La Ricerca

“Racconti in cammino” a cura di C. Carnevali, L. Ravaioli e S. Saponi. Recensione di M. Martelli

20/12/23
"Racconti in cammino" a cura di C. Carnevali, L. Ravaioli e S. Saponi. Recensione di M. Martelli


Parole chiave: Psicoanalisi; Adolescenza; Migrazione; Gruppo PER

Racconti in cammino

Adolescenti studenti e migranti: percorsi di narrazione e soggettività

A cura di Cinzia Carnevali, Laura Ravaioli e Sonia Saponi

Prefazione di Alfredo Lombardozzi

Postfazione di Virginia De Micco

(Pendragon ed., 2023)

Recensione a cura di Manuela Martelli

Ho letto con grande interesse e curiosità il bel libro, curato da Cinzia Carnevali, Laura Ravaioli e Sonia Saponi dal titolo: “Racconti in cammino. Adolescenti studenti e migranti: percorsi di narrazione e soggettività”, edito da Pendragon  (2023).

Interesse, curiosità e tanta passione sono gli ingredienti di base di questo testo che si prefigge di descrivere le diverse esperienze di lavoro psicoanalitico realizzato nell’incontro con adolescenti e migranti (in forma minore ma fondamentale, con i loro operatori), gli uni e gli altri oggetti sfuggenti e “in trasformazione”.

Il libro si divide in due parti.

La prima si propone di teorizzare e sostenere l’utilizzo dell’ascolto psicoanalitico al di fuori della stanza di analisi, creando esperienze cosiddette di “psicoanalisi applicata” o “estensioni della psicoanalisi”, in cui più direttamente si manifesta la sua “funzione politica” (nella polis). In esse la psicoanalisi può modificare parzialmente la propria posizione di ascolto e di sguardo, mantenendosi però salda nei suoi fattori strutturali che nutrono il cambiamento. Freud stesso (1921) scriveva: “La psicologia individuale è, sin dagli inizi, psicologia sociale”. L’estensione a cui facciamo riferimento non ha solo a che fare con un ruolo sociale ma anche con la ricerca di modalità diverse di lavoro, solidamente radicate nella teoria e tecnica psicoanalitiche.

Per quanto riguarda il mondo dell’adolescenza, già negli anni ’70, alcuni degli psicoanalisti più innovativi in Italia (Zapparoli, Senise e Pellizzari) avevano pensato che fosse utile per gli adolescenti che la psicoanalisi li raggiungesse là dove vivono e si relazionano, in particolare nella scuola.

In riferimento invece al mondo della migrazione, che comprende sia i soggetti migrati che coloro che li accolgono e con loro entrano in contatto nei nostri territori, è ormai esperienza condivisa che ci sia la necessità di uscire dalla stanza di analisi per conoscere ed aprirsi ad un’alterità che ci cimenta in teorie e linguaggi da ricercare. Un movimento in uscita quindi che è al contempo fisico e psichico, che fa da specchio a quello di soggetti “sospesi tra due mondi e due culture” (Moro, 2002; 2010).

La seconda parte è il racconto delle esperienze fatte, attraverso la presentazione delle voci delle protagoniste e dei protagonisti stessi, da un lato le terapeute e le educatrici  che hanno realizzato il lavoro e, accanto a queste, gli studenti e le studentesse, nonché i ragazzi migranti che hanno condiviso l’esperienza.

Cerco di sintetizzare molto brevemente i progetti presentati nel testo per poi raccogliere alcuni pensieri su di essi, fatti dalle stesse autrici.

Sono stati pensati e costruiti da un gruppo di psicoanaliste appartenenti al Gruppo PER del Centro Adriatico di Psicoanalisi (con l’iniziale collaborazione di colleghe di altri Centri, in particolare del Veneto, di Roma e di Bologna), che sono state affiancate da colleghe psicoterapeute della S.I.Ps.IA e C.O.I.R.A.G. (Società Italiana di Psicodramma Analitico e Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi ).

Il loro lavoro si è intrecciato con quello di operatrici ed operatori di Cooperative dell’accoglienza del territorio di Rimini e Riccione, nonché con la partecipazione attiva di docenti di istituti superiori (tecnici e licei) di Rimini e Riccione. Fondamentale è stato il contributo di artisti che, attraverso i loro strumenti creativi, hanno permesso l’incontro tra studenti e migranti.

