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Benedetto Genovesi: Sogno e psicosi, l’ipotesi neuropsicoanalitica

5/07/22
Benedetto Genovesi: Sogno e psicosi, l’ipotesi neuro

OSVALDO LICINI

Benedetto Genovesi: Sogno e psicosi, l’ipotesi neuropsicoanalitica

Keywords: Sogno. Psicosi. Attività Onirica. Es. Regressione.

Proseguendo le riflessioni sull’attività onirica, appare suggestiva la sovrapposizione tra sogno e psicosi proposta da Solms nei capitoli 7 e 8 del volume: La coscienza dell’Es, Psicoanalisi e Neuroscienze, che raccoglie una serie di scritti dell’autore.   

Già Freud considerava che lo stato mentale proprio del sogno e della psicosi avessero un’origine comune. Egli considera che nelle condizioni psichiche del sogno e della psicosi, la mente viene sopraffatta dall’inconscio e quindi si trova in balìa delle pulsioni.

Nel sonno, infatti, la censura posta in essere dal preconscio è inibita; mentre la censura onirica è più permissiva e lascia passare alcune cose, ma non altre, e da qui può prendere avvio il lavoro onirico.

Per cui durante il sogno e nella psicosi, la relazione dinamica tra l’Io e l’Es si sbilancia a favore di quest’ultimo; ovvero nel sogno e nella psicosi, l’Es comanda sull’Io. Le pulsioni si accentuano, sovrastando ciò che resta dell’Io e si verifica la regressione funzionale dal processo secondario al processo primario. Vi è quindi un’inversione dell’equilibrio dinamico con inibizione dell’Io e concomitante attivazione dell’Es. Inoltre, per effetto della regressione topica, l’eccitamento segue una via retrograda e viaggia dal polo motorio verso il polo senso-percettivo.

Scrive Freud: “ciò che si verifica nel sogno allucinatorio non può descriversi che dicendo: l’eccitamento prende una via retrograda. Anziché trasmettersi verso l’estremità motoria dell’apparato, si trasmette verso l’estremità sensitiva e giunge infine al sistema percettivo” (L’interpretazione dei sogni, p. 502).L’allucinazione che permette il sogno (appagamento allucinatorio del desiderio) emerge come reazione opposta all’azione motoria, ovvero si compiono azioni immaginarie in sostituzione di azioni reali, grazie alla regressione topica verso il sistema senso-percettivo. Naturalmente durante il sonno infatti, il polo motorio è inibito, mentre aumenta l’attività del polo senso-percettivo.

Freudinoltre afferma che: “nella spiegazione della regressione onirica si dovranno, tuttavia, prendere in considerazione le altre regressioni che si verificano in stati di veglia patologici” (L’interpretazione dei sogni, p. 504).

Anche Mark Solms, riprendendo la teoria del sogno di Freud, ci fa notare una stretta corrispondenza tra sogno e psicosi.  

Solms ha confrontato i dati incrociati ottenuti da tre diverse metodiche di indagine scientifica:

  1. Le dimostrazioni provenienti dalle indagini sulle lesioni cerebrali focali (per cui se una regione cerebrale è ritenuta responsabile di una funzione mentale, in presenza di una lesione di quella regione cerebrale viene persa quella funzione mentale).
  2. Le dimostrazioni provenienti dalla disamina del neuroimaging funzionale (che dimostrano le immagini dei funzionamenti fisiologici e patologici tra le varie regioni cerebrali).
  3. Le dimostrazioni provenienti dalle valutazioni neurochimiche e neurofarmacologiche (farmaci che agiscono su determinati circuiti sinaptici di determinate regioni cerebrali, provocano conseguenti effetti sul funzionamento mentale).  

Dalle valutazioni incrociate di queste tre metodiche è stato dimostrato che sia durante il sonno (in condizioni di attività onirica) sia durante le condizioni psicotiche si verificano le seguenti alterazioni del funzionamento mentale:

  1. Intensa iperattivazione delle vie dopaminergiche delle aree prosoencefaliche mesolimbiche e mesocorticali (che potrebbero rappresentare le istanze pulsionali dell’Es).
  2. Disattivazione dei meccanismi di controllo della corteccia prefrontale dorso-laterale (che potrebbe rappresentare le funzioni dell’Io e del Super-Io).
  3. In contrapposizione alla disattivazione del sistema motorio, si verifica un’intesa iperattivazione della corteccia posteriore percettiva o corteccia visuo-spaziale (che potrebbe rappresentare ciò che resta dell’Io e che provoca i fenomeni allucinatori). 

