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“Inconscio non rimosso e memoria implicita” di G. Craparo e C. Mucci. Recensione di B. Genovesi

13/11/23
"Inconscio non rimosso e memoria implicita" di G. Craparo e C. Mucci. Recensione di B. Genovesi

Parole chiave: inconscio dinamico, inconscio non rimosso, memoria implicita, coscienza primaria

Inconscio non rimosso e memoria implicita. Dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze.

A cura di Giuseppe Craparo e Clara Mucci.

Giunti editore. Firenze. 2023

Recensione di Benedetto Genovesi

            In questo interessante libro, i vari autori si pongono diverse domande, ad esempio:

Che cosa si intende per inconscio non rimosso? Come intendere la relazione tra inconscio non rimosso e memoria implicita? Che ruolo hanno nel lavoro clinico?

Mi limiterò a sintetizzare i contributi di alcuni autori del presente volume, i quali prendono in considerazione diverse prospettive psicoanalitiche e neuroscientifiche.

Riprenderò brevemente alcuni assunti di Sigmund Freud, il quale afferma che i processi corporei ovvero fisici, costituiscono il vero e proprio psichico, e che il vero e proprio psichico è originariamente inconscio, ovvero di sè non sa nulla. Ne L’Io e l’Es, dichiara che “l’inconscio non coincide col rimosso; rimane esatto asserire che ogni rimosso è inconscio, ma non che ogni inconscio è rimosso” (Freud, 1922, p.480). Egli considerava i contenuti dell’inconscio non rimosso, come derivati di tracce mnestiche affettive delle esperienze infantili, che chiamò “rappresentazioni di cosa”, le quali non hanno accesso alla “rappresentazione di parola”. Ne l’Inconscio scrive che “il contenuto dell’inconscio può essere paragonato a una popolazione preistorica della psiche. Se nell’uomo ci sono formazioni psichiche ereditarie, simili all’istinto degli animali, esse costituiscono il nucleo dell’inconscio. A ciò si aggiungono, in seguito, gli elementi che durante lo sviluppo infantile sono stati scartati, in quanto inservibili, e che non necessariamente sono di natura diversa dal patrimonio ereditario” (Freud, 1915, pp. 78-79).           

            Quindi, egli nel Compendio di psicoanalisi precisa che accanto al preconscio e all’inconscio rimosso, esiste nella psiche un’altra parte dell’Es che è rimasta immutata, la quale va a costituire il nucleo originario dell’Es, che è difficilmente accessibile; a cui, inoltre, si possono aggiungere nuove impressioni sensoriali che non sono state accolte, ma piuttosto sono state rigettate dall’Io, sicché hanno potuto lasciare un’ulteriore traccia nell’Es (andando, a loro volta, a sedimentarsi nell’inconscio non rimosso).

            Mauro Mancia ci fa notare che le emozioni derivanti dalle prime relazioni madre-infante, soprattutto nei primi due anni di vita, appartengono all’amnesia infantile e non possono essere ricordate. Già Freud in Ricordare, ripetere e rielaborare notò che le esperienze delle primissime fasi di vita vengono dimenticate e scrisse che “per una specie particolare di situazioni assai importanti che si verificano in un’epoca assai remota dell’infanzia … non è in genere possibile suscitare il ricordo. Si arriva a prenderne conoscenza attraverso i sogni” (Freud, 1914, p. 355). Per Freud, la rielaborazione consiste in un processo di recupero delle esperienze rimosse (de-rimozione). Ma, le esperienze primarie non possono essere rimosse perché le strutture che consentono la rimozione, e che quindi sono deputate alla memoria esplicita, non sono ancora formate. Le primissime esperienze pre-edipiche, pre-verbali e pre-simboliche, sono conservate nella memoria implicita e non sono, quindi, soggette a rimozione. Quindi, la memoria esplicita pertiene all’inconscio rimosso; mentre, la memoria implicita pertiene all’inconscio non rimosso.

            L’inconscio rimosso, a livello cerebrale, sarebbe localizzato nell’ippocampo, ma anche nel lobo temporale mediale (corteccia paraippocampale, rinale e perinale) e nelle aree fronto-basali; mentre l’inconscio non rimosso, sarebbe localizzato nell’amigdala, ma anche nei gangli della base, nel cervelletto e nella corteccia occipito-temporo- parietale posteriore (giro angolare e sovramarginale), soprattutto nell’emisfero destro. Mancia ci fa notare  che tutti i processi mentali derivano da operazioni del cervello; che esiste una memoria genetica (filogenetica) che serve alla sopravvivenza della specie; che la funzione della sintesi proteica determina le interconnessioni delle sinapsi neuronali, per cui facilita l’apprendimento (ontogenetico), grazie alla formazione di nuove sinapsi e di nuovi circuiti neuronali; che i fattori sociali possono esercitare un’azione sul cervello, andando a modificare l’assetto genetico, per cui la cultura può modificare la natura (epigenetica).  

