Psicoanalisi in trincea. Esperienze, pratica clinica e nuove frontiere in Italia e nel Regno Unito

A cura di Paola Cuniberti, Luigi Caparrotta  (2012)

Milano, Franco Angeli, pp. 349.

Sempre di più oggi la psicoanalisi ha bisogno di ottenere l’approvazione della comunità scientifica. Il terreno di applicazione della psicoanalisi “oltre il divano” diventa terreno di confronto con altri metodi di trattamento nei servizi pubblici di cura europei. La sfida è quella di dimostrare, attraverso la ricerca e la raccolta dei dati, che dopo cento anni la psicoanalisi, anche a setting modificato, ha ancora spazio e sviluppo nel mondo della salute mentale e nella cura delle patologie gravi.

I due curatori, esempio di psicoanalisti in “trincea”, operano nel campo della salute mentale pubblica. Paola Cuniberti, Direttore del Servizio di Psicologia di Asti, analista didatta Junghiana, e Luigi Caparrotta, direttore di un servizio di psicoterapia psicodinamica a Londra nonché membro della Società Britannica di Psicoanalisi, sono sul “campo” della consultazione e dei dipartimenti di psichiatria da molti anni, per dimostrare l’efficacia della nostra scienza come cura al pari di altri metodi e modelli. Sappiamo che in Italia, in alcuni casi, sono venute meno le nostre presenze nelle istituzioni universitarie e della salute pubblica. Il nostro studio privato ci mette al riparo da scomodi confronti, le norme IPA delle tre/quattro sedute settimanali ci inducono a non applicarci in contesti dove diventa necessario modificare il setting, ma non certo il nostro assetto mentale e le altre variabili necessarie perché il trattamento sia almeno definito come “Metodo Psicoanalitico” (A. Ferruta, 2012).

Essere operatori della salute mentale pubblica e psicoanalisti non risulta poi così facile come testimoniano nel libro i curatori, ma anche Riefolo (2012) in una sua recente relazione.

Nel volume c’è un interessante confronto tra i servizi pubblici, in cui viene esercitata l’attività psicoterapeutica ad indirizzo analitico, in Italia e a Londra. Desidero raccomandare alcuni autori in questo volume che, per chi scrive, possono più di altri approfondire il tema del doppio ruolo dello psicoterapeuta orientato analiticamente nel servizio pubblico e dello psicoanalista che esercita nel proprio studio privato.

Marco Monari con la propria esperienza ne fa un sunto paragonabile a quello di altri colleghi (Correale, Riefolo e molti altri), dove il setting istituzionale deve diventare l’aspetto tra i più importanti di chi opera con il nostro assetto mentale.

Bateman ci descrive la pratica clinica nei trattamenti con pazienti Borderline nei servizi di salute mentale del Regno Unito (NHS). Il suo lavoro di ricerca con Fonagy (2006) ha caratterizzato il suo modello teorico e di intervento modificando setting e focus di intervento realizzato attraverso la “mentalizzazione” nel percorso psicoterapeutico del disturbo di personalità.

Caparrotta e Cuniberti descrivono le loro esperienze nella consultazione nel servizio di psicoterapia pubblico a Londra e a Asti, e nella collaborazione con i medici di medicina generale per meglio programmare il successivo progetto terapeutico e riabilitativo.

Invece la dottoressa Yakeley ci presenta alcuni esempi di setting nelle carceri gestite come comunità terapeutiche nel Regno Unito. Interessante la lettura dei movimenti gruppali e istituzionali attorno al trattamento dei pazienti definiti come “offenders”, cioè colpevoli di un’azione illegale. Il recupero di questi giovani e il setting gruppale dei curanti viene descritto attraverso degli esempi di intervento molto chiari. 

Forse sono i due capitoli di Lingiardi, Gazzillo e Genova sull’efficacia delle psicoterapie dinamiche e sulla psicoanalisi che gettano nel lettore una fiducia nei nostri trattamenti, nel loro futuro, nella necessità di sottoporci noi stessi, il nostro lavoro, a un confronto e una ricerca sul follow-up dei trattamenti analiticamente orientati e sui trattamenti psicoanalitici. Gazzillo aveva presentato anche al Centro Milanese (8/11/2012) la ricerca pubblicata e portata avanti dal suo gruppo di ricercatori che si basa sullo studio di 32 psicoanalisi e sui loro esiti. Questi dati vengono confrontati con altri metodi e modelli di trattamenti. Una ricerca lunga, costosa, faticosa di cui l’Università La Sapienza di Roma, docente prof. Lingiardi, si è fatta carico. Una ricerca essenziale per la sopravvivenza futura della psicoanalisi in tutte quelle istituzioni pubbliche (Sanità, Università, Scuola) che l’hanno vista come protagonista dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’80. Ricerche di questo genere mantengono le connessioni tra ricerca e attività clinica (Riva Crugnola) e sottolineo l’importanza di questi rapporti per la sopravvivenza futura della psicoanalisi nei centri pubblici di cura nel mondo. Le due ricerche dimostrano come la psicoanalisi e i suoi “metodi psicoanalitici” abbiano ancora un ruolo primario da sviluppare per la salute dei cittadini. 

Febbraio 2013 

Bibliografia 

Ferruta A. (2012). Comunicazioni al Centro di Psicoanalisi di Pavia.

Riefolo G. (2012). Il processo dissociativo. Letto al Centro di Psicoanalisi Romano.

Riva Crugnola (17 gennaio 2013). Regolazione emotiva bambino/genitore, attaccamento e rischio psicopatologico. Implicazione per la prevenzione e il lavoro clinico. Relazione letta al Centro Milanese di Psicoanalisi.