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Il disagio del desiderio di Paola Marion. Recensione di Maria Pappa

2/01/18
IL SOLE 24 ORE. Recensione a "Il disagio del desiderio" di P. Marion.

IL DISAGIO DEL DESIDERIO

Sessualità e procreazione nel tempo delle biotecnologie, di Paola Marion

Donzelli editore, 2017

Recensione a cura di Maria Giuseppina Pappa

Il Disagio del desiderio. Sessualità e procreazione nel tempo delle biotecnologie è un libro che affronta un tema di grande attualità e complessità, in un’ottica psicoanalitica ricca e articolata. Esso è il completamento di un lungo percorso dell’Autrice, iniziato nella seconda metà degli anni novanta, con la formazione di un gruppo di studio interdisciplinare, coordinato da Lorena Preta, sulle problematiche relative all’avanzamento delle biotecnologie e sulle prime esperienze ad esse relative nei pazienti in analisi. Il lavoro di tale gruppo è confluito nel convegno del 1999 “Nuove geometrie della mente. Psicoanalisi e bioetica.” Da lì in poi si sono creati i presupposti per un’apertura al “nuovo”, di cui Paola Marion è stata promotrice, partecipando con importanti contributi scientifici. Nel 2003 ha curato un Focus per la rivista “Richard e Piggle” sul tema “nascere nell’era delle biotecnologie”. Nel 2006, all’interno del Centro Winnicott e Corso di psicoterapia del bambino, dell’adolescente, della coppia, ha organizzato un convegno su “La sessualità un secolo dopo Freud. Il contributo della psicoanalisi.” Sempre nel 2006, ha organizzato insieme ad Anna Nicolò, la tavola rotonda al Centro romano di psicoanalisi dal titolo “Un secolo dopo Freud. Nuovi scenari e nuove identità, tra comprensione, cambiamento e cura”, con la partecipazione dell’allora ministro della Salute. Al centro dell’interesse di Paola Marion si è andato delineando il legame tra l’area delle biotecnologie nell’ambito della  procreazione e l’area della sessualità. Il suo essere una psicoanalista dell’infanzia e dell’adolescenza, oltre che di adulti, l’ha portata a dare rilievo al ruolo che la sessualità gioca nello sviluppo psichico. Ha discusso work in progress il proprio pensiero con altri psicoanalisti, in occasione di eventi nazionali e internazionali, tra cui il XVII Congresso della Società Psicoanalitica Italiana (2014), i Congressi dell’Associazione psicoanalitica internazionale (Ipa) di Città del Messico (2011) e di Boston (2015), i Convegni annuali della Federazione europea di psicoanalisi (Epf). Al recente Colloquio internazionale organizzato da Maurizio Balsamo, “La psychanalyse interprète du temps présent”, (Roma, 2017), ha esposto un testo che ha ulteriormente sviluppato nel capitolo IV della seconda parte di questo libro. Paola Marion condivide con molti altri psicoanalisti, tra i quali Anna Maria Nicolò, attuale presidente della Società Psicoanalitica Italiana, l’idea che la ricerca psicoanalitica debba estendersi verso ambiti di frontiera e si mostri sensibile ai cambiamenti sociali che si riflettono anche al nostro interno.

Il Disagio del desiderio è un libro che va in questa direzione e sin dalle prime pagine, mostra di avere tutte le prerogative per rivolgersi a un pubblico ampio e per far circolare il pensiero psicoanalitico oltre i nostri studi. Questo è reso possibile innanzitutto per la qualità chiara e incisiva della scrittura, per la capacità di rendere disponibili le conoscenze e l’esperienza in campo psicoanalitico dell’Autrice, in continua interazione dialettica con il lettore. Lo stile adottato ha rievocato in me l’atmosfera del romanzo di Calvino (1979) “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, in cui lo scrittore chiama il Lettore/la Lettrice a farsi protagonista. Paola Marion riesce a coinvolgere il Lettore/Lettrice a tal punto da stimolare in Lui/Lei la riflessione, sollecitando delle domande, che è necessario porsi e che è necessario lasciare aperte, rispetto a un tema così delicato, che pone delle questioni etiche centrali, così come viene evidenziato da Giuliano Amato nella prefazione. “Le domande che questi scenari aprono sono più delle risposte che possiamo dare”. (p. 6). Le nuove tecnologie nell’ambito della riproduzione hanno portato alla cesura del vincolo sessualità – procreazione, con effetti profondi a livello identitario e relazionale, che potrebbero essere letti in termini di trauma. Paola Marion riflette su come questo interroghi la psicoanalisi e il suo patrimonio teorico-clinico. Il libro si compone di due parti: la prima, Lo scandalo della sessualità, che approfondisce il punto di vista psicoanalitico intorno al tema della sessualità; la seconda: Nascere nell’era delle biotecnologie, con uno sguardo rivolto al presente, attraversato dai radicali mutamenti avviati dalle nuove tecnologie nell’area della riproduzione.

