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Il modello affermativo dell’identità di genere per persone Transgender e di Genere Non-Conforme incontra la Psicoanalisi. A. Crapanzano

17/05/22
La Psicoanalisi nell'incontro tra genere e identità. P. Politi e U. Pr

CLAUDE CAHUN

Il modello affermativo dell’identità di genere per persone Transgender e di Genere Non-Conforme incontra la Psicoanalisi

Andrea Crapanzano, Ph.D.*

«Il mio corpo non è più il mio destino. Adesso è la mia tela[1]»

      Abstract: In questo articolo l’autore si propone di descrivere il modello affermativo dell’identità di genere per persone Transgender e di Genere Non Conforme basato su teorie psicoanalitiche classiche riadattate specificatamente al lavoro clinico con questa popolazione. Viene inoltre presentato un caso clinico in cui questo modello viene applicato all’interno di un percorso psicoanalitico con un giovane paziente transgender.

Parole chiave: Modello Affermativo, Identità di Genere, Psicoanalisi, Transgender, Non Conformità di Genere

* Andrea Crapanzano (Ph.D.) è Psicoterapeuta Psicoanalitico, Docente di Psicologia Forense, Teorie e Tecniche Psicodinamiche e Psicosessualità Umana presso la San Francisco State University, San Francisco, CA.  www.andreacrapanzanophd.com
[1] (Goldner V., 2011, pp.166)

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Il modello affermativo dell’identità di genere per persone Transgender e di Genere Non-Conforme incontra la Psicoanalisi

Commento di Maria Antoncecchi

Quale modello offre la psicoanalisi  per il trattamento della disforia di genere? I cambiamenti culturali avvenuti negli ultimi decenni aprono nuove riflessioni sul tema del transgender anche grazie all’aumento dei pazienti che si rivolgono a trattamenti psicologici per problemi riguardanti l’identità di genere nonché per l’incremento di richieste di interventi chirurgici e/o l’utilizzo di farmaci in grado di ritardare lo sviluppo sessuale.

Alcune precisazioni sui concetti chiave. Il termine ‘transgender’ è utilizzato per descrivere diverse categorie di persone la cui esperienza  interiore e soggettiva del proprio genere non si allinea con il sesso assegnato alla nascita mentre. il termine ‘genere’ intende fare riferimento agli atteggiamenti, ai sentimenti e ai comportamenti che la cultura associa al sesso biologico di una persona. Il comportamento di un individuo può quindi essere compatibile o meno con le aspettative sociali e culturali della comunità di appartenenza. La comunità transgender (Crapanzano,2021) preferisce utilizzare questo  termine rispetto a ‘transessuale’ in quanto  sottolinea l’esperienza psicologica di genere rispetto al sesso biologico e all’aspetto anatomico  anche perché  il termine, transessuale, è  utilizzato solitamente  per persone che ricevono trattamenti ormonali e/o chirurgici volti a modificare il proprio corpo per allinearlo al sesso opposto. Solo una parte delle persone Transgender e di Genere Non Conforme (TGNC) desiderano avviare un percorso di “transizione” cioè decidono di modificare il proprio corpo attraverso terapie ormonali e/o interventi chirurgici al fine di allinearlo con la propria identità di genere compreso lo stato giuridico) e solo una parte sono inquadrabili nella diagnosi di’ Disforia di Genere’. Infatti mentre alcune persone si sottopongono solo a terapie ormonali altri desiderano modificare esclusivamente il loro aspetto esteriore e alcuni preferiscono non modificare nulla pur identificandosi nel gruppo transgender. In questo caso si parla di non-conformità di genere, un concetto che vuole intendere che non tutte le scelte di genere sono riconducibile a scelte binarie.

Fatte queste premesse vogliamo proporre in occasione della Giornata Mondiale contro Omofobia, Transfobia e Bifobia del 17 maggio 2022 l’articolo del dottor Crapanzano , psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico che vive e lavora a San Francisco (USA) e docente di psicoterapia di genere all’Università di San Francisco. L’Autore, in aperta rottura con le teorie psicoanalitiche classiche, propone un modello terapeutico definito  ‘affermativo-validante-assertivo’ volto alla scoperta di un sé autentico. Crapanzano ritiene che  le principali teorie psicoanalitiche hanno sviluppato  modelli volti a riparare il genere mentre “ l’obiettivo del trattamento debba essere quello di fornire uno spazio sicuro e validante ai pazienti per esplorare ed esprimere sé stessi e per costruire o rafforzare la resilienze di cui avranno bisogno per far fronte ad un mondo non sempre pronto ad accettarli”.

