Alle origini dell’esperienza psichica

Dove va la SPI?

Intervista a cura di Stefania Nicasi 
Risponde il Vice Presidente della SPI, Cono Aldo Barnà

Come è nata la SPI?

Mi emoziona sempre la storia della fondazione della SPI, nei primi decenni del secolo scorso, ad opera di intellettuali visionari, già presi dal difficile verbo freudiano che giungeva da oltralpe.

Levi Bianchini a Teramo, Edoardo Weiss a Trieste, Cesare Musatti a Milano, Servadio e Perrotti a Roma, la Principessa Tomasi di Lampedusa a Palermo, con la loro fede nella nuova disciplina e la loro tenacia, hanno saputo impiantare una fondazione prolifica nonostante le differenze e le divisioni personali e geografiche.

Dall’epoca della sua fondazione la SPI ha superato, più volte, prove difficili, attacchi e persecuzioni, cambiamenti epocali ed è sempre cresciuta nel numero e nella considerazione scientifica e culturale nel nostro paese e all’estero.

Ancora negli anni settanta, allorché intraprendevo la mia analisi personale, c’erano in tutto il paese un centinaio di psicoanalisti aderenti alla SPI; oggi la nostra Società conta circa mille soci ed è presente in quasi tutto il territorio nazionale.

Il nostro archivio storico, recentemente riorganizzato e digitalizzato, contiene ben quarantamila documenti ed è stato considerato dalla Sovraintendenza dei Beni Culturali del Lazio: “bene di interesse storico culturale”.

Che contributo può dare la psicoanalisi in Italia per la comprensione e la cura delle nuove forma di patologia mentale?

Un contributo rilevante che vada al di là dell’influenza che essa ha già avuto nella cultura del nostro paese e sulla competenza di tanti operatori dell’ambito socio-sanitario ed educativo.

In questo dovremo mostrarci capaci di prestare la nostra formazione non soltanto nell’ambito proprio nel quale si svolge da sempre, ma anche in tutti i luoghi e le articolazioni dove il nostro assetto affettivo e di metodo può aiutare ad affinare la sensibilità e la comprensione delle determinanti dinamiche primarie che intervengono nelle nuove forme di sofferenza mentale e di alienazione.

Comprendere tali determinanti significa poter incidere su di esse a livello sociale e terapeutico. Nei luoghi dove si compie la formazione dell’individuo e la sua realizzazione personale e sociale: Le famiglie, la scuola, il lavoro, lo svago.

Non soltanto deve crescere la nostra competenza specifica ma anche la nostra testimonianza all’interno della complessità delle trasformazioni socio-culturali.

Dove va la SPI?

E’ una previsione difficile da fare a causa degli elementi critici presenti nella nostra stessa organizzazione e nel mondo circostante.

La crescita geometrica dei decenni passati, che ci ha dato forza, fiducia e visibilità, è essa stessa non soltanto difficile da mantenere, ma è anche un elemento ambiguo da interpretare. Corrisponde al modo migliore per mantenere in buona salute la nostra disciplina o è, essa stessa, un elemento di crisi potenziale dei soci e del mantenimento della nostra specificità?

Si tratta di una sfida scientifica e pratica da cogliere e da gestire con lucidità e lungimiranza, cercando la giusta sintesi tra tendenze e linee diverse al nostro interno.

Il nostro Esecutivo è consapevolmente impegnato a proporre occasioni e modi per portare avanti tale sfida e ci aspettiamo che il prossimo congresso, alla preparazione del quale stiamo lavorando da tempo, ci fornisca orientamenti utili per proseguire al meglio nell’interpretazione più corretta dello sviluppo e della ricerca che la psicoanalisi può operare nel nostro futuro prossimo.

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