Le famiglie di Edipo

Il tempo del racconto della “traversata” di Edipo si snoda secondo un particolare ritmo (scandito da intervalli, pause e silenzi), rievoca il procedere di un’analisi e gli stadi mentali che il soggetto attraversa; al desiderio di “sapere” si contrappongono le difese e la fuga di fronte alla sofferenza, i meccanismi di scissione, per giungere alla capacità di assumere le responsabilità dei propri impulsi distruttivi. Come il titolo stesso anticipa, lo sguardo dell’Autrice si estende da Edipo ad altri personaggi, luoghi, situazioni presenti nel dramma famigliare, evidenziando le implicazioni transgenerazionali che precedono la nascita di Edipo e segneranno la sua discendenza. Il lavoro dell’Autrice si sviluppa percorrendo due linee di pensiero: una segue la teoria classica dell’Edipo come problema pulsionale, l’altra si sofferma sugli elementi della triangolazione edipica come condizione essenziale per lo sviluppo della mente. A partire da Freud, l’Autrice esamina le teorie sull’Edipo elaborate dagli psicoanalisti postfreudiani: Klein, per la teorizzazione sulla retrodatazione della fase edipica e per l’importanza attribuita alla pulsione epistemofilica, Bion per aver proposto un modello della mente concepito in termini di legami emozionali, d’Amore, Odio e Conoscenza, Winnicott, per l’importanza attribuita alla famiglia-ambiente e la distinzione tra realtà e fantasia come via per la soluzione del complesso edipico, giungendo a Kohut e al “semicerchio della salute mentale”. Interessante il concetto di neotenia introdotto dall’Autrice (mutuato dall’etologia) cui fa eco Hilflosigkeit, termine utilizzato da Freud per definire la condizione strutturale d’incompiutezza e impotenza del bambino al momento della nascita, che comporterà quella dipendenza protratta dalle figure genitoriali necessaria alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo psico-fisico. Riportata all’Edipo questa mancanza originaria “indica la disgiunzione fra la possibilità del desiderio e l’impossibilità di soddisfarlo” (59). Proseguendo nella rivisitazione storica dell’Edipo, De Simone rivede la prima formulazione freudiana, ne amplia i confini, spostando la sua attenzione dal modello energetico-pulsionale al modello relazionale-oggettuale secondo il quale sarebbe presente nel bambino, fin dall’inizio, una tendenza all’alterità e alla ricerca dell’oggetto, o meglio degli oggetti “perché l’Io si trova sempre in relazione con gli oggetti interni e l’oggetto esterno”. (69). “Tendenza della mente alla triangolarità”, “funzione edipica della mente”: questi sono i concetti trattati e approfonditi dall’Autrice, costantemente impegnata nel confronto con i recenti contributi apportati da diversi Autori su questo tema. In particolare, Bion, che più di altri si è spinto su nuovi percorsi dell’Edipo e ha individuato nel mito di Edipo la scelta di un metodo di conoscenza psicoanalitica. Il mito e la psicoanalisi trovano il loro punto d’incontro nella “parola” (mito significa “la parola che dice” scriveva Heiddegger) e questo libro ci rimanda alla parola “trasformativa e “risanatrice” dell’analisi.