Già dalla vita intrauterina, il feto può riconoscere la voce della madre e può avvenire una sincronizzazione reciproca dei ritmi cardiaci. Subito dopo la nascita, il tono della voce della madre viene riconosciuto, prima ancora di potere comprendere il significato delle parole pronunciate. Questa esperienza viene memorizzata nella memoria implicita e determina le diverse intonazioni e inflessioni dialettali, nell’espressione del linguaggio. Le esperienze vissute nelle primissime fasi di vita, si conservano nella  memoria implicita, la quale ha una dimensione procedurale e una dimensione affettiva. Costituisce il nucleo originario sensoriale-emotivo-affettivo. Ci sono esperienze precoci che sono presenti, ma non possono essere ricordate, per cui possono sopravvivere in un’area al confine tra il ricordo e il non-ricordo. Come già notato da Freud, anche nuove impressioni ed esperienze possono andare a sollecitare il nucleo originario della memoria implicita, la quale quindi può essere modificata. Ciò può avvenire nella relazione analitica, in cui può essere simbolizzato, anche e soprattutto attraverso i sogni, ciò che prima non era simbolizzabile. Ci sono cose che possono essere pensate, anche se non possono essere ricordate. La psicoanalisi può produrre cambiamenti a lungo termine nel comportamento, esercitando un’azione sull’espressione genica della proteine, che modificano la struttura e la funzione delle sinapsi neuronali.

Ne Il disagio della civiltà, Freud utilizza la metafora storico-archeologica, affermando che ciò che è stato vissuto, non può essere cancellato. Allora, l’analista, archeologo e storico, deve concentrare la sua attenzione, oltre che sugli aspetti espliciti, anche e soprattutto sugli aspetti impliciti della comunicazione del paziente (l’abbigliamento, la postura, la psicomotricità, il tono e la musicalità della voce, l’espressione del volto, ecc.). L’analista è quindi uno storico “sui generis”, in quanto deve affidarsi a documenti nascosti che non potrà mai consultare direttamente, ma che potrà recuperare indirettamente, attraverso gli aspetti extra-verbali. Elementi estremamente preziosi, in quanto  consentono di costruire, nel qui e ora della seduta, la possibilità di cominciare a pensare, ciò che non può essere ricordato.        

            Mark Solms propone una revisione della metapsicologia freudiana, alla luce delle nuove acquisizioni delle neuroscienze. Egli considera l’inconscio e l’Es come due differenti sistemi, che vanno collocati separatamente. L’Es è la fonte della coscienza affettiva o coscienza primaria. Dalle ricerche neuroscientifiche, si è scoperto che la coscienza è localizzata nella parte più intima e profonda del cervello, ovvero nelle strutture del tronco encefalico superiore o sistema di attivazione reticolare, che rappresenta un sistema molto antico di regolazione dell’arousal. Quindi, le neuroscienze affettive collocano la coscienza nelle strutture sottocorticali e del tronco encefalico. È significativo che la sostanza grigia periacqueduttale, che rappresenta una struttura intensamente affettiva, sembra essere un punto nodale del sistema di attivazione del cervello; si tratta della più piccola regione di tessuto cerebrale, in cui una lesione porta alla completa obliterazione della coscienza. Gli stati coscienti generati nella parte superiore del tronco encefalico sono, quindi, intrinsecamente affettivi.

Perciò, la coscienza affettiva deriva primariamente dagli strati più profondi della mente, e solo secondariamente si può estendere agli strati più elevati delle strutture corticali (ove Freud localizzava il sistema P-C e il sistema preconscio).

La coscienza, quindi, proviene dal basso.

La concezione classica viene, quindi, ribaltata per cui la coscienza deriva dal tronco encefalico (e non dalla corteccia) ed è intrinsecamente affettiva (e non percettiva). 

L’affettività è una proprietà intrinseca del cervello; tale proprietà si esprime anche tramite emozioni, le quali sono, innanzitutto, forme di scarica motoria.

La coscienza primaria (implicita) è caratterizzata da stati profondi che regolano il flusso affettivo, sia da un punto di vista quantitativo che da un punto di vista qualitativo. Le strutture del tronco encefalico superiore che generano la coscienza primaria, mappano lo stato interno del corpo, a livello viscerale. Tale mappatura dell’ambiente interno, non genera organi percettivi nei confronti di oggetti esterni, ma genera il soggetto della percezione.

La memoria implicita struttura il Sè ed è in relazione all’Es, che è regolato dal principio piacere-dispiacere.

Gli affetti sono gli stati interni significativi del soggetto, che è di per sè senziente. Tali stati affettivi condizionano il significato biologico interno (ad esempio la sete o l’eccitazione sessuale) che se sono buoni, danno un senso di benessere (il soggetto si sente bene); invece se sono cattivi, danno un senso di malessere (il soggetto si sente male). In questo modo, si registra un valore biologico, in cui la coscienza primaria è strettamente legata all’omeostasi corporea.

