Statuto epistemologico della psicoanalisi e metapsicologia. A cura di F. Conrotto. Recensione di G. Mattana

Agli scritti più generali e metodologici seguono quelli più specificamente metapsicologici, relativi al cuore del sapere psicoanalitico dell’inconscio. La riflessione sulle modalità di acquisizione di tale sapere permette a sua volta un approfondimento delle tematiche epistemiche, avviando una circolarità inedita e feconda. Palombi affronta il problema della scientificità della psicoanalisi da un’angolatura insolita, che, grazie ad una rivisitazione del pensiero di Foucault, consente di affrancarsi dalle strettoie normative neopositivistiche e post-neopositivistiche, individuando uno spazio potenziale che vede nella psicoanalisi l’incarnazione dell’a priori storico delle scienze umane. Garella propone la serendipity, che definisce, avvicinandola al concetto peirciano di abduzione, come sfondo epistemico della psicoanalisi e presupposto della trasformazione degli eventi della stanza d’analisi in fatti clinici, rifiutando la svalutazione neopositivistica del “contesto della scoperta” rispetto a quello della “giustificazione”. Napolitano individua nel “realismo indiretto” lo sfondo filosofico di Freud, e nella “metarappresentazione” il procedimento epistemico che lo sostiene e conduce alla costruzione metapsicologica. Questa è considerata da Contardi il nocciolo duro del pensiero psicoanalitico, la cui fondazione sul concetto di realtà psichica e derivazione da una ragione in contatto con l’immaginazione, ne garantiscono tuttavia il carattere congetturale. Per  Maiocchi “epistemologia è metapsicologia”, in quanto la seconda reinserisce nella scienza il “soggetto”. Fabozzi ne sottolinea la natura letterale e metaforica, dovuta alla mescolanza degli stili “immaginativo-speculativo” e “critico-razionale”. Luchetti muove dalla distinzione fra inconscio rimosso e inconscio intercluso per proporre una “terza topica” fondata sulla dimensione relazionale; Balsamo collega le garanzie di scientificità della metapsicologia al “limite della ignotizzazione”, che evita alla teoria di farsi dottrina cadendo nel delirio della conoscenza assoluta. Conclude Conrotto, che mostra come le linee dei diversi discorsi convergano liberamente verso un’immagine della psicoanalisi quale disciplina sui generis, dotata di uno statuto al tempo stesso scientifico ed ermeneutico; una disciplina che sfugge alle classificazioni consolidate e capace di dar luogo a cortocircuiti inattesi: mentre l’epistemologia discute del controllo empirico in psicoanalisi, la psicoanalisi indaga i presupposti inconsci del sapere scientifico contribuendo all’evoluzione dell’epistemologia.

Giorgio Mattana