“I luoghi del pensiero” di P. Pagani. Recensione di G. Mattana

I luoghi del pensiero – Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo 

di Paolo Pagani

 

I luoghi del pensiero – Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo

Autore: Paolo Pagani

Edizioni: Neri Pozza

Anno: 2019

Recensione di Giorgio Mattana

 

I luoghi del pensiero è un itinerario attraverso l’Europa, con una “deviazione” negli Stati Uniti, alla ricerca delle radici del pensiero moderno, dei suoi più significativi sviluppi e – spera l’Autore – dei suoi lasciti permanenti. Paolo Pagani, filosofo di formazione e giornalista di professione, ha scritto questo ricco e stimolante libro, pieno di riferimenti dotti e di riflessioni, ma anche di dettagli, informazioni inedite e aneddoti sempre altamente evocativi, nella convinzione che i pensieri abbiano un luogo. Nel senso preciso e niente affatto ovvio, non tanto che chi li ha concepiti ed espressi lo ha fatto in un luogo, o in più luoghi, ma che quelle idee non potessero nascere se non lì. Insomma, che vi sia un rapporto organico, per nulla occasionale, fra i pensieri e i luoghi della loro nascita. Luoghi in senso architettonico, urbano o non urbano, estetico e climatico; luoghi “spirituali”: case, strade, piazze, baite, foreste, montagne e pianure, capaci di evocare negli Autori che li hanno abitati i pensieri, le intuizioni, i sentimenti che hanno “cambiato il mondo”. Ossia il modo di vedere la natura, la società, l’uomo; nella convinzione che la cultura, dopo la riapertura weberiana dei giochi fra struttura e sovrastruttura, sia motore di storia tanto quanto l’economia e la politica.

L’Autore non intende semplicemente aggiungere una pagina alla storia del pensiero moderno, una contestualizzazione che ci faccia assistere alla sua genesi, vedendone i rappresentanti muoversi, vivere e lavorare, spesso in condizioni difficili, di isolamento morale e materiale, nei luoghi, città, paesi, quartieri, campagne dove si è svolta la loro esistenza. L’obiettivo del volume non è solo storico-aneddotico, anche se già questo basterebbe a raccomandarne la lettura, ma di proporre una storia delle idee attraverso le persone, le loro esistenze e tribolazioni, più raramente gioie, riflesse dai luoghi che esse hanno abitato, rivisitati con attenzione, passione ed empatia nel corso di anni e anni di pellegrinaggio intellettuale. Assistiamo dunque in controluce, pagina dopo pagina, alla nascita del pensiero critico, antidogmatico e razionale, che ha dato vita alla scienza e a quella che Foucault definirebbe l’episteme moderna. E al tempo stesso alla genesi di un’idea di Europa che si declina nei concetti di tolleranza, cosmopolitismo, dialogo, apertura politica, culturale e religiosa, che oggi più che mai, dopo i totalitarismi novecenteschi, sembra essere messa in discussione, e che oggi più che mai a Pagani preme rivisitare e riproporre. Una “repubblica delle lettere”, certo, un cosmopolitismo per pochi, ma carico di quelle potenzialità che dal Seicento, secolo d’avvio del percorso storico-culturale del libro, ha condotto all’incarnazione di quelle idee nelle menti, nei programmi e nelle costituzioni degli stati del Vecchio Continente.

Dalla Amsterdam dell’amato Spinoza, molatore di lenti integerrimo e pensatore ineguagliabile, osteggiato, calunniato e scomunicato dalla comunità ebraica della sua città, passiamo a La Flèche di Cartesio, padre simbolico del pensiero moderno, assistendo al dialogo a distanza fra i due filosofi attraverso il contrappunto delle stanze, case e quartieri dove hanno abitato. Di qui verso le città, i paesi, i collegi, le scuole e le università dove hanno studiato e riflettuto le altre menti care all’Autore, a partire dai due storici “duellanti” del pensiero moderno, Newton e Leibniz, proseguendo con Darwin, Marx e Wittgenstein, fino a Keynes, Heidegger, Harendt e Mann. Ognuno riflesso nei luoghi della sua esistenza, “consustanziale” a quegli spazi, volumetrie, panorami, atmosfere umane e naturali, rumori e silenzi, che hanno contribuito a evocarne e declinarne le emozioni e il pensiero. Pensiero profondo, evolutivo e nuovo, ma sempre di rottura: l’originalità, la proposta di nuovi paradigmi significa sempre, in un modo o nell’altro, conflitto con la tradizione. Non solo nei pensatori del Seicento, che rompono con l’aristotelismo e la scolastica per fondare il pensiero e la scienza moderna, ma anche nelle personalità delle epoche successive, che si animano e vengono indagate l’una dopo l’altra nei rispettivi ambienti, secondo l’originale taglio “archeologico-culturale” del libro.

Ecco Darwin, “colpevole” di aver inferto all’umanità la seconda “ferita narcisistica”, costringendola ad aprire gli occhi sulla sua origine animale, dopo che Copernico l’aveva scalzata dal centro dell’universo e prima che Freud affermasse che “l’Io non è padrone in casa propria”. Marx, sublime demistificatore e sovversivo, ribaltatore della dialettica hegeliana dello Spirito, nemico della religione, della falsa coscienza e “maestro del sospetto” prima di Nietzsche e Freud. Wittgenstein, pensatore profondo, logico ferreo, asciutto e spigoloso, tormentato dai problemi etici, capace di rinunciare a un’eredità straordinaria; di scrivere all’editore che il suo Tractatus si componeva di due parti, una scritta e una non scritta, e che quella non scritta era di gran lunga la più importante. Tracciati i limiti del dicibile, proposta una teoria del linguaggio che influenzerà tutto il Novecento, dirà che i problemi veri, quelli del senso e del valore, stanno oltre. Ne era ovviamente al corrente Keynes, economista-filosofo anticonformista dal pensiero anticipatore e rivoluzionario, grande amico ed estimatore di Wittgenstein, col quale prosegue il viaggio. La tappa successiva è Heidegger, non certo il piccolo uomo compromesso con il nazismo, ma il pensatore capace di riproporre con forza, nel secolo del disincanto, della filosofia analitica e dell’epistemologia, l’ontologia e il pensiero dell’essere. Insieme a lui la Harendt, che certo ne è stata l’amante, ma che è stata prima di tutto scrittrice, storica e filosofa di altissimo profilo. E infine Mann, ragione del detour americano dell’Autore, unico scrittore della rassegna, esule europeo negli anni del nazismo, intellettuale sopraffino e imprescindibile coscienza critica antitotalitaria. Un libro da leggere, che racconta avventure intellettuali fondamentali, difende il pensiero critico e illustra la forza delle idee.

 

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