“Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana”, di Rita Corsa. Recensione di Gabriella Vandi

“Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana. Le vicende di Nathan, Bartol e Veneziani”, di Rita Corsa

 

Alpes Italia, ristampa aggiornata e corretta, 2018

 

Recensione di Gabriella VANDI

 

La recente ristampa, aggiornata e corretta, del volume di Rita Corsa Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana è una buona occasione per considerare, nel suo insieme, la ricerca che l’Autrice ha compiuto intorno alla nascita della psicoanalisi italiana, attraverso i due volumi che ha scritto sui coniugi Weiss: il primo – uscito nel 2013, andato esaurito e ora ristampato – è interamente dedicato allo psicoanalista e psichiatra triestino Edoardo e il secondo, edito nel 2017, è dedicato a sua moglie, la pediatra e psicoanalista Vanda Shrenger, “La prima psicoanalista in Italia”.

I due libri, nati a distanza di quattro anni l’uno dall’altro ed entrambi contraddistinti dallo stesso rigore scientifico nell’imponente raccolta documentale, rappresentano nel loro insieme una preziosa testimonianza del periodo storico durante il quale la Società Psicoanalitica Italiana ha mosso i suoi primi passi.

Si tratta di un periodo complesso e travagliato, da un punto di vista politico e culturale, nel quale i coniugi Weiss profusero il loro impegno con coraggio e tenacia per riorganizzare la Società Psicoanalitica Italiana e per fondare la Rivista Italiana di Psicoanalisi.

Scrive Rita Corsa: “Ho la pretesa, invero, di voler provare che furono i coniugi Weiss, insieme, a dare vita al movimento freudiano in Italia. E che la psicoanalisi italiana delle origini avrebbe avuto una sorte ben più incerta ed oscura senza il decisivo contributo di Vanda Shrenger, un’ebrea croata generosa e tenace” (2017, p. XXII).

È possibile, dunque, apprezzare più adeguatamente il primo libro, Edoardo Weiss a Trieste con Freud, alla luce del secondo volume, Vanda Shrenger Weiss, la prima psicoanalista in Italia, in cui l’Autrice mette in risalto il valore umano e scientifico della moglie Vanda, capace di rimanere al fianco del coniuge, sostenendolo nello scopo comune di diffondere le idee freudiane in Italia.

La scelta del titolo Edoardo Weiss a Trieste con Freud rivela da subito un’importante finalità del libro, che è quella di presentare la prima parte della vita professionale di Edoardo Weiss, ripercorrendo gli anni trascorsi a Trieste a esercitare come psichiatra nel locale nosocomio (1919-1929): “Il periodo esaminato vede l’intrecciarsi delle vicende private e professionali di Edoardo Weiss con un’epoca di straordinari sovvertimenti socio-politici e culturali” (Corsa, 2013/2018, p. VIII).

Il periodo del trasferimento a Roma, nel settembre 1931, e del successivo esilio in America è invece esplorato da Rita Corsa nel volume del 2017.

L’Autrice, con uno stile fluido e avvincente, descrive gli anni della formazione di Weiss, ebreo triestino, che, trasferitosi nel 1908 a Vienna per studiare Medicina, nelle aule dell’università incontra Vanda Shrenger e con lei frequenta le lezioni di Freud. È il maestro a suggerirgli di iniziare un’analisi con Paul Federn con il quale nascerà ben presto una duratura collaborazione professionale e una solida amicizia. Nel 1913, prima del conseguimento della laurea in Medicina (1914), Edoardo entra a far parte della Società Psicoanalitica Viennese e nel 1919 con Vanda, divenuta sua moglie, torna a vivere a Trieste dove per dieci anni lavorerà come psichiatra nel frenocomio pubblico e come psicoanalista in uno studio privato sotto la supervisione di Freud e di Federn.

L’Autrice accompagna le vicende del protagonista con un’accurata e toccante descrizione dell’ambiente culturale e politico triestino.

Non solo gli anni del conflitto furono molto duri per Trieste, ma anche il primo dopoguerra fu catastrofico: la popolazione si trovò ad affrontare il dolore delle tantissime perdite umane subite, insieme ai gravi problemi economici di una città ormai in declino.