La memoria implicita è in relazione a tale coscienza affettiva; che va distinta dalla dimensione del conscio o coscienza secondaria.

Quindi, abbiamo la coscienza affettiva che trae origine dal tronco encefalico, la quale successivamente diventa coscienza percettiva, quando raggiunge la corteccia. Entrambe, la coscienza affettiva e la coscienza percettiva, formano la coscienza primaria, che è implicita, in quanto non dipende dal linguaggio. Essa quindi non è inconscia, può essere percepita, ma non può essere verbalizzata.

Ora, l’organizzazione del preconscio consente lo sviluppo del pensiero verbale e quindi la compresenza della “rappresentazione della cosa” insieme alla “rappresentazione di parola”. Da qui, si sviluppa la coscienza secondaria, che è cognitiva, che è esplicita e quindi può essere verbalizzata.

La coscienza secondaria aggiunge una valenza di pensiero all’affettività e alla percezione della coscienza primaria.  

La coscienza secondaria consente di dare un significato alle sensazioni provate. Qui, si instaura il principio di realtà, grazie alla funzione di apprendere dall’esperienza. Il pensiero (inteso come azione virtuale o immaginata) può essere paragonato alla memoria di lavoro, che è cosciente per definizione. Il vero scopo del principio di realtà è migliorare la propria possibilità di prevedere i pericoli, allo scopo di risolvere i problemi. La rimozione è una automatizzazione prematura e per questo errata (energia libera) che richiede un attenzione, per attivare il processo di riconsolidamento. Per cui, potremo dire che lo scopo della psicoterapia psicoanalitica è de-automatizzare l’inconscio rimosso, rendendolo nuovamente conscio e permettendo così un riconsolidamento e quindi una futura automatizzazione migliore. Finché non si sarà trovata una soluzione, persiste la minaccia del ritorno del rimosso. Una volta trovata una soluzione realistica per l’Io (e quindi, una volta che l’affetto è stato legato alla sua rappresentazione), essa viene automatizzata e diventa inconscio.

            Clara Mucci sottolinea come la corteccia orbitofrontale sia la sede ove si svolge il meccanismo centrale della regolazione affettiva nei due emisferi, e quindi ove si genera la memoria implicita. Il preconscio è direttamente influenzato da questa attività regolatoria implicita. La corteccia orbitofrontale esercita un ruolo fondamentale nel coordinamento degli stati interni dell’organismo e dei vari processi di rappresentazione simbolica, al confina tra il fisico e lo psichico. Nel caso di vissuti traumatico-dissociativi precoci, nella relazione tra madre e bambino, si crea una grave dissintonia tra i sistemi degli emisferi destri della madre e del bambino, da cui possono derivare stati affettivi e neurobiologici disregolati, in cui si perde la possibilità d’integrazione degli stati affettivi di madre e bambino. Tale disregolazione affettiva, conseguenza di esperienze traumatico-dissociative precoci e di condizioni di attaccamento insicuro (compreso l’attaccamento disorganizzato), è codificata nella memoria implicita e può dare vita a disturbi della personalità e disturbi del spettro psicotico.

            Giuseppe Craparo collega la dinamica del transfert-controtrasnfert all’inconscio rimosso; mentre gli agiti dell’enactment li collega all’inconscio non rimosso, entrambi presenti (transfert-controtrasnfert e enactment) nel campo analitico. Egli suggerisce che la dinamica transfert-controtransfert sia una messa in scena di elementi rimossi della vita del paziente; mentre l’enactment è una messa in atto di stati mentali non rappresentati del paziente, che  assume le caratteristiche di un processo dissociativo diadico, di cui il paziente si avvale per tentare di controllare aspetti del Sè dissociati, che sono inaccessibili al funzionamento riflessivo cosciente. Nella dinamica transfert-controtransfert c’è il supporto dell’acting out; mentre nell’enactment entra in azione l’identificazione proiettiva, attraverso cui i vissuti traumatico-dissociativi presenti nell’inconscio non rimosso dell’analizzando (disorganizzato), vengono trasmesse all’inconscio non rimosso dell’analista (organizzato).     

Oltre a quelli sopra citati, anche gli scritti di Schore, Liotti, Fonagy, Levine e Mattana, rendono il libro un contributo prezioso per approfondire il ruolo dell’inconscio non rimosso e della memoria implicita, nella teoria e nella pratica clinica.

Freud S. (1914). Ricordare, ripetere e rielaborare. OSF. 7

Freud S. (1915). L’Inconscio. OSF. 8

Freud S. (1922). L’Io e l’Es. OSF. 9

Freud S. (1929). Il disagio della civiltà. OSF. 10

Freud S. (1938). Compendio di psicoanalisi. OSF. 11


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