prenatale osservato nello stile di accudimento africano, dove “la comunicazione con l’ambiente materno sembra avvenire soprattutto attraverso i sensi fetali del tatto e dell’udito.” (2002, p.84). Tale atmosfera è ben espressa dall’antica parola “mdlezana” della cultura Xhosa, che sta a significare “madre-e-bambino-nella-loro-unione-e-congiunzione”; secondo Maiello essa ben rappresenta il rapporto della donna africana con il proprio bambino, “contenuti entrambi nello stato psico-fisico di indifferenziazione.”(ibidem, p.83).

Furono avviate dunque a Pavia le osservazioni in famiglie africane immigrate, durante le quali il desiderio di individuare aspetti specifici della crescita dei loro bambini si è continuamente dovuto confrontare con il timore di fare generalizzazioni improprie. Come hanno dichiarato Tabanelli e il suo gruppo, questa esperienza ha rappresentato solo un inizio, un primo contatto ravvicinato con altri modi di crescere. Tra pochi giorni, ad esempio, il lavoro di Tabanelli, del suo gruppo di ricerca e nostro verrà illustrato a Dakar nel corso del IX Congresso Internazionale sull’Infant Observation secondo Esther Bick e sulle sue applicazioni. Al termine del Congresso, poi, con la professoressa Vanna Berlincioni e alcuni suoi collaboratori, sarà condotta una prima esplorazione delle modalità di cura e di maternage nella regione Casamance in Senegal allo scopo di verificare l’eventuale possibilità di avviare un lavoro più sistematico in loco.

Ecco perché abbiamo accolto con estremo interesse l’idea di costituire un gruppo di lavoro internazionale sulle Geografie della Psicoanalisi, ed ecco perché ci è parso che fosse necessario organizzare questo Seminario come un’occasione di confronto e dialogo tra i relatori.

Lorena Preta, membro ordinario della SPI, direttore di Psiche dal 2001 al 2009, organizzatrice del Festival Internazionale Spoleto Scienza, del quale restano testimonianza svariati bellissimi libri, introdurrà in modo più specifico i lavori.

Fausto Petrella, membro ordinario con funzioni di training della SPI,professore ordinario di Psichiatria dal 1981 al 2008, Presidente della SPI dal 1997 al 2000, come chairman della giornata avrà il compito di connessione e di enquadre degli interventi.

Livio Boni, dell’ Università di Tolosa II Le Miral, tra i maggiori studiosi della psicoanalisi in India –   recentemente (2011) ha curato la pubblicazione del volume L’Inde de la psychanalyse. Le sous-continent de l’Incoscient  (per la casa editrice CampagnePremière/recherche) –  è una voce autorevole per presentarci la visione indiana della psicoanalisi, compito non facile intanto per l’aspetto storico – quella indiana è stata nel 1922 la prima società di psicoanalisi non occidentale –, e, poi, per l’ampiezza, nel suo contributo, delle intersezioni con l’ambito teorico freudiano.

In dialogo con lui, Daniela Scotto di Fasano, membro ordinario della Spi, redattrice di Psiche dal 2001 al 2009, dal 2010 membro della redazione dello SPIWEB.

Fethi Benslama, membro onorario dell’Association Psychanalytique Marocaine, ci fornirà una esemplificazione degli approfondimenti da lui compiuti sulla metapsicologia psicoanalitica alla luce della sua “doppia appartenenza” di soggetto islamico, ma residente in un paese occidentale, la Francia. Nel suo pensiero, il tema dell’Edipo, il ruolo del padre, la centralità della rimozione del femminile connessa alla genesi di una “religione del figlio”, rivisitati nella prospettiva del ripudio originario del figlio di Abramo, Ismaele e di sua madre Agar, fino alla collocazione quasi a riscatto della figura di Muhammad, Maometto, privo di genitori, combattivo e riparativo al contempo, si declinano in un intergioco di intrapsichico e di culturale che non potrà mancare di stimolarci.

Con lui sarà in dialogo Maurizio Balsamo, membro ordinario con funzioni di training della SPI, docente di Psicopatologia e Psicoanalisi nell’Università di Parigi 7, caporedattore di Psiche dal 2001 al 2009, autore di molte pubblicazioni.