Riprendendo un articolo di Peter Fonagy del 2008, sul “Journal of the American Psychoanalytic Association”, dal titolo “Una teoria genuinamente evolutiva del piacere sessuale e le sue implicazioni per la teoria psicoanalitica”, viene considerata con interesse la sua proposta di un tentativo di integrazione tra la psicoanalisi francofona, secondo cui la sessualità mantiene un ruolo centrale nella teoria e nella pratica psicoanalitiche, e il modello evolutivo, volto all’esplorazione delle vicissitudini della relazione madre-bambino e all’ordine dei bisogni. L’ipotesi sostenuta da Fonagy, e accompagnata dai risultati di una sua indagine, è che il rispecchiamento carente del genitore generi nel bambino l’esperienza di avere una “parte aliena di sé”, non riconosciuta dall’altro e che i vissuti relativi alla sessualità si caratterizzino per un sentimento di “estraneità”, con il rischio di un diniego della sessualità come “alterità”, rischio che potrebbe estendersi anche alla relazione analitica. Secondo Paola Marion la sessualità ha una sua configurazione specifica, al di là dei traumi che vengono “prima” della sessualità e dell’ “integrazione del corpo sessuato” dell’adolescenza (Laufer – Laufer, 1984). C’è anche il trauma della sessualità, di cui la scena primaria è il prototipo. In un suo articolo sulla Rivista di psicoanalisi, l’Autrice (2016) osserva come anche il bambino, con la sua presenza e le sue relazioni sfidi l’adulto, interrogandolo sul suo proprio corpo e sulla sua propria sessualità. In analisi i bambini ci portano in vario modo, con le domande che pongono, con il gioco e con i disegni, i derivati inconsci della scena primaria, definita con molta efficacia “La Potente” da Paola Camassa (2014). La sessualità si prospetta come un “ritorno del rimosso, che chiede insistentemente di essere preso in considerazione”, come sottolinea Lesley Caldwell (2015). La sessualità, che insieme all’inconscio e al sogno costituisce uno dei fondamenti della psicoanalisi, oltre ad avere delle implicazioni intrapsichiche e intersoggettive, risente anche del tempo in cui ci troviamo a vivere. “Il corpo è la sede della metamorfosi dei tempi nuovi”, come afferma Le Goff (2003).

