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“Un tempo per l’amore” di T. Cancrini. Recensione di D. Biondo

14/01/22
"Un tempo per l’amore. Eros, dolore, odio" di T. Cancrini. Recensione di D. Biondo

“Un tempo per l’amore. Eros, dolore, odio”

Di Tonia Cancrini

(FrancoAngeli, 2021)

Recensione di Daniele Biondo

Ciò che mi ha colpito maggiormente del libro Un tempo per l’amore di Tonia Cancrini è la sua capacità di raccontare con un linguaggio semplice e chiaro, quasi colloquiale, gli intensi e complessi sentimenti che la pratica analitica attiva in lei, in particolare quella con i bambini. E’ su questa scia che vorrei provare a recensire il libro, cercando di seguire il tono affettuoso e personale del suo testo. Mi aiuta in questo tentativo la lunga frequentazione e l’amicizia con l’Autrice. Ho conosciuto Tonia Cancrini in maniera più approfondita quando decisi di perfezionarmi in psicoanalisi infantile. Le chiesi una supervisione per Paulo[1], un bambino che mi faceva molto penare in seduta, un bambino brasiliano, adottato da qualche anno, che aveva vissuto l’inferno dei ninos de rua e che mi costringeva a continui adattamenti del metodo analitico. Avevo bisogno che qualcuno mi aiutasse a mantenere dritta la rotta della relazione analitica, poiché con questo bambino rischiavo continuamente di perderla e di perdermi. Tonia accolse i miei timori con attenzione e partecipazione affettuosa, valorizzando tutto quello che facevo con Paulo, soprattutto aiutandomi a comprendere le motivazioni profonde del mio intenso coinvolgimento con lui. Fu una vera Maestra, in senso socratico, perché si occupò della mia anima e di far venire fuori “il bello” che c’era nella relazione con quel bambino. “Il bello” è un sostantivo che ritroverete spesso nel libro della Cancrini, che credo abbia a che fare con la sua idea di cura, intesa socraticamente e psicoanaliticamente come l’“occuparsi dell’anima affinché diventi buona – cioè bella” (Mancuso 2020). Da allora il rapporto con Tonia Crancrini è stato continuo e regolare grazie al “Simposio”: un gruppo di psicoanalisti infantili che da più di dieci anni si riunisce con cadenza mensile a casa di Tonia per cenare insieme e poi riflettere sui casi dei bambini in analisi.  Anche il “Simposio” è indicativo del modo di fare psicoanalisi della Cancrini: sempre personale, accogliente ed affettuoso, focalizzato sui sentimenti e sulle relazioni umane, mai intellettualistico, ma centrato sulla clinica dalla quale fa partire ogni sua speculazione teorica.

Forse per questi motivi nel leggere il suo Un tempo per l’amore sono stato particolarmente colpito dalla vivida descrizione che lei fa dei casi dei bambini, anche se c’è molto altro: poesia, filosofia, raffinati saggi psicoanalitici sull’amore che uccide, sull’odio, sulla solitudine e sulla noia, sul trattamento con i pazienti adulti delle memorie traumatiche e, a chiusura del testo, un originalissimo capitolo dedicato all’amore per gli animali. Ho detto che sarà una recensione molto personale, non esaustiva e completa, ma parziale, focalizzata sulle parti del libro che più mi hanno ispirato. Ed il libro di Tonia ispira, come ispirava Un tempo per il dolore, il libro scritto da lei circa vent’anni fa (2002), in cui mi aveva colpito la sua capacità di utilizzare la propria persona, i propri dolori e le proprie perdite, per parlare della psicoanalisi del lutto e della separazione. Nello stesso modo in Un tempo per l’amore la Cancrini c’introduce alla psicoanalisi dell’eros, del bello e degli affetti che accompagnano e curano, parlandoci del suo piacere per la vita e delle sue strategie terapeutiche per difendere tale piacere dall’attacco furioso realizzato dal dolore e dall’odio.

Di nuovo, come nel precedente testo, la dimensione del tempo è al centro del suo libro, dimensione attraversata da un pensiero caldo e personale, accuratamente setacciato dalle proprie emozioni profonde. Il tempo ci coinvolge fin dall’overture (alla francese[2])  del testo, in cui Cancrini ci fa partecipe dei suoi sentimenti a fine giornata, quando con passo lento ritorna a casa e pensa ai suoi pazienti e “al piacere, al gusto di vivere, anche se poi il tempo passa e si avvicina la fine” (p.17). Tonia non teme di fare i conti con il tema scabroso della vecchiaia e della fine e con il sentimento di caducità che essi inevitabilmente attivano in lei e in ognuno di noi, grazie al quale, ci ricorda, “il bello acquisisce un valore maggiore”. Aveva già affrontato questo tema in Il lato notturno della vita (2020), un testo collettaneo che abbiamo curato insieme, in cui ci eravamo interrogati sulle risorse che disponiamo per fronteggiare l’angoscia di annichilimento che la malattia e la morte attivano in noi.

Fedele alla tradizione inaugurata da Freud, Cancrini utilizza se stessa e i propri sogni per parlare di tema così importanti e centrali per la psicoanalisi, lasciandoci entrare in aree molto intime della propria vita. Il sentimento dell’amore viene declinato nel racconto dell’amicizia con i colleghi, nella testimonianza della vicinanza e dell’accoglienza del dolore e dell’angoscia dei sui pazienti, nell’espressione del conforto che le forniscono gli affetti a lei più cari, persone ed animali, nell’attenzione che ogni pagina del testo dedica alle cose più semplici, buone ed essenziali della vita. Occorre partire dalla generosa capacità di coinvolgimento personale per comprendere il cuore del messaggio umano ed analitico della Cancrini: condivisione del dolore, attraversamento dei sentimenti negativi della rabbia, della noia e della distruttività, fiducia e speranza nell’amore. Il binomio dolore-amore, tempo per il doloretempo per l’amore, rappresenta la linea di sviluppo del pensiero della Cancrini, l’essenza del suo pensiero; un binomio grazie al quale l’analista può fronteggiare i sentimenti catastrofici dei propri pazienti.