Nel capitolo “Il dopoguerra nella città di Edoardo Weiss”, scritto in collaborazione con Pierpaolo Martucci, viene tratteggiata l’atmosfera confusa e inquieta che caratterizza questo periodo storico nel quale Edoardo ha iniziato la sua carriera di giovane psichiatra e di psicoanalista.

Weiss, ebreo, coniugato con una moglie ebrea di origine croata, ma soprattutto psichiatra con una formazione psicoanalitica, percorse una strada impegnativa: “Il tragitto che ha condotto Edoardo Weiss dall’esperienza giovanile nel manicomio triestino alla costituzione del movimento psicoanalitico nella capitale è stato senz’altro accidentato e non privo di conflitti e di contraddizioni. Si è trattato del percorso fatto da un uomo tanto determinato e audace, quanto fragile e, talvolta, smarrito. Un uomo capace, comunque, di creare futuro” (Corsa, 2013/2018, p. 104).

“Questo libro parla di un giovane uomo e del suo tenace sforzo nel battersi per un’idea”. […] Questo libro parla di un uomo complesso, a tratti fragile e sofferente”(ibid., p. VIII).

È questo uno dei tanti pregi del volume di Rita Corsa: la capacità di mostrarci un pioniere, il padre della psicoanalisi italiana, caratterizzato da luci e ombre, da qualità e contraddizioni. L’Autrice ha il coraggio di esplorare zone inedite ed emblematiche della sua vita, evitando il rischio di mitizzare la persona, insito in ogni ricerca storica e psicoanalitica, soprattutto quando viene a mancare la sufficiente distanza per oggettivare ciò che si sta esplorando.

Pietro Rizzi, nella postfazione al volume, scrive: “Il rischio è altissimo nel caso di analisti che indagano su psicoanalisti, come ci insegna la monumentale, pur degnissima nel suo essere pionieristica e seminale, biografia freudiana di Ernest Jones” (Rizzi, 2013/2018, p. 197).

Roazen (1975) e altri storici ravvisano nella psicoanalisi delle origini questa tendenza idealizzante, che ha portato lo stesso Ernest Jones (1962) ad alimentare un’aurea mitica attorno alla figura di Freud.

L’Autrice è riuscita a evitare questo pericolo, documentando con accuratezza il periodo storico in cui Edoardo Weiss visse, i punti di forza della sua personalità, ma anche le sue fragilità, le contraddizioni e i suoi travagli interiori, esplorati da Rita Corsa più approfonditamente nel libro dedicato alla moglie Vanda Shrenger Weiss.

          Edoardo Weiss a Trieste con Freud appare un saggio necessario, perché il fondatore della psicoanalisi italiana era stato trascurato dalla psicoanalisi contemporanea. Il volume, articolato e complesso, tiene insieme diversi livelli: “Convergono qui, incrociandosi, i ‘discorsi’ della storiografia e della psicoanalisi, ai quali si aggiunge in questo libro il percorso della biografia, doppiato a sua volta dalla ‘parola narrativa’, che oggi si tende a chiamare fiction, forse perché il termine richiama l’aspetto costruttivo, non spontaneo (latino fingere) della scrittura. E la fiction non è la componente meno importante della articolazione complessiva dei discorsi qui coinvolti, poiché gli altri tre citati provengono dall’ ‘esterno’, mentre la scrittura narrativa è la parte ‘interna’ e talvolta decisiva del lavoro di ricostruzione storico-biografica” (Rizzi, 2015/2018,  p. 195).

Rita Corsa mantiene una coerenza metodologica, partendo dalla poderosa ricerca archiviale, che le permette di conservare un’adeguata distanza e un equilibrio tra l’indagine storica, la necessaria obiettività dei fatti e le ipotesi che nascono dalla lettura del materiale raccolto, evitando interpretazioni affrettate e totalizzanti poiché procede nella sua esplorazione con grande prudenza e rispetto.

Se, da una parte, un’accurata ricerca storiografica basata su documenti, epistolari e notazioni biografiche è indispensabile allo studioso che desideri indagare la storia della psicoanalisi delle origini, tuttavia il materiale raccolto non è sufficiente se non corredato da ipotesi interpretative da avanzare con enorme precisione e cautela per non arrivare a conclusioni arbitrarie.

