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Neurobiologia e relazioni Oggettuali. O. Kernberg, 2021. Recensione I.Sarno

24/01/22
I. Sarno: Neurobiologia e relazioni oggettuali

Jackson Pollock 1956

Neurobiologia e relazioni Oggettuali. O.KERNBERG, 2021

Otto F. Kernberg (2021): Some implications of new developments in neurobiology for psychoanalytic object relations theory, Neuropsychoanalysis, DOI: 10.1080/15294145.2021.1995609 Recensione I.Sarno

Parole chiave: neurobiologia, relazione oggettuale, aggressività, inconscio dinamico.

In questo articolo Otto Kernberg propone la sua visione dei cambiamenti nella teoria psicoanalitica alla luce dei nuovi sviluppi sia nella neurobiologia che nella teoria psicoanalitica delle relazioni oggettuali. In particolare, secondo Kernberg la teoria psicoanalitica dovrebbe essere rivista in due aree principali: (1) la teoria delle pulsioni e (2) la teoria dell’inconscio dinamico.

Per quanto riguarda la teoria delle pulsioni, questo articolo propone che i sistemi motivazionali primari sono sistemi affettivi (Panksepp e Biven, 2012), e che la libido e l’aggressività rappresentano sviluppi secondari dell’integrazione degli affetti.

Seguendo Kernberg dunque, il sistema emotivo-affettivo positivo (attaccamento, erotismo/sessualità e gioco) è alla base della spinta motivazionale fondamentale alla dipendenza, alla sessualità e all’interazione affiliativa, che insieme costituiscono la libido. L’analisi del concetto di libido, secondo l’autore, è messa in evidenza, in tutti gli scritti psicoanalitici, attraverso tre componenti: la ricerca della dipendenza e i suoi conflitti legati alla paura dell’abbandono; i desideri della sessualità con i suoi conflitti derivati dal desiderio e dai divieti edipici, dalla rivalità e dal senso di colpa; e la ricerca di legami di amicizia e di partecipazione comunitaria in conflitto con la competizione interpersonale e l’autoaffermazione.

I sistemi di affetti negativi, cioè lotta-fuga e separazione-panico, segnalano i componenti principali di ciò che sarà integrato come  pulsione aggressiva, compreso lo sforzo aggressivo di combattere e distruggere oggetti o situazioni sentiti come dannosi e minacciosi, e gli sforzi per fuggire da situazioni pericolose che non possono essere superate o eliminate. Il sistema affettivo separazione-panico invece, emerge come reazione emotiva sia ad un’immediata minaccia alla sopravvivenza fisica o psicologica (la separazione da chi si prende cura),  che  come  sforzo di sfuggire o negare una realtà intollerabile e pericolosa per la vita. Infine, il sistema di “Ricerca” (Seeking) rappresenta una generale disposizione affettiva ad esplorare l’ambiente e a rafforzare l’avvicinamento a oggetti o situazioni gratificanti.

Le pulsioni derivano, dunque, dalla neurobiologia, ma sono organizzate e rappresentate in conflitti inconsci tra amore e aggressività, espressi in relazioni oggettuali interiorizzate e affettivamente investite.  Kernberg descrive a questo punto le evidenze neurobiologiche a sostegno di questa ipotesi,  ed i sistemi cerebrali implicati nella formazione delle diadi di relazioni oggettuali interiorizzate, consce ed inconsce. Le diadi relazionali sono composte da rappresentazioni di sé e dell’altro e degli affetti che collegano le une alle altre; queste diadi sono inizialmente polarizzate affettivamente e scisse (buono/cattivo, idealizzate/persecutorie), per poi essere integrate nel corso dello sviluppo in una visione più complessa di sé e dell’altro, collegate da affetti più sfumati e meno polarizzati.

Queste diadi, quando gravemente conflittuali o intollerabili, rimangono dinamicamente divise e preservano la qualità delle rappresentazioni di sé e degli altri caratterizzate da affetti estremi. Queste diadi sono i costituenti dell’inconscio dinamico.

Per quanto riguarda l’inconscio dinamico, Kernberg ritiene che tutti i processi inconsci siano fondamentali nel determinare l’esperienza umana e il comportamento, ma l’inconscio dinamicamente inteso si forma solo nel corso dello sviluppo, e viene da egli descritto in 3 fasi.

Genericamente, l’inconscio include sia la memoria procedurale inconscia, che la memoria esplicita, episodica, dichiarativa. Tuttavia, solo quest’ultima è alla base dell’inconscio dinamico vero e proprio. Tutte le regioni cerebrali subcorticali e le regioni corticali non associative costituiscono l’inconscio primario. I processi affettivi e le esperienze emotive del neonato e del bambino piccolo prima della maturazione della corteccia associativa e dell’ippocampo lasciano tracce comportamentali significative, ma nessuna memoria, e solo più tardi, le esperienze rimosse e dissociate determinano l’inconscio dinamico.

Per quanto riguarda lo sviluppo dell’inconscio dinamico, in un primo stadio i conflitti tra amore e aggressività sono coscienti e presenti nel contesto dell’attivazione primaria dei sistemi affettivi nella relazione tra sé e l’altro (madre/care giver), ma le loro tracce rimangono solo nei modelli di comportamento, o in affetti frammentati quando prevalgono circostanze estremamente traumatiche. In circostanze “sufficientemente buone”, questi conflitti vengono organizzati in un secondo stadio dai meccanismi di scissione, e se fissati possono essere espressi come organizzazione borderline di personalità. In un terzo stadio normale, l’integrazione dell’identità si evolve, con il predominio dei meccanismi di rimozione, la costituzione della struttura intrapsichica tripartita e un inconscio dinamico veramente consolidato.

Questo articolo si conclude con una descrizione delle implicazioni terapeutiche di questa sequenza di sviluppo delle organizzazioni intrapsichiche.

Panksepp, J., & Biven, L. (2012). The archaeology of mind. W.W. Norton & Company.

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