Notizie dal Segretario Scientifico del 13.5.2020 e Notizie dalla Presidente del 9.5.2020

Notizie dal Segretario Scientifico – Congresso e Webinar
13.5.2020

Care Colleghe e cari Colleghi,

Come Esecutivo Nazionale e come Commissione Scientifica, nei due mesi trascorsi dalla decisione di spostare il Congresso da fine Maggio ai primi di Ottobre – decisione che allora prendemmo a malincuore ma che, visti gli sviluppi, si è in seguito rivelata lungimirante – abbiamo costantemente monitorato la situazione sanitaria e legislativa relativa all’epidemia di COVID-19 per valutare la reale fattibilità del nostro prossimo Congresso Nazionale, non soltanto in ossequio alle disposizioni governative, ma anche in relazione a una serie di altri fattori che rendono la questione piuttosto delicata.

Infatti, anche qualora l’epidemia di Coronavirus si presentasse a Ottobre in una forma più contenuta rispetto a quella che ha messo in ginocchio il Paese in questi drammatici mesi, è ragionevole aspettarsi che in quel periodo il desiderio di ritrovarsi e di confrontarsi incontrerebbe ancora ostacoli di natura sia sanitaria che economica. Al riguardo vale la pena considerare che a Ottobre, per ottemperare alle diposizioni governative sul distanziamento sociale necessario per evitare la trasmissione dell’infezione, la struttura sede del Congresso deve ridurre la capienza della sala per le sessioni plenarie da 550 a 200 persone. In sostanza, anche qualora in quel momento sussistessero le coordinate sanitario-legislative per svolgere il Congresso, questo potrebbe rivelarsi un parziale fallimento sia sul piano scientifico sia economico, per via di uno scarso numero di partecipanti.

Per questi motivi riteniamo necessario spostare ulteriormente il Congresso Nazionale al primo fine settimana di febbraio del prossimo anno, cioè al 4-7 febbraio 2021, in modo da poter guadagnare tempo sia sul piano sanitario sia su quello delle eventuali misure restrittive, nella speranza che all’inizio del prossimo anno la situazione si sia finalmente stabilizzata.

Nelle scorse settimane abbiamo inoltre ricevuto molte sollecitazioni da parte di Soci di tutta Italia circa la necessità di impedire lo sfilacciamento della vita scientifica della SPI e di rivitalizzare il senso di appartenenza alla Società stessa, dal momento che era venuto meno – per ora – un appuntamento fondamentale della vita scientifica nazionale, e cioè il Congresso. Su mandato dell’Esecutivo Nazionale la Commissione Scientifica ha iniziato allora a mettere a punto un progetto basato sull’organizzazione di iniziative online.

La prima di queste iniziative sarà un webinar dedicato a “Quali realtà in psicoanalisi?”, con la partecipazione di Alberto Semi e di Michele Bezoari, che si terrà domenica 14 giugno 2020. A breve riceverete il programma dettagliato di questo evento e tutte le informazioni necessarie per parteciparvi.

Per la seconda parte dell’anno sono in previsione altri eventi online – le cui date vi comunicheremo al più presto – su temi che sono allo studio, oltre a un Convegno dedicato alla Ricerca, già programmato a Milano per il 28 novembre 2020, che potrebbe anch’esso essere riorganizzato online in virtù della situazione sanitaria.

Nella speranza di poter tornare quanto prima a incontrarci di persona per scambiare affetti e pensieri e augurandoci che parteciperete numerosi alle iniziative che stiamo preparando, vi invio un saluto affettuoso,

Il Segretario Scientifico
Massimo Vigna-Taglianti


Notizie dalla Presidente
9.5.2020

Cari colleghi
Mi dispiace di aver tardato molto nello scrivervi e quindi nel darvi  Informazioni importanti sulla vita della Società. Alcune di esse le avete già ricevute dal segretario scientifico e dal tesoriere. Ne aggiungerò altre  per completare un quadro abbastanza complesso.

