Senza paura, senza pietà. Valutazione e trattamento degli adolescenti antisociali.

Alfio Maggiolini (A cura) 2014

Senza paura, senza pietà. Valutazione e trattamento degli adolescenti antisociali.

Raffaello Cortina Editore, pp. 310

Recensione di Cristina Saottini

Nell’approfondire il tema della valutazione e del trattamento dei disturbi antisociali, e ancor di meno nello specifico dell’antisocialità in età evolutiva, raramente si riesce a ritrovare un equilibrio tra profondità concettuale e teorica, ampia documentazione nella letteratura empirica ed indicazioni operative derivanti da anni di esperienza sul campo della prevenzione e del trattamento di questi problemi.
Un equilibrio simile è invece ben ritrovato nel volume “Senza paura, senza pietà” curato da Alfio Maggiolini. Si tratta di un libro che sintetizza più di due decenni di esperienze sul campo dell’equipe di psicoterapeuti che, all’interno dell’Istituto Minotauro, si dedicano all’intervento con ragazzi trasgressivi ed in conflitto con la legge. Alfio Maggiolini, curatore del volume, coordina, infatti, il gruppo di lavoro che da anni si occupa della valutazione e della presa in carico di adolescenti sottoposti a procedimento penale presso i Servizi della giustizia minorile della Lombardia (Istituto penale minorile, Ufficio di servizio sociale per i minorenni e Centro di prima accoglienza).
In questa recensione vorrei sottolineare e porre all’attenzione dei colleghi alcuni punti nodali che emergono dalla lettura di questo testo. Partendo da una presentazione di alcune questioni centrali relative all’inquadramento teorico e clinico di questi ragazzi che agli occhi degli adulti appaiono appunto “senza paura, senza pietà”, il volume accompagna il lettore in un percorso che affronta numerosi aspetti specifici di questo particolare ambito clinico, che possono essere sintetizzati nelle domande che più di frequente compaiono nella mente degli psicologi e degli psicoterapeuti che si occupano di adolescenti trasgressivi e delinquenti.
Quali differenze ci sono tra fisiologica trasgressività adolescenziale, antisocialità come disturbo del comportamento e psicopatia come estrema forma di mancanza di empatia e disinteresse per il benessere altrui? È la prima domanda alla quale il volume cerca di rispondere. Gli adolescenti sono naturalmente trasgressivi e può essere particolarmente difficile distinguere le situazioni in cui la trasgressività e l’aggressività sono al servizio della crescita e dell’acquisizione di un’identità sociale e quelle in cui, all’opposto, sono l’espressione di una tendenza antisociale o l’inizio di una vera e propria carriera delinquenziale. Per i clinici è quindi necessario scendere più in profondità per cercare di capire se e come la dialettica tra “natura” e “cultura” influenzi le manifestazioni trasgressive in adolescenza; che ruolo giochino le differenze di genere e quindi anche i differenti percorsi di acquisizione di un’identità maschile o femminile nella messa in campo di comportamenti di sfida, aggressivi o violenti; come si inserisca in questo discorso il tema dell’empatia, della sintonizzazione affettiva con l’altro e della responsabilità cognitiva ed emotiva di un’azione personale; quali sono le forme diagnosticabili di comportamento antisociale e a che scenari evolutivi si associano queste tipologie di disturbo; ed infine che ruolo abbiano le “colpe dei genitori”, le “cattive compagnie” e la sperimentazione o il consumo abituale di sostanze psicoattive nell’emergere e nel mantenere stabili tali disturbi.

Che prospettiva adottare e che strumenti utilizzare nel valutare un adolescente antisociale? È una seconda questione centrale su cui il volume si concentra. Gli obiettivi di una valutazione, le possibili diagnosi e le aree di indagine vengono approfondite con dovizia di particolari e con il costante riferimento a situazioni pratiche derivanti dal lavoro clinico con questi ragazzi. Al difficile incontro con questi adolescenti è dedicata un’ampia riflessione, specie per quanto riguarda la ricerca del significato del comportamento trasgressivo, ricerca che illumina lo stile di colloquio clinico proposto dagli autori.

Come incontrare la famiglia di questi adolescenti? È una terza domanda imprescindibile per chi si vuole addentrare in questo ambito. Secondo gli autori i colloqui con i genitori di un ragazzo che arriva a mettere in atto comportamenti estremi non hanno solo la funzione di raccogliere informazioni, ma aiutano a dare senso al comportamento trasgressivo nel quadro di una specifica dinamica di ruoli familiari ed eventi evolutivi che hanno caratterizzato il percorso di crescita, dall’infanzia sino all’adolescenza, del figlio; è inoltre opportuno soffermarsi su quelle che possono essere le reazioni dei genitori al comportamento antisociale dei propri figli ed approfondire lo specifico della violenza degli adolescenti in famiglia, quando cioè l’aggressività è agita dal figlio direttamente su uno o entrambi i genitori. I costanti confronti con i modelli di parent training e con l’approccio multisistemico consentono riflessioni anche pratiche ed operative su quelle che sono le best practice attuali in queste circostanze.

