L’Altro. Diversità contemporanee. Cinema e psicoanalisi nel territorio dell’alterità, Rossella Valdrè, Ed. Borla (2015)


altroEndorsement a “L’Altro” di Rossella Valdré

Quante cose ci sono in un film, non pensate da noi lì per lì, ma in qualche caso nemmeno “sapute” o decise a tavolino, in corso d’opera, dallo sceneggiatore e dal regista!
Col suo speciale mix di cultura, profondità e chiarezza, Rossella Valdrè ci accompagna in una rilettura approfondita e a volte spiazzante di alcuni recenti film più o meno famosi, ma tutti significativi per la loro ricchezza interna e per le esperienze che possono produrre in noi.
Cinema e psicoanalisi sembrano fatti l’uno per l’altra e questo libro lo conferma in pieno.
La novità, qui, risiede nell’accostare ed analizzare alcune pellicole contemporanee apparentemente distanti tra loro, che rivelano invece segrete contiguità e che contribuiscono a farci conoscere meglio la condizione umana di questi nostri anni così difficili da descrivere e da intendere.
Il pensiero dell’Autrice va in profondità in modo naturale e aiuta il lettore a proseguire il pensiero dopo l’impatto, non sempre semplice, con film di alta intensità, adatti ad una ulteriore riflessione.

Stefano Bolognini

Il libro rappresenta il seguito ideale del precedente La lingua sognata della realtà. Cinema e psicoanalisi nell’esplorazione della contemporaneità (Antigone, 2013), che raccoglieva recensioni cinematografiche della decade 2001-2011.
Con L’Altro. Diversità contemporanee. Cinema e psicoanalisi nel territorio dell’alterità, l’autrice prosegue e approfondisce il profondo rapporto tra cinema, psicoanalisi e contemporaneità, viaggiando attraverso letteratura, filosofia, arte, tutte le forme di rappresentazione dell’umano.
Una scelta di recensioni degli ultimi quattro anni (finora pubblicate solo on line sul sito della Società Psicoanalitica Italiana, spiweb.it) sono state raccolte in quattro capitoli tematici che esplorano la dimensione contemporanea dell’alterità (o, almeno, alcune di queste) – l’altro da sé è il fil rouge conduttore – secondo differenti angolature e problematiche, attraverso la lente privilegiata della macchina da presa. Rispetto al precedente, minore il numero di recensioni) a favore di un maggiore approfondimento teorico, anche per quello che riguarda il cinema e le sue teorie. Cinema e psicoanalisi, ne è l’assunto di base, sono nati insieme e hanno visto non solo un crescente interesse reciproco, ma una sorta di crescita parallela.
L’alterità è strutturalmente tragica: dimensione necessaria al soggetto per la sua evoluzione, ma portatrice di un’irriducibile ambivalenza, di un doloroso scarto tra il sé e l’altro-da-sé che segnerà sempre una mancanza. Poiché l’uomo è anche sempre permeato dalla Kultur del suo tempo, l’autrice si domanda se e come la contemporaneità, i luoghi del cosiddetto post-moderno, declinino oggi quest’assunto costitutivo della sofferenza umana: sono in corso cambiamenti, e come la psicoanalisi può indagarli anche e al di fuori della stanza d’analisi?
Rappresentante privilegiato, immediato e universale della realtà, la rappresentazione cinematografica, qui sostenuta da una trama psicoanalitica di fondo, può aiutare lo psicoanalista, e non solo, nell’indagare aspetti profondi del nostro rapporto con alterità, con la differenza, nel complesso caleidoscopio contemporaneo. I quattro capitoli, leggibili in qualsiasi ordine, trattano il Male come pulsione espulsa e proiettata nell’Altro; le dolorose percezioni della differenza, del sentirsi oggi dei ‘diversi’ durante l’infanzia e l’adolescenza; l’impatto profondo della “crisi” economica sul soggetto, dopo la caduta del sogno di un mondo altro, per concludersi con una riflessione aperta sulla realtà altra per eccellenza, la virtualità.
Qui la riflessione psicoanalitica è ancora agli albori del suo percorso: si può fare a meno del corpo? L’autrice esplora, con “Her”, quanto il corpo possa evaporare dalla relazione – e dal setting – con tecnologie sempre più raffinate, se questo rappresenti un’opportunità creativa o l’ennesima illusione di un altrove dove non sentire il limite e la caducità della condizione umana. Le conclusioni tornano a riflettere sul cinema in sé attraverso alcuni vertici: oniricità, verità, labilità, un appunto sul cinema post-moderno e la parola ai suoi autori, i registi.
Alla bibliografia classica, seguono alcune brevi schede di film inerenti i temi trattati, non sempre distribuiti in Italia o usciti a ridosso della stesura del testo, di grande interesse e particolarità.