Viviamo momenti quanto mai difficili nella vita della SPI e molto di più nella nostra vita personale e familiare. Siamo stati costretti al lockdown che ha drasticamente  travolto le nostre giornate e il nostro lavoro. Con dispiacere sappiamo dei molti colleghi associati, ordinari e candidati che si sono ammalati e con dolore  ricordiamo qualcuno che a causa del Covid  ci ha lasciato .

La vita scientifica della società e dei centri è stata prima annullata e adesso si appresta, con celerità, coraggio e in modo infaticabile  ad essere riconvertita.

Tre eventi epocali hanno caratterizzato questo periodo, il primo  è la decisione di quasi il 99% degli analisti italiani di usare l’analisi in remoto. Su questo il dibattito, inaugurato su SPIweb, documenta difficoltà e vantaggi,  accordi e disaccordi.

Un altro evento importante è stata l’esperienza di ascolto psicoanalitico a cui attualmente stanno partecipando quasi 400 colleghi, volontari, ripartiti in 11 regioni italiane. Come abbiamo più volte ribadito,  non si tratta di un lavoro di psicologia dell’emergenza che risponde nell’immediato alla richiesta del paziente. Rispondiamo il più presto possibile, nelle 24 ore successive alla richiesta  che arriva, sia direttamente nei centri dove si è organizzata questa accoglienza  sia attraverso gli psicologi dell’emergenza che costituiscono il primo livello ,deputato a  selezionare le richieste e per accordo con il Ministero della Salute re-inviarle alle società di psicoterapia che si sono offerte. Alla richiesta di aiuto pervenuta attraverso il  Ministero  che in 7 giorni ha raggiunto 30.000 chiamate, hanno risposto le  società di  psicologia e psicoterapia accreditate dallo stesso  Ministero nell’elenco delle società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie. La SPI è stata una delle prime  e ha proposto un modello poi  seguito dalle altre associazioni, costituito  da un  percorso   costituito da 1 a 4  ascolti, gratuito  che non prelude e non può  preludere a psicoterapie e  tantomeno  ha la pretesa di essere  una psicoterapia focale. Si tratta certamente di un’esperienza nuova e inusuale, ma molti di quelli  che la stanno facendo, scoprono  notevole ricchezza e potenzialità.  Si sono rivolte a noi, dall’inizio fino ad oggi, più di 800 persone, due terzi donne e un terzo uomini. Di questi un 30 % circa  erano  anziani, a volte  soli, a volte spaventati,  sempre vivaci e intelligenti con i quali vi è stato un incontro ricco. Alcuni adulti hanno  presentato una recrudescenza di sintomi  superati nel passato.  Altri hanno colto  un’occasione   che mai si erano consentita per chiedere aiuto allo psicoanalista.  Ci sono state anche persone che  hanno manifestato angosce somatizzate,  vissuti persecutori, conflitti di coppia e problematiche  psicopedagogiche.  Molto significativo è stato poi  il colloquio con operatori sanitari alle prese con il terribile virus. Poche sono state le richieste per i bambini o gli adolescenti. Molti gli adulti o i giovani adulti.  Le  richieste di pazienti psichiatrici, purtroppo frequenti, che avevano perso il rapporto con i loro curanti  istituzionali, sono state  ricondotte  ai servizi di riferimento, aiutando il paziente nella ripresa del contatto. A tutte queste persone  si è trattato di fornire   un ascolto attento, presente, ma capace di contenere la tensione emotiva  dell’interlocutore.  Lo psicoanalista  ha dovuto orientarsi rapidamente  rispetto al valutare il funzionamento della persona che chiamava e costruire una possibile alleanza di lavoro, pur mantenendo i confini  necessari. In queste situazioni c’è stato  anche il rischio di sopravvalutare la problematica o anche di sottovalutarla in una persona che può sentirsi impotente  e passiva, senza risorse o soluzioni. Tutto questo lavoro viene discusso in gruppo a più riprese e si rivela ricco, sempre emozionante e talora commovente.