Gli interrogativi posti da Paola Marion su quale influenza abbiano le modificazioni introdotte dalle biotecnologie sul rapporto con il corpo e la sessualità, ruotano intorno a tre questioni nodali. La prima di esse è in che modo l’espulsione della sessualità dalla procreazione attuata dalle biotecnologie, incida sui termini del rapporto con il principio di piacere-dispiacere e come questo si ripercuota sulla relazione inconscia con il bambino. Il piacere è un elemento fondativo dell’essere, del senso di sé, della soggettività. L’esperienza di piacere necessita di un incontro con un adulto “capace di desiderare e di risuonare a quanto l’infantile sollecita dentro di lui” (p.164). La seconda questione riguarda quale versante fantasmatico si possa attivare con il variare della scena primaria. Quest’ultima è fuori e prima di noi e intorno ad essa si dispiega lo scenario edipico e prendono forma le fantasie sull’origine, che permettono a poco a poco di arrivare a concepire l’esistenza di una relazione di coppia nella mente infantile. È a partire da questo momento che Winnicott (1988) considera “la base della stabilità individuale” (p.64), che si instaura una relazione tra realtà e fantasia, tra realtà e sogno nella mente infantile. La terza questione riguarda le variazioni cui può andare incontro il desiderio. La sessualità è fisica, psichica e relazionale e si intreccia al desiderio: c’è un legame tra il piacere, la stimolazione, l’eccitazione fisica e le fantasie relative all’oggetto con cui entriamo in relazione, “un oggetto che non è mai se stesso ma quello sempre cercato e mai trovato” (Stein 1998). Il desiderio dell’altro è anche il desiderio di esser un tutt’uno con l’altro, un po’ come può essersi sentito a volte il bambino nel e con il corpo materno. Questo caratterizza la natura, ma anche il disagio del desiderio, che subisce ulteriori variazioni nell’era delle biotecnologie procreative. Il desiderio di un figlio può potenziarsi illimitatamente proprio a causa della sua impossibilità e allora può trasformarsi in rivendicazione a un godimento (jouissance) a tutti i costi, in cui si rivendica lo stesso bambino come un diritto alla soddisfazione. In tal modo, come afferma Riolo (2017), il desiderio sembra perdere il suo legame con il piacere condiviso dell’incontro, dei “corpi in relazione”, e c’è uno spostamento dalla tensione verso l’oggetto desiderato all’esercizio del desiderare. Ansermet (2015) si chiede se, quando i desideri diventano dei diritti, al punto da non tener conto dei limiti imposti dalla realtà, rimangano ancora nell’ordine del desiderio. Mary Warnock ( 2002), chiedendosi se “esista un diritto ad avere figli”, si sofferma su ciò che si nasconde “al di là” del desiderio di un figlio a tutti i costi e su quali possano essere le ricadute sul bambino. Per Lacan (1966) il desiderio è radicato in una mancanza essenziale (la mancanza ad essere, manque d’être di cui parla anche Sartre), che ogni bambino sperimenta alla nascita nel momento della separazione dal corpo materno. Il bambino desidera essere il desiderio dell’Altro, il desiderio del desiderio materno, tentando così di completare questa mancanza all’origine. Per Lacan mentre il desiderio fa riferimento al desiderio dell’Altro, cioè il desiderio del desiderio dell’altro, il godimento (jouissance) taglia fuori l’Altro, assolutizzando il primato solipsistico del godimento. L’apertura del narcisismo all’alterità costituisce un lutto, che è necessario elaborare e che porta il soggetto ad occupare il luogo dell’altro. Per Thanopulos (2016) il desiderio ama il lutto perché è il lutto che lo fa nascere, lo costituisce. La sterilità è una ferita che travolge il desiderio, alterandone la natura mobile, rivolta verso l’altro e trasformandolo in bisogno, spesso ossessivo. “L’ombra della ferita è caduta sul desiderio” (p.181) e il lutto può essere difficilmente elaborabile. In quelle che vengono definite “nuove genitorialità”, le biotecnologie si estendono alle situazioni che trovano un limite insormontabile alla generatività nelle condizioni di natura date. Paola Marion nota come la “vertigine tecnologica”, che non risparmia neppure la questione del genere e della sua identità, porti a “rimodellare i legami sociali fondativi e relazionali” (Mazzarella, 2017) fuori dal vincolo natura-cultura prima a noi familiare. L’impressione è che un aspetto di questo “rimodellamento” abbia a che fare con un diverso rapporto con la differenza anche nelle espressioni della sessualità (p. 132). Nel testo di Freud su “Il disagio della civiltà” (1929) la definizione stessa di civiltà si basa sul concetto di differenza. Nella postmodernità la crisi delle grandi narrazioni e delle ideologie, dei garanti metasociali e metapsichici di Käes  (2005), si manifesta con una perdita della verticalità e con una perdita di linee di confine differenziate tra ruoli definiti. L’alterazione dei confini porta a una complicazione dell’intersoggettività, che rende necessario un lavoro psichico che porti a quel senso della “vastità”, cui fa riferimento Paola Marion citando Canetti (1977): “Il poter contenere in sé moltissime cose anche tra loro contraddittorie, sapere che tutto ciò che sembra inconciliabile sussiste tuttavia in un suo ambito e questo sentirlo, senza perdersi nella paura, e anzi sapendo che bisogna chiamarlo col suo nome e meditarci sopra” (p. 157). È dunque auspicabile sviluppare un’etica della responsabilità, fondata sulla consapevolezza dei propri vissuti emotivi, “nel segno del riconoscimento della differenza tra le soggettività desideranti che le mantiene libere e vive nel loro impegnarsi” (Thanopulos, 2017). Concluderei riportando il pensiero di Laura Contran (2016), che nella recensione del libro di Cristiana Cimino “Il discorso amoroso. Dall’amore della madre al godimento femminile’, scrive: “la contemporaneità non solo non favorisce i legami ma addirittura, in un certo senso, li ostacola in quanto induce “godimenti solitari” – feticistici, potremmo dire? – che rischiano di chiudere gli individui in prigioni narcisistiche che li proteggono dal rischio di un’alterità-estraneità sentite come pericolose. Forse la psicoanalisi, la sua etica, rimane una sfida e in fondo un’estensione di quello che costituisce il nucelo centrale dell’esperienza analitica: il transfert. Non una ripetizione, ma un modo nuovo “di parlare d’amore””.

