In memoria di Anne-Marie Sandler

Con dolore vi comunico la scomparsa di Anne-Marie Sandler, nata Weil, una delle grandi pioniere della Psicoanalisi.

Era nata a Ginevra nel 1925. Nel corso della sua lunga  e straordinaria vita aveva lavorato in Svizzera con Piaget  conducendo per l’Unesco un lavoro di ricerca sullo sviluppo infantile. Divenne analista di bambini nel 1954 con un training presso la Hampstead Clinic e in quella clinica, sviluppando un progetto di Anna Freud, condusse una ricerca straordinaria, ormai divenuta un classico, sui bambini ciechi dalla nascita, sul loro sviluppo psicologico e la loro relazione con la madre. E’ stata presidente della Società Psicoanalitica Britannica, membro onorario della  DPG, già direttore dell’ Anna Freud Institute, già presidente della European   Psychoanalytical Federation  (EFP) e vice presidente dell’International Psychoanalytical Association . Tra  gli altri riconoscimenti ottenuti, è stata,  nel 1998, insignita  del Sigourney Award  Prize .

In collaborazione con il marito Joseph Sandler, ha prodotto un impressionante numero di  scritti creativi che  hanno rivoluzionato una parte significativa del movimento psicoanalitico e hanno attuato, per usare l’espressione di Fonagy, una vera “rivoluzione silenziosa”. Un esempio chiaro è il lavoro su “Three box model” dove riconsiderano il rapporto tra il modello strutturale e quello topografico. Tra gli altri   contributi   vorrei ricordarne   soprattutto uno che trovo di grande utilità :Il libro ”Internal object revisited “, pubblicato in Italiano per la FrancoAngeli, che mostra l’integrazione teorico-clinica tra la teoria pulsionale e la teoria delle relazioni oggettuali e  sottolinea l’importanza cruciale degli stati emotivi nella comprensione del transfert/controtransfert.  Un concetto chiave dei Sandler, che è abbastanza esemplificativo  della loro concezione clinica ,è quello di Role-Responsiveness. Con questo termine descrivono  la risposta dell’analista alla  pressione  esercitata su di lui o lei dall’analizzando al fine di ricreare nel setting  una relazione con l’oggetto identica a quella inconsciamente desiderata  e fantasticata. Oltre all’attenzione fluttuante, l’analista avrà una “reattività fluttuante “. Le reazioni dell’analista, i suoi enactement, forniranno perciò informazioni preziose sulla “relazione oggettuale che soddisfa il desiderio che il paziente sta cercando inconsciamente di attualizzare nel transfert”.

Abbiamo perso una grande clinica, una pensatrice e una ricercatrice  dinamica e moderna .

Anna Nicolò