A questo proposito, Crapanzano fa riferimento  alla teoria di Diane Ehrensaft che rifacendosi a Winnicott ipotizza  un Vero Sé di Genere come nucleo dell’identità  e di espressione di  genere in continua trasformazione derivante da una complessa interazione di diversi fattori (reti di genere). Per questo autore la psicoanalisi deve offrire uno spazio transizionale nel quale i bambini possano esplorare i significati legati al genere al fine di consolidare il vero Sé.

L’altra autrice a cui fa riferimento il lavoro di Crapanzano  è Alessandra Lemma che sostiene che alla base dei problemi di genere ci sia un fallimento nell’infanzia di processi di rispecchiamento con l’oggetto primario   e di difficoltà di mentalizzazione che  possono essere riparati attraverso la relazione analitica. Lemma (2022) ritiene che, pur essendo i percorsi di transizione un importante forma di sollievo, è necessario  offrire al paziente uno spazio psicoanalitico che gli permetta di esplorare i fattori consci e inconsci per poterlo sostenere nella sua scelta.

Molti sono i contributi che in passato hanno approfondito lo studio del transessualismo  a partire da Stoller (1968) che con il suo libro Sex and Gender  ha il merito di aver  distinto  l’identità sessuale da quella di genere evidenziando in questo modo l’esperienza soggettiva rispetto alla realtà somatica.  In seguito Ovesey e Person (1973), Oppenheimer(1991), Di Ceglie (1998) ,Chiland (2009) e molti altri  autori hanno inquadrato il fenomeno transgender all’interno di una cornice più o meno patologica, tra narcisismo, psicosi e perversione. Da diversi anni, in linea con i cambiamenti culturali è emersa una tendenza depatologizzante, nella quale si inserisce il lavoro di Crapanzano, che ritiene l’identità di genere il risultato di  complessi fattori genetici e ambientali. Il genere secondo questo punto di vista diventa un percorso soggettivo caratterizzato da una più ampia e complessa gamma di sfumature e tonalità intermedie. L’identità di genere non si definisce secondo una traiettoria unitaria ma si forma all’interno di uno spazio transizionale che, superando gli opposti , si apre ad un’esperienza complessa come risultato di combinazioni di percezioni e identificazioni.(Dimen,1991; Harris 2008) Un modello che mette in discussione la centralità di  alcuni concetti fondanti la teoria psicoanalitica come il complesso edipico e la teoria sulla sessualità e quindi il rapporto tra il sesso biologico e l’identificazione con il genere. Questo approccio, volto al superamento di una visione binaria e di categorie rigide, propone un ascolto attento e validante verso  eterogenei percorsi di sviluppo. A questo riguardo Saketopoulou (2014)e Lemma (2012) sottolineano il bisogno di questi pazienti di essere riconosciuti come ‘incongruenti ‘accogliendo nel trattamento analitico  la sofferenza vissuta con gli oggetti primari per il mancato riconoscimento della condizione di non allineamento.

BIBLIOGRAFIA

Crapanzano, Approccio alla persona con disforia di genere: dal modello psichiatrico italiano al modello emergente basato sul consenso informato Riv Psichiatria, marzo-aprile 2021, Vol 56, N. 2 2021;56(2):120-128

Dimen M. (1991) “Deconstructing Differences: Gender, Splitting and Transitional Space”, Psychoanal. Dial., 1: 335-352 (trad. it.: La decostruzione del genere, Il Saggiatore, Milano, 2006)

Harris A. (2008) Gender as Soft Assembly, Routledge, New York

Lemma(2022) lavoro presentato al Centro Milanese di Psicoanalisi il 2 aprile 2022

Oppenheimer A. (1991) “The Wish for a Sex Change: A Challenge to Psychoanalysis?”, International Journal of Psychoanalysis, 72, 2: 221-231 (trad. it. in: Valerio P. et al. (a cura di), Il transessualismo. Saggi psicoanalitici, Franco Angeli, Milano, 2001) Saketopoulou A. (2014) “Mourning the body as bedrock: Developmental consider- ations in treating transsexual patients analytically”, Journal of the American Psychoanalytic Association, 62, 5: 773-806 (trad. it.: Psicoterapia e scienze umane, 1: 7-36). DOI: 10.1177/0003065114553102


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