Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli.

La narrazione è quella della Vegetti che già conosciamo. Lineare, ricca di metafore, di richiami letterari e scientifici, di ipotesi esplicative, di chiarificazioni, di sottolineature delle piccole pieghe dell’animo che rischiano di essere inghiottite dal tutto del dramma che comunque il divorzio è.

Ci muoviamo nell’ambito di una vantata “cultura della separazione” che sembra voler sfidare quell’angoscia primaria che, originaria della nascita, è sempre pronta, in occasioni favorevoli, a riemergere nel percorso che non ha termine mai, se non nella separazione ultima dalla vita. Ecco perché la ricerca oltre che interessare a figli, genitori, educatori, giuristi, psicologi, quanto mai interessa all’analista. All’analista del bambino e dell’adolescente, al terapeuta della coppia e della famiglia e, di certo, riguarda l’analisi di quegli adulti che attivamente o passivamente affrontano o hanno affrontato il problema della separazione quando, vestita dell’abito legale si chiama “divorzio”.
 
Puntuali e interessanti sono i quesiti che via via, nella lettura, lo psicoanalista non può non porsi a proposito del suo tradizionale metodo di indagine teso a puntare lo sguardo sull’inconscio rimosso mentre, in molte delle situazioni di cui stiamo parlando, possiamo imbatterci in zone che, senza memoria, al rimosso non pertengono. Zone che richiedono di essere trovate e ascoltate con strumenti più vicini alla sensibilità estetica che al sapere scientifico. Le pagine, pur sempre cariche d’emozioni, scorrono senza sussulti, ma con accese vibrazioni di linguaggio e di immagini che continuano ad accendere quesiti su un problema a rischio di acquiescenza.