Solo dopo un’accurata verifica delle cartelle psichiatriche originali, compilate dallo stesso Edoardo Weiss durante la sua attività psichiatrica nel frenocomio triestino nell’immediato dopoguerra, l’Autrice formula l’ipotesi di uno scotoma nel padre della psicoanalisi italiana che non prese parte alle discussioni psicoanalitiche intorno al problema delle nevrosi e delle psicosi post-traumatiche belliche, nonostante avesse in cura molti pazienti reduci dal fronte con evidenti manifestazioni di tali disturbi. “Nei saggi psichiatrici e psicoanalitici pubblicati in quegli anni, invero, [egli] non fa mai riferimento all’esperienza clinica bellica. Una sorta di scotoma weissiano, ancora più stridente se pensiamo che Tausk, intimamente legato a Edoardo, già nel 1916 dichiarava in tono enfatico: ‘Devo alla guerra la conoscenza di alcuni casi [psicosi] che non si lasciano ridurre’ al sistema classificatorio noto. ‘Sono psicosi (…) nate (…) dalla guerra. Si tratta (…) di casi in cui una melanconia sviluppata in tutte le dimensioni e fornita di tutti tratti caratteristici coesisteva con una paranoia altrettanto ben sviluppata’ (1916, p. 96)” (2013, p. 127).

Questa decennale esperienza come psichiatra permette a Weiss di approfondire lo studio dei disturbi psichici gravi e di interessarsi ai problemi teorico-clinici relativi alle psicosi e alla struttura dell’Io. Nonostante tutta la sua produzione scientifica fosse orientata a diffondere le idee psicoanalitiche freudiane, tuttavia l’Autrice fa notare che: “Nel redigere le cartelle sanitarie, Edoardo conserva sempre una posizione fermamente neurologico-psichiatrica, seppur nobilitata da una grande vivacità descrittiva e da una raffinata cura nella ricostruzione anamnestica” […]. “Ma l’influsso della psicoanalisi non affiora in alcuna pagina” (2013/2018, p. 54).

L’ultima parte del libro è rivolta a due artisti triestini: il grande pittore ebreo Arturo Nathan, paziente di Edoardo Weiss, le cui vicende sono tratteggiate dall’Autrice insieme a Giuliana Marin, e il letterato Vladimir Bartol, “Uomo di vasta cultura, scrittore di saggi, drammi teatrali, racconti, romanzi, editoriali per giornali e riviste e, in una fase della sua vita, psicoanalista” (Polojaz, 2013/2018, p. 167), le cui vicende sono descritte da Vlasta Polojaz.

 

Vorrei terminare queste brevi riflessioni intorno all’interessante libro di Rita Corsa con le parole dell’Autrice: “Questo libro nasce dalla passione e dall’amicizia. La passione per la disciplina psicoanalitica e per la sua storia. La passione per la mia città, Trieste, che ho lasciato da tempo, forse solo per riassaporare lo struggente incanto di ogni ritorno. Nella lontananza, refoli di nostalgia mi sferzano il cuore” (2013/2018, p. VII).

La passione per la psicoanalisi e per la città di Trieste trapela da ogni pagina di questo testo e contribuisce a confermare il valore che la ricerca storica ha nella nostra società, perché permette di coltivare la memoria e di non smarrire il senso delle nostre origini.

 

Richiami bibliografici

 

Corsa R. (2013/2018). Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana. Le vicende di Nathan, Bartol e Veneziani. Roma, Alpes Italia.

Corsa R. (2017). Vanda Shrenger Weiss, la prima psicoanalista in Italia. La psicoanalisi a Roma in epoca fascista. Roma, Alpes Italia.

Jones E. (1962). Vita e opere di Freud. (Voll. I, II, III). Il Saggiatore, Milano.

Polojaz V. (2013/2018). Vladimir Bartol. Un fantasma di Trieste, In: Edoardo Weiss a Trieste con Freud.  Alle origini della psicoanalisi italiana. Le vicende di Nathan, Bartol e Veneziani. Roma, Alpes Italia.

Rizzi P. (2013/2018). Postfazione, In: Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana. Le vicende di Nathan, Bartol e Veneziani. Roma, Alpes Italia.

Roazen P. (1975). Freud e i suoi seguaci. Piccola Biblioteca Einaudi, Torino.

Tausk V. (1916). Esami diagnostici delle cosiddette di guerra, In: Scritti psicoanalitici, Astrolabio, Roma, 1979.

 

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