Pazienti trattabili e non trattabili. I disturbi di personalità.

Aperto con un ringraziamento ad Otto Kernberg e a Glen O. Gabbard, il volume si snoda in nove capitoli densi di casi clinici e considerazioni teorico-tecniche finalizzate ad illustrare i limiti, le difficoltà e le possibilità di trattamento di tutti i disturbi di personalità, compresi alcuni quadri che non sono presenti nel DSM-IV-TR: il depressivo, l’ipomaniaco, il sadico e l’irritabile-esplosivo. Il testo non si presenta, e non vuole essere, un manuale, un know how book, avendo l’ambizione di proporre un discorso ben più ampio e complesso sulla trattabilità dei soggetti con disturbi di personalità. Ciò che potrà risultare non molto comprensibile ( condivisibile) a più di un lettore, è che Stone prescinde dallo specifico approccio terapeutico, precisando che “con il termine ‘trattamento’ mi riferisco a una psicoterapia basata sulla parola, in qualsiasi forma essa possa declinarsi” (p. 5).

Nel primo capitolo sono descritti i fattori che Stone identifica quali variabili di base relativamente alla possibilità che ha il paziente di trarre un beneficio dalla psicoterapia. Seguono sei capitoli, raggruppati a coppie a loro volta identificate rispetto ai tre livelli di indicazione alla psicoterapia: massimo, intermedio e minimo. Tra i primi sono ad esempio collocati i disturbi che fanno riferimento all’ansia (Cluster C del DSM-IV-TR) e ad alcune sintomatologie limitrofe, come quelle indicate dal lavoro del 1999 di Clarkin, Yeomans e Kernberg in Psicoterapia delle personalità borderline (tr. it.: Raffaello Cortina, 2000). Tra i disturbi con livelli intermedi di indicazione al trattamento sono presenti molte e diverse fisionomie psicopatologiche, riassumibili pragmaticamente in due gruppi: nel primo troviamo soggetti con elevata motivazione al trattamento ma scarse capacità di introspezione, empatia, mentalizzazione ed attitudine psicologica. Nel secondo gruppo sono inseriti i pazienti che – pur in possesso delle qualità sopra accennate – mancano di un sufficiente livello di perseveranza nel trattamento e di motivazione allo stesso. Anche in tale sezione del testo molti sono i riferimenti ad esempi clinici e a casi tratti dalle opere di psicoanalisti e psicoterapeuti che praticano, nella quasi totalità dei casi, trattamenti a lungo termine.

Con molta cura sono illustrati da Stone i fattori che limitano o riducono drasticamente la trattabilità del paziente: tra i primi, l’atteggiamento sospettoso, la mendacia, l’inclinazione a fare uso di sostanze. Il testo si chiude sostanzialmente con gli ultimi due capitoli che precedono la Postfazione, entrambi dedicati ai tratti della personalità più difficili da curare, descritti come tratti al limite della trattabilità e come personalità non trattabili.