Enzo Morpurgo

…voluta da Valeria Egidi Morpurgo, organizzata nell’ambito delle attività dalla SPI  e del Centro  Milanese di Psicoanalisi “Cesare Musatti”. Ne è uscito un ritratto ricco,  che mostra le molte  sfaccettature di un uomo acuto, curioso, attento alla neurologia, alla  psicoanalisi, alla filosofia, alla politica con annesso impegno  sociale, all’arte, anche all’arte culinaria, alla narrazione, a un  collezionismo sano di oggetti belli o profumati come le pipe, amante  della vela, dei gatti, interessato al tempo, alla musica e forse più  di ogni altro campo al dialogo. Un uomo in cui la cultura e la curiosità  intellettuale sono state impregnate dall’interesse umano per l’altro da sé  e volte alla comprensione delle condizioni di disagio, malessere,  malattia: “Conoscenza e dolore”, come recita il titolo di un suo saggio.

Hanno partecipato nella mattinata, moderata dal sociologo Alberto Martinelli, professore emerito della Statale di Milano e amico personale di Enzo,  la nota scrittrice e storica della psicoanalisi Silvia Vegetti Finzi, che ha tratteggiato con la consueta nitidezza i punti principali dell’interesse critico di Enzo per la filosofia e la psicoanalisi, e alcuni soci SPI, a partire da Giuseppe Pellizzari, che ha richiamato il tema della psicoanalisi del sociale e la sua opportuna e anzi necessaria riattualizzazione e da Anna Ferruta.Quest’ultima ha segnalato il potenziale conoscitivo e etico di un tema teorico caro a Morpurgo che è la contrapposizione tra “dialogo analitico” e “dialogo mondano” nella interazione umana media e nel lavoro dello psicoanalista e l’ha corredato con un  ricordo personale di Enzo come analista.
Valeria Egidi Morpurgo ha parlato dell’umorismo intessuto di malinconia e dell’afflato etico, dell’etica ebraica, nei testi di Enzo.

Nel pomeriggio sono intervenuti Giuseppe Martini che ha approfondito le tematiche epistemologiche del pensiero di Morpurgo collegandole alle correnti principale dell’ermeneutica contemporanea, e  Fausto Petrella che ha ripreso i punti principali della produzione teorica di Morpurgo, segnalando aspetti convergenti di impegno culturale e psicoanalitico e ha approfondito il tema della narrazione in psicoanalisi.
Alberto Schön ha concluso commentando alcuni racconti di Morpurgo, dove si intravede la sua vocazione allo scavare all’interno di sé, affrontare la sofferenza, insomma a diventare analista, senza mai dimenticare il sorriso nato dalla distanza autoironica.
Giuseppe Di Chiara come moderatore ha sottolineato i punti più importanti del pensiero teorico di Morpurgo.

In filmato era presente Moni Ovadia che ha letto da par suo diversi epigrammi di Enzo Morpurgo. Nella giornata sono stati commentati i principali lavori di Enzo, pubblicati da Franco Angeli, tra i quali, citando solo come esempio, “Tra tempo e parola”, “I territori della psicoterapia” e l’ultimo: “Chi racconta a chi?”1998. E alcuni dei volumi collettivi cui Enzo ha partecipato “La solitudine” (curato con Valeria Egidi Morpurgo) e “Elogio della psicoanalisi”, il volume degli scritti in suo onore.
Ci pare che si sia approfondito un buon numero di argomenti, e che questo si avvenuto in un clima affettuoso e grato per i doni che Enzo ha lasciato a molti.

Vari interventi dalla platea hanno ricordato aneddoti e momenti di lavoro clinico e formativo a partire dall’esperienza negli Anni Settanta del Consultorio Popolare di Niguarda, consultorio gratuito per consultazioni e psicoterapia per le classi sociali disagiate, e hanno fatto rivivere l’instancabile attività di Enzo come formatore critico di psicoterapeuti, svolta soprattutto con il Primo colloquio simulato,  aperto a tutti, che si teneva alla Società Umanitaria di Milano, gloriosa istituzione culturale che ospitava negli anni Ottanta l’attività del gruppo fondato da Morpurgo, l’associazione Psicoterapia Critica. E’stata anche ricordata l’attività culturale del gruppo, cui hanno partecipato i più noti psicoanalisti italiani, tradotta in seminari e soprattutto in congressi che ebbero un grande successo di pubblico, perché coglievano tematiche innovative e originali, da Psicoanalisi e classi sociali del 1977, a Psicoanalisi tra scienza e filosofia del 1981, Psicoanalisi e letteratura del 1985, La solitudine, 1992.

Ai libri che sono stati tratti da questa attività (quali curati da allievi di Enzo e quali da Enzo con Valeria) hanno partecipato tanti colleghi della SPI (citiamo in ordine sparso e in modo incompleto) Corrao, Gaburri, Ambrosiano, Ferruta, Lucio Sarno, Curi Novelli, Petrella, Schön.
Enzo Morpurgo ha condensato riflessioni un po’ vertiginose come per esempio: “Essere in ascolto della sofferenza dell’altro, portatore del bisogno di mettere il male nell’altro.” Questo si collega all’esigenza di apparire diverso da quello che si è. Analogamente riteneva che il nostro lavoro sia mosso dal desiderio di cogliere il desiderio dell’altro di essere colto.

E poi ha composto epigrammi memorabili:

La psicoanalisi: il seno di poi.

La vita è un incessante trompe-deuil (inganna-lutti)

Pensan gli scienziati seri
nella stanza dei Modelli:
“Oh, quanto sono veri!”
E invece sono belli! (anni ’50, pensate)

Genitori col cipiglio.
Non mi vedevo figlio,
erano vecchi e strambi.
Ora somiglio a entrambi.

L’intellettuale snob
per dire “come se”
pronuncia “als ob”.

L’ottimista.
E’ stato condannato
per apologia di Creato.

Valeria Egidi Morpurgo e Alberto Schön

13 gennaio 2013