Un’altra iniziativa  ha caratterizzato l’attività della SPI.  In questo periodo  di particolare bisogno anche psicologico, si è messa in evidenza  la necessità  a livello sociale di un adeguato supporto psicologico, attualmente carente, e in parallelo si è slatentizzata la carenza di strutture di aiuto su questo piano e a vari livelli,   sanitario, scolastico, lavorativo. La   nostra  società, in qualità di componente della Consulta Nazionale delle Società Scientifiche in ambito psicologico istituita dal CNOP,  (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) partecipa  insieme  alla direzione dell’Ordine degli Psicologi, ad un lavoro gruppale  che ha numerose finalità .  Uno degli  obiettivi che nel passato il Ministero aveva perseguito e che  nella situazione attuale si ripropone  sarà l’individuazione  di linee guida, di intervento e la messa a punto  di metodologie di valutazione  specifiche in questa situazione  .Un altro obiettivo  proposto dall’ordine degli psicologi  alle società del CNOP  è  la creazione di una banca dati  di “psicoscienze per la pandemia”. Si tratta  della costruzione  di “un vero HUB sperimentale,”  cioè un dispositivo di società scientifiche in rete  al fine di  raccogliere dati e protocolli  utili  da condividere. Un’altra  delle  finalità di tutto questo  lavoro,  come riportato nel documento riassuntivo  redatto dal Presidente dell’Ordine degli Psicologi, “è stimolare le Autorità governative e statali  ad effettuare una riorganizzazione mirata della prevenzione, promozione delle risorse, consulenza, sostegno, e cura, a livello individuale, organizzativo e collettivo, in riferimento all’ambito sanitario, sociale e del lavoro”. Uno degli scopi di questo meeting diventa  perciò il rafforzamento  dei servizi psicologici nella Sanità, nella Scuola, nei servizi sociali e del welfare, nel mondo del lavoro, ”  con uno sguardo  anche verso le fasce fragili della popolazione, permettendo l’accesso  alle prestazioni psicologiche  e psicoterapiche presso i liberi professionisti.”

Stiamo naturalmente  parlando  degli albori di un lavoro in equipe che rappresenta una vera novità per tutte le società di psicoterapia che vi partecipano oltre  che promettere di essere  un fortissimo stimolo  all’incremento  della presenza degli psicoterapeuti  e degli psicologi a vari livelli nella società e nelle Istituzioni. Certamente  la sfida è quella di poter trovare un minimo comune denominatore  tra diverse appartenenze e differenti metodi e approcci di lavoro, senza  snaturare la nostra identità. C’è anche il rischio di farsi usare all’interno di questi progetti politici da altri, ma restarne fuori potrebbe essere molto pericoloso per gli psicoanalisti.

La gravità dell’epidemia ha messo in grande risalto, non solo la carenza della nostra sanità, ma anche quella delle strutture istituzionali di aiuto psicologico , oltre che l’elevatissimo bisogno  di lavoro sulla salute mentale  e sul disagio psicopatologico  che la nostra società ha..

Tutto ciò  ci pone dei quesiti come Società Psicoanalitica Italiana.

Nel settembre  dell’anno in cui questo esecutivo è stato eletto, grazie all’accortezza di alcuni di noi e alla segnalazione di alcuni colleghi tra cui  Alberto Semi, abbiamo cominciato una vera corsa ad ostacoli che ci ha portato ad una modifica statutaria importante  grazie alla quale  la SPI si è accreditata come società scientifica. Questo evento è stato uno dei punti di partenza di un lavoro  che  era uno degli obiettivi del nostro programma elettorale  e cioè   il dialogo con le istituzioni e la ripresa della vocazione sociale della Psicoanalisi. Ci sono state numerose tappe intermedie di questo cammino dall’istituzione rinnovata  di una commissione di “Psicoanalisi e istituzioni“, fino all’organizzazione di  un convegno con importanti forze politiche  “L’efficacia della psicoterapia nei contesti di cura “ ed ora  può continuare  con le collaborazioni  e l’impegno di cui sopra ho accennato.

A mio avviso tutto questo rappresenta  una svolta  di non poca rilevanza se continua ad essere perseguita, non solo da questo esecutivo ma soprattutto da chi ci succederà.

