“Il gruppo come cura” di C. Neri Recensione di N. Bonanome

"Il gruppo come cura" di C. Neri Recensione di N. Bonanome 2

Il gruppo come cura

Claudio Neri

Raffaello Cortina Editore 2021

(di Nicoletta Bonanome)

 

È bello invitare alla lettura di un libro che si è apprezzato, amato, in cui ci si è immersi, accorgendoti man mano che quello che leggi ti appartiene. In quelle parole, in quegli scenari di gruppo ci sei anche tu e insieme emergono tanti ricordi e nostalgie. Desideri, ricordi e nostalgie con cui conviviamo e soffriamo da più di un anno a causa della pandemia e del conseguente isolamento e distanziamento. Percorsi di comunanza e appartenenza  strettamente “sostanziate dalla dimensione del lutto” scriveva Eugenio Gaburri (2014, p. 371).

E ancora, ricordi e nostalgie personali, di quegli anni fra il 68 e il 74 in cui forte era lo scontro tra individuo e collettivo, tra privato e pubblico, tra personale e sociale. Io, come la mia generazione, messa in discussione la famiglia, mi attivai nei collettivi, nelle case “comuni”, nella partecipazione a gruppi  politici, ma anche in quelli più istituzionali (scuole, carceri, manicomi…),  per poi un sabato approdare nelle stanze “buie” del reparto di “Igiene Mentale” dell’Università La Sapienza di Roma. In quei luoghi per la prima volta ci si riuniva in  “piccoli gruppi” spontanei condotti e coordinati dal Dott. Claudio Neri.

È da più di 50 anni infatti, che l’autore si occupa, studia, forma, e ricerca sui gruppi. Tanti libri e articoli ha scritto sul Gruppo, ma questo volume ha qualcosa di profondamente diverso e affonda le radici in quello che tutti cerchiamo: la libertà di volare.

Il volume è complesso e di grande spessore eppure si presenta come un corpo leggero seppur robusto, armonioso e flessibile.

Fermiamoci a considerare brevemente il titolo: “Il gruppo come cura”. Due parole essenziali, due universi dentro ai quali si intrecciano storie che appartengono alla categoria gruppo e alla categoria cura, una cura che non può prescindere dai bisogni (possibilmente non narcisistici), così come non possiamo prescindere dall’appartenenza al gruppo. Sembrano due parole che si rincorrono e si sovrappongono. Se non fossero ancor più sovradeterminate da questa parolina “come”.  Un avverbio che esprime somiglianza, ma anche la maniera in cui, (in latino era quomodo), o anticipa proposizioni dichiarative.  In poche parole, il titolo stesso enuncia nella sua forma essenziale la complessità e varietà di lenti con cui leggere questo volume.

C’è ampio respiro. Lascio al lettore la scelta… e non meravigli il fatto di ritrovare il piacere dello stare in gruppo. Un piacere che ci coinvolge come nelle dinamiche che avvengono nel gruppo di Marisa o di Roxana o dei momenti in cui la paura della violenza è più manifesta, ma anche nella libertà di raccontare i propri sogni che da fatto privato diventano il sogno del gruppo. Senza sconti per le nostre umane vulnerabilità, riusciamo a trovare anche speranza per noi, là dove il gruppo insieme al terapista mantengono i livelli emotivi all’interno di parametri vivibili: “la vita ha prevalso. ‘Si alza il vento… bisogna provare a vivere’ (P. Valéry).”  (Neri 2021, p.167)

Cosa contiene questo volume? L’autore ce lo dice nell’Introduzione: “Nel libro si intrecciano due racconti e due modi di raccontare … la serie di idee e concetti. Il secondo narra sette sequenze di sedute che abbracciano vari anni della vita di un gruppo di analisi.” (p. 9) Non solo, l’autore espone e illustra il come si svolge il processo complesso e peculiare del gruppo e i fattori terapeutici in gioco, ma come in uno spazio teatrale ci fa partecipi delle scelte terapeutiche, dei vari aspetti volgarmente detti tecnici, ma che preferirei chiamare di assetto.

