Per una psicoanalisi bipersonale

Nulla di affettato, nessuna indulgenza all’intellettualizzazione né alcuna digressione estetizzante. Il dialogo, discreto, sommesso, rapsodico con i filosofi della crisi delle grandi narrazioni, con i compagni di strada dell’avventura freudiana nello scacco al logocentrismo del pensiero occidentale, nasce da un’esigenza profondamente etica e quindi da un bisogno chiaramente personale, non astratto, di ripensare in chiave critica le categorie del nostro sapere, e quindi anche del sapere psicoanalitico. Il richiamo al concetto di campo dei Baranger e agli sviluppi italiani del loro modello è altrettanto fondamentale.
 
L’analista che privilegia un atteggiamento non dogmatico entra nel mondo del paziente “in punta di piedi”, “senza azzardi interpretativi”, “non tanto per restituirgli un mistero svelato, dei codici decifrati, quanto per [orientarsi] verso la realtà più viva sottesa dalle parole scambiate”. Il gioco, la significazione allusiva, il pensare per immagini, “le interrogazioni caute, insature”, il non voler “stupire l’interlocutore con effetti speciali”, la scrittura a due di un testo in cui si lascia spazio alla polifonia delle voci, la rinuncia alla sistematica dislocazione metalettica dell’interpretazione di transfert in favore del semplice commento sono altrettante marche espressive ed emotive che parlano del profondo rispetto per chi chiede che la propria sofferenza sia ascoltata.
 
La realtà che il paziente porta in analisi è una realtà tra virgolette perché rappresenta anche la risignificazione in seduta, in diretta, delle proprie esperienze emotive nella relazione terapeutica, “un adattamento narrativo” indirizzato all’analista (un punto questo che a volte si vorrebbe assunto con ancora maggiore radicalità). Tra le tante cose che sarebbero degne di menzione: la sottolineatura della natura performativa dell’interpretazione; l’attenzione alla corporeità e alla dimensione materiale del setting; l’ipotesi di un livello di funzionamento della mente primordiale, fusionale, sempre presente e fisiologico; la qualità delle illustrazioni cliniche.