Questi progetti si sono realizzati dall’anno scolastico 2017/2018, fino all’anno scolastico 2022/2023, con l’ovvia interruzione nell’anno 2020/2021 per la pandemia da Covid 19.

Hanno previsto la realizzazione di laboratori artistici nelle diverse scuole coinvolte, i cui protagonisti sono stati alunni e alunne, insieme ad alcuni ragazzi migranti accolti nelle cooperative del territorio.

Nei laboratori si è lavorato su tematiche quali l’identità, l’incontro con l’alterità, il viaggio, la narrazione di sé, la prevenzione della violenza sull’altro. Gli strumenti dell’incontro sono stati il disegno, la narrazione, la poesia, la musica e la danza, il teatro. Ogni ciclo ha avuto un epigono aperto alla popolazione: dalle performance teatrali e musicali, alla mostra di immagini e fotografie, ai murales realizzati nelle scuole che avevano partecipato. Questo ha rinforzato il valore sociale e politico, di informazione e condivisione, del lavoro fatto.

Il progetto svolto nell’anno scolastico 2019/2020, “Adolescenti e Migranti: musica, poesia di resistenza e azione”, che ha visto la partecipazione del rapper Kd-One, ha vinto il primo premio dell’IPA Community Award, assegnato dall’Education Commitee, che ha lodato l’originalità dell’impegno per raggiungere, attraverso la psicoanalisi e la musica, la generazione più vulnerabile, inaccessibile e bisognosa.

Nelle stesse strutture di accoglienza coinvolte nei progetti sono stati fatti due gruppi di psicodramma psicoanalitico con ragazzi ed operatori.

Nella prima parte del libro vengono delineate le sofferenze dei due gruppi messi in relazione, adolescenti e migranti.

Quella degli adolescenti, presentata in modo più ampio nella seconda parte del libro, di testimonianze, viene descritta come un malessere psichico, che comprende dolore, rabbia, paura e disorientamento, che può prendere la via della depressione e isolamento, oppure quella dell’aggregazione in bande giovanili con un’identità “negativa”, volta alla distruzione. Nel tentativo di contrastare tutto ciò, è stato pensato l’incontro con i migranti, per creare un luogo di ascolto reciproco di esperienze e storie, che generi conoscenza, condivisione e spinta all’integrazione. L’idea di base sostiene che incontrandosi nelle diversità, attraverso il riconoscimento reciproco, diventa possibile pensarsi come parte attiva di una comunità, che cerca nuove soluzioni a situazioni dolorose, generando, si vorrebbe, una maggiore integrazione sociale, degli adolescenti come dei migranti, entrambi a rischio di isolamento difensivo e di rifiuto sociale.

La sofferenza dei migranti è presentata più ampiamente in diversi capitoli del libro, sia attraverso esperienze “cliniche” (il lavoro di psicodramma di cui raccontano Cinzia Carnevali, Gabriella Vandi e Silvia Cicchetti, fatto con i ragazzi accolti in una struttura di accoglienza e il lavoro di Patrizia Montagner con una ragazzina ucraina), sia dal punto di vista teorico.

L’ampia esperienza di lavoro delle colleghe permette loro di ricordarci come la sofferenza del migrante riguardi lo spaesamento nelle nuove abitudini e nella nuova cultura; si crea un’effrazione del guscio identitario. E’ difficile mantenere il legame fondativo con le origini mentre ci si apre al nuovo. Scrive una delle autrici “Le persone che migrano sono, per definizione, persone con due luoghi, due patrie e dunque, con almeno due identità. Tutto in loro è diviso tra il paese di arrivo e quello di partenza, le loro esperienze sono complesse e diversificate, generano spaesamento”. C’è in questo “essere a mezza parete” (Risso, 1982), una somiglianza con gli adolescenti, non ancora adulti e non più bambini, in trasformazione.

Spaesato, ci ricordano le autrici, è anche il paese che accoglie, che è invitato ad aprirsi ad una nuova cultura e a nuove abitudini. L’incontro con lo straniero è “perturbante” ( Freud, 2019) ma, scrive A. Lombardozzi nella sua prefazione, è possibile la koinodinia, l’incontro nel dolore, la scoperta di un’umanità comune pur nelle differenze, che genera un’elaborazione collettiva del dolore.