L’Autrice, a tal proposito, pensa che quando un bambino vede minacciato l’amore nei confronti dei propri genitori, inevitabilmente precipita nel pozzo nero della disperazione; ciò non perché si ritenga colpevole di tale perdita, come un’interpretazione tradizionale del complesso edipico spinge a credere, ma al contrario proprio perché la fine dell’amore dei genitori, o semplicemente il rischio di perderlo, catastrofizza la sua mente. Non è sul conflitto che Tonia Cancrini si concentra quindi, anche se non manca di considerarlo, ma sulla perdita dell’amore! La capacità speciale che ha la Cancrini di sintonizzarsi con il mondo interno del bambino la spinge ad ipotizzare che in questi frangenti la fantasia del paziente sia quella di un’esplosione, di qualcosa che fa andare tutto a pezzi (p. 56). Riuscire a parlare al bambino di tali sentimenti catastrofici, come Tonia riesce a fare con il piccolo Emanuele che l’ha ferita ad un occhio, è un’arte. Non basta, infatti, la competenza tecnica, occorre una grande generosità, sensibilità ed empatia (intesa in senso psicoanalitico) per riuscire a sedare il dolore del bambino e permettergli di ritrovare la capacità di nutrirsi del legame con l’analista, frantumato dal suo attacco violento. Tonia sceglie di parlare al bambino prima del suo dolore per la perdita dell’amore e solo dopo della sua rabbia e della sua distruttività: grazie a tale scelta le sue parole possono diventare trasformative e i sentimenti negativi propri e del paziente (la rabbia, l’odio, la disperazione) essere compresi ed umanizzati. Collegando l’attacco del bambino al suo dolore e sconforto non solo per l’imminente separazione dall’analista, ma anche al fatto che essa lo porti a rivivere i momenti terribili della sua storia abbandonica, Tonia riesce magicamente a calmare la furia del suo piccolo paziente. Che tenerezza vedere questo bambino silenzioso e terrorizzato dalla separazione tirare fuori prima un piedino e poi la gamba per essere “visto”! L’analista, proprio grazie al fatto che si era immersa nei sentimenti di morte del bambino e nel proprio dolore, anche fisico, nonché nella paura e nello sconforto per l’attacco subìto, riesce a parlargli dolcemente e a tirarlo fuori dal pozzo nero della solitudine e della morte in cui era precipitato. E’ proprio questa “magia” dell’analisi che Tonia riesce a rendere vivida nel testo: ogni volta è un viaggio dantesco che occorre realizzare, dove bisogna prima passare per l’inferno degli aspetti più terribili dell’esistenza per poter poi trovare la luce dell’amore. La condivisione è l’essenza di tale magia: condivisione non solo del senso di morte, ma anche e soprattutto del desiderio di vita che può sprigionarsi solo grazie all’amore. Il libro della Cancrini mi sembra un’elegia dell’amore. L’elegia è sia un componimento lirico che un componimento musicale, entrambi accomunati dal carattere sentimentale. Un’elegia che trova le sue origini nel “culto” di Tonia per l’amore materno. Un amore che per l’Autrice rappresenta la prima funzione della madre (prima ancora del rispecchiamento); un amore che unito alla comprensione rappresenta la base per trasformare le angosce del bambino. Amare e capire sono, secondo Cancrini, la base della funzione dell’analista; funzione che trova la sua più importante espressione nell’interpretazione. Quest’ultima permette di gettare “un ponte”, come quello che Tonia, grazie all’ascolto attento del proprio controtransfert, riesce a costruire per mettere in contatto l’angoscia del suo piccolo paziente Rodolfo con la sua capacità di essere affettuoso e socievole. Per fare ciò Tonia non esita a parlare al bambino delle sue angosce catastrofiche collegate al momento in cui la madre smise di capirlo a causa di un grave lutto. Ci vuole molto coraggio e lucidità per affrontare con un bambino tematiche così dolorose. E’ l’allenamento ad utilizzare il proprio controtransfert che permette all’analista di sentire come proprie le emozioni del bambino, di condividerle, come quelle di paura e panico per l’imminente separazione estiva che prova il piccolo Simone, un bambino adottato. Sembra che la “fede” nella psicoanalisi dia a Tonia il coraggio di affrontare con i suoi piccoli pazienti disperati dolori così intensi, ed è sempre questa “fede” che permette “il rinascere della fiducia e dell’affetto” (p. 61).

Biblografia

Mancuso V. (2020). I quattro maestri. Garzanti, Milano.

Cancrini T. (2002). Un tempo per il dolore. Eros, dolore e colpa. Bollati Boringhieri, Torino.

Cancrini T., Biondo D.  (2012). Una ferita all’origine. Il trattamento psicoanalitico del bambino traumatizzato. Borla, Roma.

Cancrini T., Biondo D.  (2020). Il lato notturno della vita. Corpo malato e relazione analitica. FrancoAngeli, Roma.


[1] Racconto di questo caso nel libro curato con Tonia Cancrini Una ferita all’origine (2012).

[2] L’ouverture francese è costituita da un’introduzione lenta, in un marcato ritmo puntato, seguita da un vivace movimento in stile fugato.

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