Risultati votazioni agli emendamenti per l’accreditamento della SPI al Ministero della Salute

Cari colleghi,

Alle 23:01:13  del 30/10/2017 si sono concluse le votazioni sugli emendamenti che l’esecutivo aveva proposto, al fine di presentare domanda per l’accreditamento all’Istituto Superiore di Sanità, come da decreto Gelli del 2 agosto scorso. Quando Gabriella Giustino, Paola Molina e io, collegate in Skype, abbiamo visto i risultati finali, abbiamo festeggiato il successo raggiunto. Contro un numero totale di 944 aventi diritto di voto di cui 909 abilitati al voto elettronico e 35 legittimati al voto cartaceo, i votanti sono stati all’incirca 642, con piccole variazioni per ogni scheda. Non hanno votato 302 soci. Abbiamo quindi raggiunto un’affluenza totale dei partecipanti pari al 68%, per la prima scheda. Nelle successive ci sono state poche variazioni, non significative. Il 98% dei votanti è stato favorevole agli emendamenti.

Voglio ringraziare in particolar modo il nostro segretario generale della SPI Gabriella Giustino e la segretaria di Milano Paola Molina per l’impegno e l’entusiasmo che hanno profuso in questa attività, diffondendo la notizia tra i soci, studiando accuratamente il documento, assemblando le varie parti del curriculum della SPI. Quest’ultimo è stato redatto (ognuno per la sua parte) da Fabio Castriota, Rita Corsa, Gabriella Giustino, Paola Marion, Giorgio Mattana e Fabrizio Rocchetto .

Io ho partecipato attivamente fin dall’inizio per dare il via al progetto, seguendolo quindi in ogni  passo, rivedendo la stesura finale del documento per renderlo di agile lettura, omogeneo e adatto al bisogno specifico e infine coordinando le varie parti del lavoro.

Tutti sappiamo che, finita questa prima fase , per ottenere l’accreditamento, dovremo essere valutati e giudicati idonei, anche nel confronto con altre associazioni scientifiche  che stanno seguendo il nostro stesso iter. Il processo perciò non è finito.

Tuttavia, a mio avviso, si sono evidenziati importanti cambiamenti.

Voglio ringraziare fortemente i soci che hanno partecipato alle votazioni ed espresso un giudizio favorevole.

Una partecipazione tanto numerosa, il 68%  è densa di significati. Anzitutto delimita e rimette in discussione il senso della cosiddetta marginalizzazione dei soci. I soci partecipano se ci sono progetti che essi sentono significativi. Penso che gli esecutivi di tutti i centri dovrebbero  riflettere su questo punto e orientare opportunamente la loro attività scientifica e le riunioni.

Questa votazione mostra l’interesse di quasi tutti gli psicoanalisti per una presenza  maggiore e più qualificata della Società Psicoanalitica Italiana nelle istituzioni pubbliche e sanitarie.

Testimonia la nostra capacità di essere uniti e fronteggiare le necessità, anche se ci sono problemi che non toccano direttamente il singolo.

Delinea una nuova identità dello psicoanalista, non più l’immagine di un clinico disponibile solo all’interno del suo studio o di un teorico che pensa e ripensa in modo raffinato e talora autoreferenziale. Si profila l’identità di uno psicoanalista che si impegna in differenti declinazioni della sua disciplina, che pensa ad una psicoanalisi aperta in vari contesti, che affronta una grande varietà di pazienti, che necessitano ovviamente di uno   strumento di cura flessibile e coerente, ma che si adatti ai loro bisogni.

L’identità dello psicoanalista, la nostra identità è frutto della lenta e continua costruzione iniziata nel training, nella nostra analisi personale, nei nostri centri di appartenenza, a contatto con i nostri colleghi e i nostri pazienti, una costruzione mai terminata e mai terminabile.

Essa è anche frutto della nostra reciproca interazione con la cultura e la società che ci circonda e ci permea momento dopo momento.

Abbiamo molto da dire sulla cura della mente, e questo non solo nei nostri studi o nelle dimensioni duali del nostro rapporto con il paziente. Abbiamo il dovere e il diritto di offrire la nostra competenza a livello sociale, culturale e sanitario. Se questo non si verificherà, sarà una perdita, non solo per noi, ma anche per la società che avrà perduto una grande ricchezza costruita in decenni e decenni di lavoro, studio e passione per la ricerca.

Mi auguro che la nostra domanda abbia buon esito.

Buon lavoro
Il Presidente
Anna Nicolò