Solms afferma che questi tre aspetti sono ciò che può spiegare le caratteristiche peculiari dei sogni ed essi sono i meccanismi in comune tra sogno e psicosi.

Questi meccanismi neurofunzionali hanno un corrispettivo psichico in alterazioni di determinate funzioni mentali.

Nel sogno come nella psicosi prevale il funzionamento mentale al servizio del processo primario e quindi del principio di piacere.

Scrive Solms: “Sussiste una sostanziale coerenza tra quanto ho rilevato ed i capisaldi della teoria del sogno di Freud … la teoria del sogno freudiana non afferma soltanto che i nostri stati istintivi pulsioni sono totalmente disinibiti, ma che tutto ciò che riguarda la comprensione dei sogni a livello dei sistemi di pulsioni appetitive, ovvero quelli che Freud chiamava sistemi della libido, sono basati sul bisogno e sul desiderio. Quindi ci si aspetterebbe che questo sistema appetitivo si riveli più importante per la generazione del sogno … il sistema dopaminergico è incofutabilmente alla base dei meccanismi pulsionali primari dell’apparato cerebrale dei mammiferi … il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens raggiunge il massimo della sua intensità durante il sonno onirico” (La coscienza dell’Es, pp. 136-137).

Dalle valutazioni neurochimiche e neurofarmacologiche è stato dimostrato che i farmaci dopaminergici incrementano la produzione dei sogni, così come la produzione di allucinazioni (di contro i farmaci antipsicotici sono inibitori dei circuiti dopaminergici).

Solms tiene a precisare che il sogno non corrisponde al sonno Rem, come erroneamente si riteneva. Dalle valutazioni degli esami di neuroimaging funzionale (tracciati elettroencefalografici) si rileva che i sogni si concentrano maggiormente nelle fasi di addormentamento e in prossimità del risveglio.

Scrive Solms: “L’attività onirica non coincide necessariamente con il sonno Rem … il che significa che si può sognare anche al di fuori del sonno Rem e che si può essere in fase Rem senza sognare … Circa il 25% dell’attività onirica si svolge al di fuori del sonno Rem … ritengo sia assodato che i sogni sono promossi dai meccanismi di attivazione del tronco encefalico che regolano il sonno Rem, ma non sono causati da essi” (La coscienza dell’Es, pp. 131-132). 

Inoltre, Solms afferma che dalle valutazioni di lesioni cerebrali:  “Vi sono migliaia di casi in letteratura, e centinaia emersi dalla mia ricerca, che riguardano  pazienti che hanno smesso di sognare a causa di una lesione nell’area prosencefalica profonda (ovvero in zone che sono completamente estranee ai meccanismi del tronco encefalico che sono quelli che regolano il sonno Rem); in questi soggetti il sonno Rem continuava, senza tuttavia alcun segno di attività onirica … il sogno e il sonno Rem sono attività completamente differenti e regolati da due meccanismi cerebrali completamente separati” (La coscienza dell’Es, p. 133 ).  

Quindi, responsabili del sogno sarebbero i processi di iperattività del sistema dopaminergico nelle aree prosoencefaliche mesolimbiche e mesocorticali che promuovono i processi di Seeking, ricerca di gratificazione e ricerca di appagamento di desideri.

Entrambi, sogno e psicosi sono accomunati da meccanismi regressivi che alterano la percezione della realtà. La differenza è che il sogno finisce al risveglio, invece la psicosi no. La psicosi, potremmo dire, è un processo dilagante senza limiti né confini, che ha bisogno di essere arginato ed elaborato.

Freud, S. (1899), L’interpretazione dei Sogni. OSF, vol. 3.

Merico L., Merico F. (2021). Lineamenti di neuripsicoanalisi. Metapsicologia, funzionamento onirico e meccanismo allucinatorio. Youcanprint, Lecce.

Solms, M. (2018). La coscienza dell’Es Psicoanalisi e Neuroscienze Raffaello Cortina Editore.

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