Scritti – di Sergio Bordi

Sergio Bordi (2009)

Milano, Raffaello Cortina Editore, pp. 168, Є 17, 50

Recensione di Giorgio Mattana  

Come osserva Paola Capozzi nell’Introduzione, Sergio Bordi non ha lasciato dietro di sé opere che adeguatamente ne illustrino e conservino il pensiero, e dunque ben venga il presente volume, che ne rappresenta una sintesi aggiornata ed è al tempo stesso un prezioso strumento per orientarsi nel variegato e complesso panorama della psicoanalisi contemporanea.

Il libro offre un’ampia selezione dei seminari tenuti dall’Autore presso il Centro Milanese di Psicoanalisi, accomunati da un denominatore che ne costituisce in certo senso la cifra preminente e distintiva: il raccordo e il continuo e reciproco rimando fra la psicoanalisi e il più vasto contesto sociale e culturale, con particolare riferimento alle discipline limitrofe e al pensiero filosofico. Il volume trabocca di cultura e di riflessioni illuminanti, senza mai perdere il contatto con il lettore non specialista e mantenendo un linguaggio chiaro e accessibile, pur affrontando temi ardui e complessi. Passando dal problema del pluralismo in psicoanalisi alla rappresentazione mentale inconscia, dal rapporto fra realtà psichica, trauma e difese alla distinzione fra psicoanalisi e psicoterapia, dalla ricerca infantile al rapporto fra transfert e intersoggettività, Bordi sviluppa una riflessione approfondita, completa e aggiornata sui fondamenti e l’evoluzione della psicoanalisi nel mutato clima culturale degli ultimi decenni.

Ciò significa per questo autore avventurarsi nel complesso, diversificato e affascinante territorio della “condizione postmoderna”, addentrandosi nelle sue declinazioni relativistiche, costruttivistiche o sociocostruttivistiche, senza perdere la fiducia nella ragione e nel metodo scientifico. Bordi lo fa con grande senso dell’equilibrio, senza patetiche e antistoriche nostalgie positivistiche per un universo di immutabili certezze ormai spazzato via dalla scienza e dalla filosofia contemporanea, ma senza nemmeno indulgere nella compiaciuta esaltazione della dissoluzione di ogni verità e della nichilistica equivalenza di ogni punto di vista. E’ in altri termini la difesa di un realismo critico e consapevole, e di un altrettanto criticamente rivisto ma conservato concetto di verità, che contrassegna le appassionate analisi di questo interessante e utile libro.

Bordi sottolinea, motiva e analizza da diverse angolature il più significativo mutamento verificatosi nella storia della psicoanalisi: la transizione dal paradigma pulsionale delle origini al paradigma relazionale, diversamente declinato dall’indirizzo kleiniano, dagli indipendenti britannici, dalla psicologia del Sé, dalla teoria dell’attaccamento e dalle teorie del campo, dall’orientamento intersoggettivista e da quello relazionale. L’Autore considera tale mutamento di paradigma irreversibile e altamente opportuno, in linea con i contributi di discipline come l’infant research, la psicologia cognitiva e le neuroscienze, nonché con i più recenti sviluppi della riflessione filosofica ed epistemologica.

Tuttavia, pur accogliendo le stimolanti suggestioni dell’ermeneutica e della narratologia, Bordi non abbandona mai l’interesse per il passato storico del paziente e per un concetto di verità, psichica e materiale, che per quanto complesso e problematico non viene mai dissolto nella pluralità e nella confusiva equivalenza delle prospettive e degli interessi epistemici. Tratto distintivo di questo bel libro, oltre alla grande sensibilità interdisciplinare, filosofica e culturale, è dunque una consistente dose di buon senso e di spirito critico, che consente una navigazione sicura all’interno del vasto mare delle teorie e dei modelli psicoanalitici contemporanei.

Giorgio Mattana