Gohar Homayounpour, infine, del Teheran Psychoanalytic Institute, ci porterà anche nel vivo dell’esperienza clinica, come narra anche nel suo recentissimo libro Doing Psychoanalisys in Tehran, in un contesto non semplice per la libera associazione e dove, come in altre situazioni, anche le scontate premesse, ad esempio di setting – basti pensare al faccia a faccia o all’uso del lettino – divengono questioni tutt’altro che univoche.

In dialogo con lei, Vanna Berlincioni, docente di Etnopsichiatria al corso di Specializzazione in Psichiatria, membro della SPI.

Ci auguriamo infine che possa trovare un certo spazio anche la discussione con i partecipanti.

Un grazie a tutti, quindi, per la loro disponibilità, per lo sforzo compiuto allo scopo di permettere allo specchio analitico di non essere né uno specchio paranoico, volto solo a cercare il difetto dell’altro per perseguitarlo, né specchio narcisistico per vedere meglio solo il sé, ma specchio relazionale e oggettuale per conoscere meglio il proprio aspetto nel momento in cui si porta il sé a contatto con l’esterno, come nella veloce occhiata allo specchio, che diamo prima di uscire di casa.

 

LETTERA DEL PRESIDENTE – STEFANO BOLOGNINI

Cari Colleghi,

un impegno assunto in precedenza mi impedisce di partecipare personalmente a questo Seminario Internazionale, ma la sua specificità e la sua importanza culturale mi stimolano a trasmettervi questa breve nota di saluto e di augurio, sia come attuale Presidente della SPI che come President Elect IPA.

Innanzitutto desidero ringraziare gli organizzatori che hanno progettato questo incontro e le Istituzioni che lo hanno reso possibile, pur in tempi difficili come quelli attuali.

L’ampiezza di vedute degli organizzatori è testimoniata dall’eccellenza dei Relatori e dalla loro profonda conoscenza delle realtà storico-politico-culturali nelle quali la psicoanalisi sta sviluppandosi con una vitalità ed una forza inattese.

Il punto di riferimento editoriale, mi piace ricordarlo, è lo straordinario volume di “PSICHE” dal titolo analogo a quello del Seminario, realizzato sotto la sapiente direzione di Lorena Preta, che suscitò un vivissimo interesse in Italia e che fu poi tradotto e pubblicato in inglese, circolando con successo in Europa e in America.

Con quel volume furono presentate per la prima volta parecchie nuove realtà emergenti  del panorama psicoanalitico internazionale, e la SPI poté essere fiera di avere svolto una funzione-pilota nella comunità psicoanalitica mondiale, sia per la ricchezza dell’informazione fornita che per la qualità delle riflessioni che la completavano.

L’IPA sta lavorando intensamente per aprire nuove vie alla- e della psicoanalisi: Cina, Corea, Sud-Africa, Nord-Africa, ma anche Siberia, Kazakistan, Iran, Mozambico, Panama, Paraguay, sono alcune delle aree affluenti che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate irraggiungibili per la nostra pratica scientifica e clinica.

Ma il percorso della psicoanalisi in questi paesi incontra problematiche specifiche che non si riducono certo alle difficoltà organizzative, e sono certo che i Relatori sapranno trasmettere il senso della complessità di questa grande avventura inter-continentale.

Concludo con un pensiero che mi ha accompagnato, pochi giorni fa, al ritorno dalla scuola estiva dell’Istituto Est-Europeo PIEE (Psychoanalytic Institute East-Europe), dopo aver incontrato 130 analisti provenienti da remote regioni delle aree russe, slave, balcaniche e caucasiche: la cosa più affascinante non è quanto la psicoanalisi potrà cambiare quei paesi e le loro culture, ma come e quanto quei paesi e quelle culture potranno cambiare la psicoanalisi nei decenni a venire.

L’esito dell’incontro fra questi mondi non è assolutamente prevedibile.

E io credo che già in questo Seminario si potrà percepire la risonanza di questa imprevedibilità

Un caro saluto e un sincero augurio di buon lavoro a tutti i presenti !

Stefano Bolognini