 

BIBLIOGRAFIA

 

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Caldwell, L., 2015, Discussione al panel One Sexuality, Many Sexualities: What Challenge for Psychoanalysis?, XLIX Congresso Ipa, Boston, 22-25 luglio.

 

Calvino, I., 1979, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Einaudi, Torino.

 

Camassa, P., 2014, La Potente, Nottetempo, Roma.

 

Canetti, E., 1977, La lingua salvata. Storia di una giovinezza, trad. it. Di A. Pandolfi e R. Colorni, Adelphi, Milano, 2005.

 

Contran, L., Recensione del libro “Il discorso amoroso. Dall’amore della madre al godimento femminile”, di C. Cimino, pubblicata in Spiweb, Libri, Recensioni.

 

Fonagy, P., 2008, A Genuinely Developmental Theory of Sexual Enjoyment, in Journal of the American Psychoanalytic Association, 56, 1, pp.11-36.

 

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Käes, R., 2005, Il disagio del mondo moderno e la sofferenza del nostro tempo. Saggio sui garanti metapsichici, in Psiche, 13, pp. 57-65.

 

Lacan, J., 1966, Ècrits. Les Èdition du Seuil, Paris.

 

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Le Goff, J., 2003, Une histoire du corps au Moyen Age, Liana Levi, Paris.

 

Marion, P., Nascere nell’era delle biotecnologie. Introduzione, in Richard e Piggle, 11, pp. 241-9.

 

Marion, P., 2005, “Invasioni barbariche” o “Debito di sangue”? Note intorno ai nuovi confini della soggettività, in Psiche, 2, pp. 131-53.

 

Marion, P., 2011, Some Notes on Sexuality in Psychoanalysis and Freud’s heritage, relazione presentata al XLVII Congresso Ipa. Città del Messico, 3-6 agosto.

 

Marion, P., 2014, La sessualità infantile è “precoce” o “profonda”? Alcune considerazioni sulla sessualità infantile nel processo di soggettivazione, relazione presentata al XVII Congresso della Società Psicoanalitica Italiana, Milano 22-25 maggio.

 

Marion, P., 2015, Sexuality in the Time of Biotechnologies, relazione presentata al XLIX Congresso Ipa, Boston, 21-25 luglio.

 

Marion, P., 2016, La logica del piacere all’origine dello psichico, in Rivista di psicoanalisi, 62, pp.845-60.

 

Mazzarella, E., 2017, L’uomo che deve rimanere. La “smoralizzazione” del mondo, Quodlibet Studio, Napoli.

 

Riolo, F., 2017, Del principio del piacere, relazione presentata al XVIII Congresso della Società Psicoanalitica Italiana, Roma, 26-29 maggio, ora pubblicata in Rivista italiana di psicoanalisi, 3, pp. 519-25.

 

Stein, R., 1998, The Enigmatic Dimension of Sexual Experience: the “Otherness” of Sexuality and Primal Seduction, in Psychoanalytic Quarterly, 4, pp. 594-625.

 

Thanopulos, S. 2016, Il desiderio che ama il lutto, Quodlibet, Macerata.

 

Thanopulos, S. 2017, “Il desiderio”. Voce in SpiPedia.

 

Warnok, M., 2002, Making Babies? Is there a right to have children?, Oxford University Press, Oxford (Fare bambini. Esiste un diritto ad avere figli?, introduzione di M. Mori, trad. it. di S. Mori, Einaudi, Torino 2004).

 

Winnicott, D. W., 1988, Human Nature, The Winnicott Trust, London (Sulla natura umana, ed. it. a cura di R. De Benedetti Gaddini, Raffaello Cortina, Milano 1989). 

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