Il conflitto coniugale e i figli

E.M. Cummings-_P.T.Davies

Recensione di Nicolino Rossi

Il conflitto coniugale e i figli. La prospettiva della sicurezza emotiva. Borla, Roma, 2013. 

(A cura di C. Zaccagnini e G.C. Zavattini) 

La collana diretta da Renata Tambelli e Giulio Cesare Zavattini  Psicoanalisi e relazioni – studi su individuo, coppia e famiglia, che ha portato a conoscenza dei lettori italiani molte e significative  opere straniere dedicate allo studio della relazione di coppia ed al trattamento psicoterapeutico della coppia, si arricchisce di questo nuovo volume dedicato alle conseguenze dei conflitti coniugali sullo sviluppo emotivo dei figli. L’edizione italiana del libro è curata dallo stesso Zavattini e da Corrado Zaccagnini, che ha fatto anche la traduzione del testo originale, uscito nel 2010. Il volume fa il punto della ricerca, ormai ventennale, che Cummings e Davies conducono sulle ripercussioni che le tensioni coniugali determinano sullo sviluppo affettivo dei figli, compromettendo il loro senso di sicurezza emotiva.
Gli autori, infatti, affrontano il problema all’interno di un loro specifico modello di riferimento, quello della Emotional Security Theory (EST), come lo stesso sottotitolo del libro ci ricorda, costrutto che viene descritto nella prima parte del volume e che guida la loro ricerca empirica; una prospettiva  teorica che assume la sicurezza del bambino come esperienza fondamentale per un sano sviluppo emotivo, coerentemente con la teoria dell’attaccamento. Rispetto a questa, tuttavia, gli autori rivendicano alla loro posizione teorica una maggiore attenzione al contesto relazionale allargato in cui cresce il bambino. Per lo sviluppo di un senso di sicurezza non è sufficiente riferirsi solamente alle risposte protettive del care – giver e alle interazioni che tendono a massimizzarle, ma è necessario prendere in considerazione anche la qualità delle altre relazioni familiari allargate: tra queste occupa un ruolo centrale  la qualità della relazione  della coppia genitoriale.
Di fronte alla presenza di conflittualità marcata, i bambini possono andare incontro  a reazioni emotive intense e negative o essere indotti a  sviluppare risposte adattive e difensive diverse, coinvolgendosi nella dinamica conflittuale, per ridurre od evitare la minaccia alla loro sicurezza.
Una visione teorica, dunque, che amplia lo scenario delle interazioni familiari significative per l’instaurarsi e il consolidarsi del senso di sicurezza fino a includere le influenze del contesto in cui la famiglia è inserita e che pone la qualità della relazione tra i coniugi come fattore rilevante per spiegare l’affermarsi o il deteriorarsi del senso di sicurezza nel bambino.
Gli autori seguono uno “studio orientato al processo”, un approccio che non si limita a rilevare correlazioni descrittive tra conflitti coniugali e adattamento infantile, ma mira a individuare la complessa interazione dinamica dei molteplici fattori e dei processi di rischio che intervengono come fattori di mediazione in grado di rendere conto degli esiti che si possono osservare o prevedere nell’adattamento del bambino. Primariamente quelli negativi, ma anche positivi: esiti che vanno dal disagio psicologico ad alterazioni della condotta, allo sviluppo di modelli relazionali disfunzionali nella vita affettiva e nel rapporto con i pari.
Nella seconda e nella terza parte del libro vengono approfondite le diverse variabili in gioco che comprendono non solo la intensità e la persistenza del conflitto e le forme in cui si esprime (violenza verbale, violenza fisica, ritiro), ma anche le caratteristiche dei partners, lo svolgimento delle funzioni genitoriali e la sicurezza del legame di coppia, il sesso e il temperamento del bambino, le posizioni che questi assume rispetto al conflitto, la natura e l’efficacia di fattori protettivi, dei meccanismi che fanno da mediatori e le condizioni che svolgono una funzione di moderatore, come la capacità di trovare soluzioni,  solo per citarne alcune.
In questa visione l’esito dei conflitti coniugali sull’adattamento emotivo dei figli, mediato dalle ripercussioni sul senso di sicurezza di questi ultimi,  non potrà che rispondere a un criterio probabilistico  e la valenza costruttiva o distruttiva dei conflitti coniugali, di per sé abitualmente presenti nella vita di coppia e quindi non necessariamente patogeni, non può che essere definita in modo processuale, prendendo in considerazione l’insieme dei fattori che entrano in gioco e il modo in cui interagiscono tra di loro, anche in una prospettiva evolutiva, che solo una ricerca longitudinale, meno agevole da condurre, può aiutarci a chiarire. Su questo punto su cui gli autori, a ragione, insistono, anche nel prospettare gli obiettivi della ricerca futura.
Chiudono il volume appendici dedicate agli aspetti metodologici della ricerca e alla descrizione degli strumenti di rilevazione utilizzati dagli autori nelle loro ricerche e proposte ai ricercatori che lavorano in questo campo: si tratta di scale destinate ai bambini o ai genitori per indagare, nei primi, le risposte alle situazioni conflittuali e, nei secondi, le valutazioni delle risposte dei figli alle loro tensioni.
Non c’è dubbio che il volume è di grande interesse e di stimolo, anche per gli operatori che devono confrontarsi con situazioni familiari problematiche. Che le tensioni coniugali si ripercuotano sul benessere emotivo dei figli è un dato indiscutibile; c’è bisogno di una ricerca sempre più raffinata e anche longitudinale per chiarire la natura ed i meccanismi d’azione dei fattori di rischio e  di protezione. E’ questo il cammino seguito dagli autori del volume i quali mettono a disposizione  la loro esperienza e la loro metodologia per i ricercatori interessati a questo rilevante e coinvolgente campo di indagine.
Colgo l’occasione per ricordare che venerdì 10 maggio 2013, presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna, si terrà un convegno internazionale dal titolo Padri e Perinatalità- attaccamento, adattamento e psicopatologia. Può essere una buona occasione anche per riprendere i temi e gli interrogativi, sviluppati nel volume, ancora alla ricerca  di risposte più chiare. Per esempio, ci si chiede se nel fronteggiare i conflitti tra i genitori i bambini risentano maggiormente dei comportamenti del genitore dello stesso sesso e, più in generale, se nella dinamica conflittuale i comportamenti paterni  risultino più dannosi, o comunque più significativi, di quelli materni.  
Aprile 2013