Prima che i traumi siano accessibili ad un registro simbolico, occorre che la persona ritrovi un senso nella propria continuità dell’essere, una fiducia di fondo in sé e nell’altro, un altro che vede, ascolta, comprende, è accanto e presente.

La caratteristica fondante di questi progetti è che l’incontro “ai margini” di esperienze non ancora esplicitabili e contattabili può avvenire in uno spazio transizionale come l’arte, che aiuta il dialogo tra mondo interno e mondo esterno.

L’introduzione di un oggetto mediatore (disegno, parola narrata e poetica, musica e danza, teatro) consente di facilitare processi di figurabilità e di narrazione di sé senza sentirsi direttamente esposti. Dietro ogni migrante c’è una storia, che ha contemporaneamente  desiderio e timore di ascoltatori. L’arte permette di far emergere queste storie nell’incontro, attivando soprattutto la dimensione non verbale, corporeo e affettiva della memoria, riducendo l’ostacolo delle differenze linguistiche e creando storie collettive. La musica, in particolare, fenomeno prevalentemente gruppale, pre-verbale, riesce ad unire individui  diversi tra loro.

Le sofferenze delle persone migranti nascono dalla migrazione ma anche dall’accoglienza stessa. Nella migrazione ci sono perdite, sia materiali che relazionali, che fanno sentire “fuori dal mondo”; senza una storia. E questo crea uno spazio per il malessere psichico. Ecco allora che diventa importante cercare strumenti che creino alleanze, che permettano alle persone di ritrovare e ritessere la propria storia.

Lo spazio creato con questi laboratori non è direttamente terapeutico, ma, nutrito dall’ ascolto psicoanalitico, sostiene la condivisione possibile del dolore e l’avvio della sua trasformazione.

La postfazione di Virginia De Micco riconosce nel testo il pregio di aver aperto domande più che dato risposte, corrispondendo all’idea che la migrazione sia un fenomeno sfuggente. Difficile, lei scrive, predire oggi quanto il lavoro trasformativo che si è cercato di raggiungere con questi laboratori possa essere stato profondamente introiettato o quanto possa andare disperso, sia dai giovani migranti sia dagli studenti partecipanti. Ma certamente questi progetti hanno il pregio di cercare un dis-equilibrio non distruttivo tra un’accoglienza non omologante e il riconoscimento di un’irriducibile diversità che non sia espulsivo.

Nell’ultima parte del testo le curatrici hanno scelto di condurci direttamente dentro al loro lavoro, riportando alcuni brevi testi scritti dai ragazzi, sia studenti che migranti. Ho sentito questa scelta molto in linea con la dimensione “politica” del lavoro, che al termine di ogni laboratorio, ha cercato di farne un piccolo contributo per la comunità allargata, attraverso rappresentazioni diverse. Questo permette al lettore e alle lettrici di incontrare direttamente il frutto dell’incontro tra studenti e ragazzi migranti, offrendoci un’esperienza di lettura che, oltrechè di apprendimento, diviene così anche emotivamente significativa.

Mi piace concludere questo mio contributo con due brevi scritti di giovani che sembrano aver assunto su di sé anche l’identità del migrante, ho immaginato potessero essere rappresentative di una contaminazione o del riconoscimento di vissuti comuni, quelli che, senza eccedere in semplificazioni, possono però aiutarci a dialogare con lo straniero che è dentro e fuori di noi.

Non mi sento a mio agio:

Diversamente dagli altri prego,

Diversamente dagli altri aiuto,

Diversamente dagli altri saluto,

Diversamente dagli altri piango,

Diversamente dagli altri chiedo scusa.

Mi dicono “sei diverso”

Rispondo .. avete ragione.

Oggi è il mio compleanno. Compio 21 anni, ma non so

nemmeno se festeggiarli o meno. Voglio dire..

COSA dovrei festeggiare? Il fatto che sono ancora bloccato

al quinto anno di liceo e che nemmeno quest’anno

riuscirò a prendere il diploma?

A volte penso riguardo a lasciare la scuola, perché lì non

ho amici e a volte i miei compagni di classe mi prendono

in giro..