Anzitutto  questa direzione, se si potesse realizzare, garantirebbe   la presenza e la protezione degli psicoanalisti in ambito pubblico, potrebbe  aprire nuovi spazi sia istituzionali che  di accordo con le strutture private . E questo sarebbe in linea con il funzionamento  ormai avviato dei “centri di consultazione e terapie psicoanalitiche” già esistenti.

Allo stesso tempo rappresenta l’uscita dallo “splendido isolamento “ di una psicoanalisi che ormai per esistere, deve sapere  dialogare con l’Altro da sé.

Naturalmente un tale sviluppo necessiterebbe di un confronto assembleare vasto.

Alcuni mesi fa molto prima del Covid mi capitò di incontrare un collega a cui avevo chiesto  una collaborazione in ambito istituzionale; dopo un primo periodo di lavoro  che era stato per lui abbastanza gratificante, il collega, dopo averci pensato molto, dissipando tempo utile, declinò l’invito dicendo che il suo interesse era piuttosto per le questioni  della Psicoanalisi. Cosa esattamente intendesse dire  con quella frase, è rimasto per me un mistero, discutibile.

Oggi a distanza di molti mesi  sono  stupita e festeggio la presenza di quasi 400 colleghi disponibili a lavorare volontariamente in una attività che non è una classica consultazione psicoanalitica.  A mio avviso questo “ ascolto”, volontario, rapido, variabile ,della psicoanalisi conserva e mantiene l’anima più pura, rideclinandola in un setting adatto al bisogno del paziente. Può essere uno stimolo potentissimo verso la nostra crescita, sensibilizzandoci ai dolori della gente comune, che ci telefona  a volte  in un momento di disperazione, ignara di chi ci sia dall’altro lato del telefono, delle regole del nostro setting, del nostro metodo, inconsapevole degli obiettivi che vuole raggiungere, confusa sui suoi stessi bisogni.

Qual è l’anima della psicoanalisi?  Qual è la sua vocazione? Se l’approfondimento scientifico è contrapposto all’attenzione al  sociale, come farà la psicoanalisi a sopravvivere a se stessa?

Dobbiamo chiuderci in noi stessi perché  l’unica realtà che ci interessa , l’unica conoscibile  è quella interna? E’ questa la via maestra dentro cui dobbiamo rimanere , sordi alle sollecitazioni di una scienza che vuole dati di ricerca evidence based  o di un mondo  che entra in angoscia per l’epidemia? oppure invece possiamo coniugare la nostra vocazione con un impegno sociale e farci trasformare dall’Altro? La storia della Psicoanalisi si è costruita grazie al suo rapporto con i traumi e  grazie alla capacità dei nostri maestri di non chiudersi di fronte alla realtà. Permettetemi di ricordare solo un esempio, che si può avvicinare al nostro tempo.

La seconda guerra mondiale ebbe un peso rilevante nella psicoanalisi. In quegli anni Winnicott era consulente per strutture governative che dovevano organizzare ospitalità per bambini difficili e negli stessi anni Anna Freud fondava l’Hampstead  War Nurseries, una casa per più di 100 bambini le cui famiglie erano state distrutte o drammaticamente ferite dalla guerra. Inevitabilmente l’effetto dei traumi prodotti dalla guerra influenzava i modelli di lavoro degli psicoanalisti generando un acceso dibattito su quanto e quale fosse il peso delle perdite  e delle separazioni nello sviluppo psicologico della personalità.

Il lavoro di Winnicott all’epoca ebbe  importantissimi effetti sociali  e la relazione che fece con Britton sulla cura dei bambini separati dai loro genitori e il  suo lavoro con gli operatori impegnati in questi casi ,come ci ricorda Clare Winnicott, permise nel 1948 la produzione di un importante documento inglese il “Children Act” ,una legge del Parlamento che istituì il servizio di assistenza all’infanzia in Gran Bretagna.

Questo a testimonianza della vocazione sociale della psicoanalisi.

In bocca al lupo a tutti e auguri di buona salute

La Presidente
Anna Nicolò