L’intervento penale è possibile con questi ragazzi? Ma soprattutto, funziona oppure no? Al di là del pessimismo che albergava fino ad alcuni decenni fa anche in autorevoli esponenti della teoria psicoanalitica e della pratica psicoterapeutica ed oltre a posizioni autoreferenziali e dettate più dal senso comune che non da una posizione scientifica e clinica rispetto a questo tema, gli autori consentono al lettore di seguire un discorso che a partire dai dati delle ricerche empiriche e a seguire attraverso il confronto tra paradigmi di intervento clinico differenti ma integrabili tra loro, tenta di rispondere a queste sfide, e mostra un’ottica con la quale è possibile osservare l’intero lavoro dello psicologo all’interno della Giustizia Minorile ma soprattutto attraverso cui concettualizzare la messa alla prova, uno degli strumenti specifici del Codice italiano di procedura penale particolarmente innovativo, come una vera e propria terapia della responsabilità, che a partire da un comportamento che ha lacerato il rapporto tra soggetto e contesto (il reato commesso) cerca di andare ad intervenire su tale ferita non in un’ottica riparativa o correttiva, bensì trasformativa.

Ed infine: quale psicoterapia per l’adolescente antisociale? È la domanda con cui si chiude il volume. Nel rispondervi, gli autori tracciano quelle che possono essere definite linee guida teoriche e pratiche per la presa in carico di questi adolescenti. A partire da una riflessione critica su quelle che possono essere considerate le difficoltà più comuni nella psicoterapia del comportamento antisociale, da una visione epistemologicamente complessa del cambiamento psicoterapeutico e da una riflessione sui possibili obiettivi specifici dell’intervento con i giovani delinquenti che possono portare a tre differenti livelli di risposta (reazione al comportamento, compensazione di deficit, individuazione dei bisogni di base e progettazione di soluzioni alternative), e dal confronto tra psicoterapia psicoanalitica e terapia multisistemica, il volume si conclude con una presentazione chiara, coerente ed esaustiva della proposta di psicoterapia evolutiva che gli autori ci propongono.
L’intero volume si rifà costantemente ad una prospettiva di psicopatologia evolutiva, più nello specifico di matrice psicoanalitica.
Tale prospettiva per gli autori è fondamentale per interpretare e decodificare l’appello che il comportamento antisociale dell’adolescente rivolge al mondo adulto. È l’individuazione del senso soggettivo e comunicativo di un comportamento, anche del più atroce, e delle sottostanti motivazioni che ci consente di interpretarlo come un modo disfunzionale di cercare di realizzare i propri compiti evolutivi.
La psicoanalisi ha da sempre sottolineato l’importanza della ricerca del senso inconscio del comportamento come premessa indispensabile per l’intervento psicoterapeutico con gli autori di reato. Novelletto (1986) concepiva il comportamento antisociale come espressione diretta dell’inconscio, una manifestazione della fantasia di recupero maturativo, che ne riconosce l’elevato tasso di contenuto simbolico. In questa prospettiva, che è vicina alla concezione di Winnicott (1986) della tendenza antisociale, un comportamento trasgressivo è un’azione simbolica che ha lo scopo di superare un blocco dello sviluppo. È la manifestazione di un aspetto di sé che non riesce a esprimersi in altro modo se non nel gesto. La prospettiva sostenuta da Alfio Maggiolini e dal suo gruppo di lavoro fa tesoro di queste importanti intuizioni e ne propone una rilettura attuale.

Un libro, in sintesi, di ampio respiro, capace di conciliare riflessioni teoriche come ad esempio la differenza tra approcci orientati alla comprensione e approcci orientati al cambiamento nel panorama psicoanalitico, ed indicazioni tecniche e pratiche ad esempio su come valutare l’immaturità o il rischio di recidiva in un’adolescente sottoposto a procedimento penale. Il merito di questo volume è proprio quello di riuscire a conciliare approfondimento teorico e indicazioni cliniche, rigore metodologico e profondità interpretativa, in un ambito difficile e oneroso, che per moltissimo tempo è stato considerato da esperti nel settore come destinato a dare agli operatori soltanto delusioni e amarezze, e che al contrario dopo la lettura di questo libro, appare in tutta la sua complessità ma anche in tutta la sua rilevanza clinica e in tutto il suo intrinseco potenziale di cambiamento.

Maggio 2014