Mi sento diverso da chiunque altro.

Nonostante questo i miei genitori non si preoccupano dei miei problemi.. ma vogliono che diventi un dottore.

Sono davvero arrabbiato con loro.

Non so cosa fare.

Non so nemmeno dove appartengo.

Mi sento come uno straniero qui… ma non c’è modo

che io possa tornare nella mia madrepatria.

Devo lasciarti, adesso, mio diario.

Devo rilassare la mia mente.

Riferimenti bibliografici

Bohleber W. (2020), L’anima sopraffatta. Quando la realtà diventa traumatica, in «Riv. di Psicoan.», LXVI, 1.

Bolognini S. (2002), L’empatia psicoanalitica, Bollati Boringhieri, Torino.

Carnevali C. (2015), L’ascolto della musica rock come disposizione a cogliere l’inconscio, in M. De Mari, C. Carnevali, S. Saponi, TraPsicoanalisi e Musica, Roma, Alpes Italia, 2015.

Carnevali C. (2010), Introduzione in Al lavoro con lo Psicodramma Analitico, a cura di C. Carnevali, R. Pani, Clueb, Bologna.

De Micco V. (2017), Migrare. Sopravvivere al disumano, in «Rivista italiana di Psicoanalisi», n.4

De Micco V. (2018), Sopravvivenze: destini dell’irrappresentabile, in Vivere Sopravvivere, (A. Lombardozzi, a cura di), Alpes Italia,Roma.

De Micco V., Grassi I. (2014), Soggetti in transito. Etnopsicoanalisi e migrazioni, Numero monografico della rivista «Interazioni.

Clinica e ricerca psicoanalitica su individuo-coppia-famiglia», n. 1, Franco Angeli, Milano

De Micco V., Lo straniero e l’altro. L’inquietante intimità, in De Micco V. ( a cura di), L’estraneo e il familiare. Dalla clinica al sociale,“Interazioni”, Angeli, Milano, 1/2021.

Freud S. (1919), Il perturbante, in OSF. Vol. 9, Boringhieri, Torino, 1977.

Freud S. (1921), Psicologia delle masse e analisi dell’Io, OSF, vol. 9,Boringhieri, Torino 1977

Frigessi Castelnuovo D. e Risso M., A mezza parete, Einaudi, Torino,1982.

Grassi L. (2015), Ascoltare la relazione: musica e legami originari, in «Interazioni» 1.

Kaës R. et al. (1999), Le psychodrame psychanalytique de groupe, Dunod,Paris.

Kaës R. (2015), L’estensione della psicoanalisi, Franco Angeli, Milano.

Lombardozzi A. (2021), Culture di gruppo. Per un’antropologia del gruppo psicoanalitico, Alpes, Roma.

Moro M. R. (2010), Maternità in esilio. Bambini e migrazioni, Cortina,Milano.

Nicolò A.M., Zavattini G.C. (1992), L’adolescente e il suo mondorelazionale, NIS, Roma.

Novelletto A. (1986), Psichiatria psicoanalitica dell’adolescenza, Borla,Roma.

Pellizzari G. (2002), L’adolescente tra contesti naturali e contesti terapeutici. Relazione al 5° Convegno Nazionale di Psicoterapia dell’adolescenza 18 e 19 ottobre 2002, Firenze.

Ramacciotti A. (2018), Gli adolescenti alla prova dell’esilio, giornatadi studio SPI, Menti migranti, menti adolescenti tra sradicamento e radicalizzazioni, SPIWEB.

Rosso C. (2017), Identità polifonica al tempo della migrazione. Verso una “clinica della molteplicità” in psicoanalisi, Alpes, Roma.

Saponi S. (2015), Sulla voce e dintorni, in Tra psicoanalisi e Musica,(a cura di M. De Mari, C. Carnevali, S. Saponi), Alpes, Roma.

Winnicott D.W. (2005), Gioco e realtà, Armando, Roma.

Zapparoli G.C. (1999), La psicosi e il segreto, Boringhieri, Torino.

Chi ha letto questo articolo ha anche letto…

Adolescenti e migranti 2023. A cura di C. Carnevali e L. Ravaioli

Leggi tutto

Il doppio corpo degli adolescenti migranti. Virginia De Micco

Leggi tutto