Sono molto grata a Claudio Neri che generosamente inizia parlandoci degli interrogativi che si pone dopo il secondo colloquio con Gianna, prima di iniziare un percorso di gruppo. Attraverso Gianna e le domande che ruotano intorno all’immagine complessiva che da di sé e quella che se ne fa il terapista, con i suoi tratti contrastanti, con le sue risorse, con il suo specifico Progetto vitale, l’autore affronta il tema del candidato ideale e del paziente possibile. Una questione che interessa, in questo specifico, la scelta anche dei tempi di ingresso nel gruppo, ma che in realtà riguarda tutti noi terapeuti e analisti nel nostro lavoro.

Altra domanda fondamentale esplicitata nel volume è la teoria o il punto di vista dei membri del gruppo e del terapista sulla malattia e la cura. Interrogativi questi molto poco esplicitati nella letteratura eppure essenziali nel nostro lavoro, ci accompagnano nel nostro quotidiano e ci servono a trasmettere ai giovani come fare i primi passi per disporsi ad un ascolto vero e reale del paziente e\o del gruppo.

Lontani sono gli echi mistici o “autoritari” di un certo clima bioniano, piuttosto qui si coglie una vicinanza ai problemi del gruppo, una autenticità e spontaneità che l’autore ci tiene a specificare non lesiva del rapporto e attenta ai possibili effetti sull’altro. E questo ovviamente è parte degli ingredienti necessari alla funzione dell’analista del gruppo, anzi più precisamente “funzioni che l’analista porta nel gruppo”: una differenza che diventa tangibile nelle sequenze cliniche sia là dove si verificano “micro-catastrofi”, che dove sia necessario sostituire l’illusione gruppale (Anzieu) con la Buona Socialità. Un riconoscimento dello stare insieme che ci coinvolge anche in altre situazioni di gruppo.

Questo vuole essere solo un assaggio del complesso e a mio avviso riuscito lavoro di Claudio Neri. Dove non mancano i tanti temi e concetti, diversamente proposti, come la nozione di Campo, la Culla di Spago, il Genius Loci, i vari tipi di Drop out, per citarne solo alcuni.

Prima di terminare questo mio invito alla lettura del volume Il Gruppo come cura, vorrei aggiungere due brevi considerazioni a cui tengo: la prima riguarda il senso di appartenenza profonda di Claudio Neri al gruppo e la sua coerenza. Ho colto con chiarezza e tenerezza che nel redigere il volume egli ha chiamato a raccolta tutti i suoi colleghi e amici, non solo citandoli ma anche dedicando a loro, perché no, a noi, un elenco di amici più che una “vera e essenziale” bibliografia.

Per ultimo vorrei, nel ringraziare Claudio Neri, ricordare le parole di una autrice che amo molto Siri Hustvedt: “Aprirsi a un libro è fondamentale e implica ..la disponibilità a lasciarsi cambiare da ciò che si legge” (2012, p. 115), e questo avviene solo di fronte a una scrittura, uno stile che è processo vivente, che trasmette emozioni, affettività, storia. In questo stile sta la forza del pensiero di Claudio Neri, dove la cultura si fa natura. Il valore di pertinenza all’ordine del discorso e di appartenenza a quello stile di comunicazione infra e meta-linguistico, non si impone a forza, né esplicitando teorie né facendo coincidere illusoriamente registri di pensiero diversi, mentre riesce in quello che Victor Hugo in due parole scriveva “La forme c’est le fond ramenè à la surface”.

 

Bibliografia

Gaburri, E. (2014). Navigando l’Inconscio. Scritti scelti. Milano, Mimesis.

Hugo, V. (1860). Utilité du Beau et autres textes, 1860. Paris, Editions Manucius, 2018

Hustvedt, S. (2014). Vivere, pensare, guardare. Torino, Einaudi, 2014

Neri, C. (2021). Il Gruppo come cura. Milano, Raffaello Cortina.

 

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