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“Is There a Drive to Love?” di Y. Yovell. Recensione di R. Spagnolo

10/01/23
Bozza automatica 47

ANISH KAPOOR 2016

Rosa Spagnolo. Recensione

Yoram Yovell (2008) Is There a Drive to Love?, Neuropsychoanalysis, 10:2,117-144, DOI: 10.1080/15294145.2008.10773578

Questo lavoro di Yoram Yovell, ospitato dalla rivista Neuropcychoanalysis nel 2008, apre la riflessione su  alcuni postulati strettamente psicoanalitici e le neuroscenze. E’ un lavoro storico, molto ampio che merita un’analisi attenta per i legami che crea fra concetti diversi quali: la pulsione, l’attaccamento, la libido, la sessualità. Una delle domande a cui il lavoro tenta di dare risposte riguarda – come la sessualità e l’attaccamento interagiscono con la relazione amorosa e se esiste una spinta specifica chiamata pulsione amorosa (Drive to love). Nell’ntrodurre la pulsione, partendo dal lavoro e definizione di Freud del 1915, l’autore stesso si chiede  quante pulsioni ci sono alla base del complesso fenomeno dell’amore romantico umano.  C’è una spinta o una pulsione unica per l’amore romantico, o è questo un prodotto di altre pulsioni o istinti, nessuno dei quali è specifico per esso? Nell’affrontare la varie  domande Yovell passa in revisione, revisione specifica e dettagliata, la letteratura psicoanalitica, la neurobiologia della sessualità, la ricerca neuropsicoanlitica e quella dell’attaccamento.

L’amore è prima di tutto uno stato soggettivo, qualcosa che uno sente. Gli studi sugli animali hanno rivelato molto sui meccanismi genetici, ormonali e neurali di attrazione sessuale, scelta del compagno e nutrimento materno, tuttavia il salto dal mondo animale all’amore romantico fra essere umani lo pone fuori dal semplice istinto, e rende la sua natura più complessa, meno monolitica,  rispetto ai rituali istintivi  dell’accoppiamento.

Ad esempio, come Mitchell (1997) ha osservato: “Uno dei principali compiti concettuali, al nostro stadio attuale nello sviluppo della psicoanalisi è il problema della comprensione della relazione tra attaccamento e desiderio” (p. 27). Oppure la comprensione psicoanalitica  delle relazioni romantico-amorose con la  passione sessuale  o  con il solo  attaccamento affettuoso.

L’articolo quindi propone di rivedere la definizione di amore romantico  sia attraverso una prospettiva fenomenologica che  descrittiva. Questa definizione dovrà comprendere e correlare risultati e concetti psicoanalitici e neuroscientifici, nonchè molti altri termini che sono quasi sempre coinvolti nelle discussioni sulle origini dell’amore: emozione, motivazione, istinto, oggetto, ecc. Questa definizione può abilitare la  costruzione di una gerarchia neuropsicoanalitica che collocherebbe il concetto psicoanalitico di pulsione all’interno di un quadro più ampio che includa anche le recenti scoperte e teorie emerse nelle neuroscienze cognitive e affettive.

L’autore propone un’ampia riflessione sul concetto di pulsione. Egli sostiene che al di là della sua rilevanza per descrivere e definire  le origini dell’amore romantico, il concetto di pulsione è fondamentale per una comprensione neuropsicoanalitica del funzionamento dell’apparato mentale.  È il concetto motivazionale più basilare ed è quindi il concetto più elementare per spiegare il desiderio, le emozioni, il pensiero e il comportamento dal punto di vista dell’esperienza soggettiva umana.

La pulsione è il lato più “biologico” o incarnato della mente ed è quindi il più lontano dalla sua superficie cosciente e pone quindi, dal punto di vista neuropsicoanalitico e neuroscientifico molti  interrogativi:

1. Che cosa si intende per pulsione in psicoanalisi? Quali sono i suoi correlati fisici o equivalenti neurali? Come

la pulsione differisce dalla motivazione, dall’ emozione, dall’ istinto, eccetera.?

2. Come eseguire la mappatura degli equivalenti neurali delle unità coinvolte, cioè della classica tassonomia delle pulsioni in psicoanalisi?

3. Le relazioni funzionali delle pulsioni: cosa sono le relazioni funzionali tra le pulsioni e i processi corporei che li generano? Allo stesso modo, quali sono le relazioni funzionali tra le pulsioni e i processi cognitivi ed emotivi che essi generano o su cui agiscono?

Nell’articolo il lettore troverà le risposte di allora (2008), a cui è possibile aggiungere nuove e recenti riflessioni. In nota l’autore ci ricorda quanto da Freud scritto nel 1933: “La teoria delle pulsioni è per così dire la nostra mitologia. Le pulsioni  sono entità mitiche, magnifiche nella loro indefinitezza. Nel nostro lavoro non possiamo ignorarle neanche per un  momento, eppure non siamo mai sicuri di vederle chiaramente”

(Yovell, nota 6, pag 122).

La metapsicologia, la strega freudiana, ancora ci interroga e ci aiuta a riflettere sulla natura dell’amore e dei suoi legami.

                                                                                                                                              Rosa Spagnolo

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